Modena: la Capitale “smart” degli sfratti.
Voci della città

Modena: la Capitale “smart” degli sfratti.

La città di Modena è stata ultimamente insignita della medaglia al “merito” in quanto a sfratti esecutivi. Sviscerando i dati recentemente pubblicati dalla rete ‘Solo Affiti’ si evince come ogni 170 residenti ci sia una pendenza iscritta a ruolo, dunque, tenendo presente che nel nostro Comune abitano e risiedono circa 180.000 persone possiamo abbozzare il dato indicativo di mille sfratti esecutivi compiuti nel solo anno 2016.

Comparando questo dato con il numero di edifici vuoti, invenduti o sfitti, recentemente attestatosi intorno a 17.000 (tra comune e provincia), possiamo tentare di estrapolare una prima riflessione: abbiamo un patrimonio immobiliare inutilizzato teoricamente sufficiente ad arginare in maniera significativa l’emergenza abitativa in città e la richiesta di case in cui vivere (senza dover costruire nuove abitazioni).

Giustamente, il numero recentemente riportato degli edifici vuoti in città suscita qualche dubbio, in quanto, in realtà, rappresentativo di un calderone pieno zeppo di contraddizioni, dal privato che vuole tenere vuoto un appartamento in attesa di tempi migliori (Partito Democratico e MdP-Art.1 sono molto chiari su questo “La proprietà privata è intoccabile e l’esproprio proletario è molto più complicato dei tempi andati!”, dall’edificio in condizioni strutturali non idonee ad ospitare persone all’interno, fino ad arrivare alla critica, senz’altro legittima, di quanto quel dato sia assolutamente empirico, basato cioè su un calcolo approssimativo.

Ciò che rimane interessante tuttavia, a nostro avviso, come metro di valutazione, è la ricerca di quegli edifici che hanno e  rappresentano tuttora cicatrici vive e aperte nel nostro territorio, quali ad esempio i palazzi in via Repubblica di Montefiorino di proprietà di un fondo immobiliare denominato ‘Scoiattolo’ e legato alla BNP Paribas, completamente vuoti e, a detta dei residenti di zone limitrofe,  “tenuti in perfette condizioni, abitabili e spaziosi”. Snoccioliamo nuovamente e rapidamente alcuni numeri, parliamo di circa 160 appartamenti vuoti per un valore complessivo di circa 20 venti milioni di euro.

Il primato della città in quanto ingiunzioni è frutto certamente dell’impoverimento e della precarizzazione costante di quella fascia di popolazione che fino a poco tempo fa poteva ambire alla definizione di “ceto medio”. Una “trasformazione” questa, che letta assieme a quanto riportato sopra coinvolge anche il mercato immobiliare e affittuario della città’. Ma andiamo con ordine: dal momento dell’inizio della morosità  allo sfratto esecutivo passa in media un’anno durante il quale raramente il nucleo sotto sfratto trova sistemazione sul mercato. Dal momento dell’esecuzione effettiva la famiglia smette di accumulare punti per le graduatorie e l’ingresso in casa popolare. A questo punto, nel caso di attivazione del servizio sociale, si entra nei cosiddetti percorsi di “emergenza”.

Uno degli esempi principali è il residence universitario di Via delle Costellazioni (utilizzato anche come luogo di prima accoglienza per richiedenti asilo e emergenza freddo) dove famiglie sfrattate soggiornano anche per diversi anni nell’attesa di una differente situazione economica che permetta loro una sistemazione differente. Nel frattempo il costo di questa “emergenza” per le casse comunali si attesta intorno ai 400 euro mensili – parliamo di monolocali di 20 mq a nucleo famigliare! Così, sull’onda “dell’emergenza” cresce il numero di residence  e appartamenti dedicati a progetti di co-housing, alcuni dei quali anche costituiti all’interno del patrimonio dell’Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) inutilizzato che viene così reimmesso a valore con un’altra funzione. E’ il caso degli appartamenti di via Martinelli che “pur essendo ERP, da anni non venivano assegnati sia per le ridotte metrature sia per la condizione impiantistica e strutturale” (tavolo Welfare Comune di Modena 2017).

Essendo l’accumulo di punti per la graduatoria Erp dipendente dal tempo trascorso sotto un normale contratto di locazione, la permanenza negli spazi di emergenza abitativa non porta alla prospettiva di un ingresso in casa popolare.

Lo sfratto diventa così un ulteriore filtro per l’accesso e l’utilizzo degli alloggi popolari e quindi di canoni che si discostano da quelli del mercato immobiliare. E’ l’altra faccia della medaglia che, assieme a quella del vuoto e dell’invendibile, regola il mercato cittadino nella direzione di una maggiore appetibilità per i grossi investimenti speculativi a scapito del reddito di quanti vivono la città.

Insomma, nella città smart, anche chi vive il problema del basso reddito può entrare a fare parte delle fasce fragile della società. Quelle che vanno normalizzate, immesse nel ciclo di produzione ‘a basso costo’, relegandole ad un mera funzione di scambio ( se lavori sottopagato avrai un buco/casa di 30 mq), scambio che produce ricchezza per chi gestisce i flussi riproduttivi.

E l’essere umano diventa merce..

20 Ottobre 2017

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