Hit the Beat – Controcultura in movimento a Modena.
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Hit the Beat – Controcultura in movimento a Modena.

Hit the Beat è un progetto controculturale e giovanile nato e cresciuto dall’idea di voler dare spazio di esibizione a una cultura hip hop emergente sul suolo modenese.

Volendo fare una narrazione di come il progetto si è nel tempo evoluto, possiamo individuarne le radici nelle prime serate rap all’interno dell’occupazione Ex Deposito Carcerario Autogestito 51, bacino di incontro di diverse realtà giovanili che ha contribuito ad avvalorare dei momenti che via via si sono sempre più riempiti di contenuti. Così una semplice rima è diventata un modo per parlare di antifascismo e antirazzismo, un mezzo di analisi in grado di poter spiegare cosa significa, di questi tempi, essere giovane.

Hit the Beat si inserisce dunque come progetto controculturale in un contesto in cui giovane è sinonimo di precario, dove niente è in grado di assicurarti un futuro. Costretti a vivere nel presente, giorno per giorno, si cerca un modo per sfuggire dalla realtà e allo stesso tempo raccontarla, in rima. Hit the Beat si è sviluppato al punto da diventare pratica di autogestione e riappropriazione: in  una città che non è in grado di offrire luoghi di incontro e divertimento accessibili a tutti, Hit the Beat si manifesta nei parchi e nelle strade portando a chiunque il suo sound, riprendendosi così una libertà di espressione che non ha nulla a che vedere con le logiche del profitto dello spettacolo.

In questi contesto espressivo, dopo numerose prove autogestionarie al Laboratorio S.Co.S.S.A, Hit the Beat sperimenta l’occupazione di un parco. Dopo anni di impossibilità di costruire feste autogestite e momenti di socialità al parco Amendola la collaborazione a più livelli di chi ha da sempre alimentato il percorso Hit the Beat si è trasformata in una festa partecipata che è andata oltre la richiesta di permessi. Non si tratta di un capriccio, piuttosto di una presa di posizione nei confronti di politiche giovanili che aprono le porte all’esclusione e atomizzazione sociale di tutti gli strati della popolazione. Così chi è colpito dalla precarietà non è in grado di affinare strumenti organizzativi collettivi, non è in grado di “alzare la testa”.

Pensiamo che la crescente difficoltà di vedersi concessi spazi, anche all’aperto, si inserisca in questo contesto. Inibire la possibilità di ritrovarsi in luoghi dove nessuno guadagna nulla, invece concedere a locali più o meno costosi (e sempre privati) di avere il monopolio del divertimento a Modena. Ecco la necessità, Hit the Beat è stata la risposta.

Uno strumento dunque, agito da ragazzi e ragazze e che vuole denunciare pubblicamente non solo la scarsa qualità del divertimento a Modena, ma anche l’esclusione sociale di cui si è vittime nella vita di tutti i giorni, ovvero dove ci impongono di dividerci, facendoci odiare fra giovani e ultimi di questa società. Anche attraverso questo percorso costruiremo la possibilità di nuove resistenze alla precarietà che ci impongono come normalità. Pretendiamo altro, ce ne appropriamo senza nessun bisogno di avere il permesso.

Non è quindi un caso se all’interno del programma del controfestival della filosofia “OccupArte” un’intera giornata è stata dedicata completamente al progetto Hit the Beat. Il titolo dato alle tre giornate è sufficientemente esplicativo: un richiamo all’arte della riappropriazione degli spazi di espressione e di lotta. Sono infatti state giornate ricche di dibattiti e iniziative sull’importanza del ridare nuova vita a luoghi abbandonati o non vissuti con progetti politici e culturali in grado di ricompattare un tessuto sociale profondamente disgregato e, chiaramente, di riqualificare gli innumerevoli spazi vuoti che anche la nostra città vanta.

Da OccupArte abbiamo avuto notevoli riscontri: l’esperienza narrata dalle compagne di Pisa ci insegna che laddove la violenza si fa istituzionale solo la forza e la solidarietà tra chi ne è colpito apre la strada a concrete forme di riscatto, quale l’occupazione della Mala Servanen Jin che oggi è casa e spazio di aggregazione di donne che combattono; il festival Hit the Beat ha invece a suo modo fatto emergere ancora di più la necessità giovanile di prendere protagonismo in una città-fantasma, in cui la valorizzazione dei giovani è pari a zero.

La domanda, a questo punto, sorge quasi spontanea: adesso che il freddo è arrivato, dove si farà il prossimo Hit the Beat?
Al prossimo evento!
Collettivo Guernica

20 Settembre 2017

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