Sgomberi nell’antica via dei Catecumeni.
Voci dalla città

Sgomberi nell’antica via dei Catecumeni.

 

L’altra mattina, a titoli cubitali, abbiamo potuto leggere degli sgomberi, prima anticipati poi avvenuti, in via dei Tintori.
“Casa della droga”, luogo di degrado per spacciatori, ladri, delinquenti e sbandati, queste le parole più ricorrenti tra Resto del Carlino e Gazzetta di Modena, lunghi giochi semantici per arrivare ad affermare come quella sgomberata fosse una “casa della droga”.

In realtà, all’interno dello stabile, sono stati ritrovati vari oggetti tipici delle ‘sale per drogati’: materassi, indumenti, scatole di scarpe, cartine (notoriamente usate solo per fumare droga). Di droga, comunque, nessun ritrovamento, una bottiglia con un foro e della stagnola bruciacchiata le uniche tracce lasciate chissà quando e chissà da chi (Totaro, supponiamo, non abbia rilevato il Dna in maniera così precisa da attribuire il tutto ai ragazzi trovati all’interno).

Ma andiamo con ordine. Questa domenica la Gazzetta di Modena apriva con “un’inchiesta” all’interno dello stabile sgomberato. I toni sono quelli tipici della denuncia tanca cara al giornalismo d’accatto di questi tempi, attentissimo e spietato verso gli ultimi quanto supino e omertoso sui potenti, si da per scontato che tutto sia rubato e che, chi rimedia un giaciglio di fortuna sia automaticamente uno spacciatore. Abbiamo anche le immancabili “due ruote del mestiere” intendendo una bicicletta e chissà cosa ne penserebbe l’ex sindaco ciclista Giorgio Pighi, occhio che se Totaro vi scova una ciclo in casa potreste essere tacciati di delinquenza! Scherzi a parte, arriviamo a lunedì col giornale di Grazioli che anticipa, “in diretta” l’intervento della municipale. “Scatterà con ogni probabilità questa mattina, piuttosto sul presto, il blitz della polizia municipale nella nuova “casa della droga” in via dei Tintori 2.” Un po’ insolita come dinamica ma vuoi mettere poter attribuirsi il merito di aver fatto sgomberare questa presenza illegale in centro città, in bella pagina il giorno successivo? Cosa che puntualmente avverrà quasi a far capire che lo sgombero sia dipeso esclusivamente dalla segnalazione loro, della Gazzetta, come se il ruolo della stampa e dei media si fosse trasformato e ridotto a definire cosa è marginalità o nell’individuare i luoghi in cui essa si manifesta, fino a denunciarla pubblicamente con la chiara finalità di un ripristino della “legalità”. Verrebbe da chiedersi dove siano certi solerti giornalai quando i lavoratori vengono spremuto fino all’osso o quando “i furbetti dell’edilizia” tirano la politica per le orecchie per le loro fruttuose operazioni.

Si è accennato alla proprietà comunale dello stabile in cui si trovavano i ragazzi (drogati, delinquenti ecc) sgomberati dalla polizia municipale. Il palazzo era un vecchio centro diurno per disabili poi trasferitosi in zona di Modena est e rimasto vuoto. Immediatamente è partita la corsa da parte delle istituzioni a specificare quanto quel luogo fosse già nell’agenda delle riqualificazioni ed è così che oggi una grossa catena ne chiude la porta quasi a monito per gli altri 16.999 stabili vuoti. E’ il riflesso incondizionato della fase storica in cui ci troviamo dove la marginalità è definita come degrado o delinquenza e termini come straniero o richiedente asilo si mescolano assieme nell’asfittico binomio di ignoranza e razzismo di certi giornalisti d’assalto che seguono la tendenza del momento. Per non dire di quelle cinque parole poste a conclusione del pezzo “se vedete stabili vuoti segnalatecelo”, come se non ve ne fossero e si stesse partecipando alla caccia allo stabile vuoto, alla caccia ai delinquenti e agli spacciatori, alla caccia ai poveri e ai drogati.

Per non scadere nell’offesa ve le mettiamo giù in un altro modo. Via dei Tintori come status della Modena di oggi? Non ci azzardiamo a tanto, sicuramente però rileggendo la storia della nostra città scopriamo che quella strada era in precedenza la strada dell’Amore, con tre case chiuse, le uniche a Modena, dismesse a fine anni 40. Se guardiamo ancora più indietro la cosa si fa interessante, si può scoprire l’antico nome di quel viottolo che collega via Canalino con Corso Canalgrande era Via del Catecumeno, chiamato così nel ‘600 quando gli ebrei che erano intenzionati a convertirsi al cattolicesimo vi “soggiornavano” in una sorta di “quarantena” dal mondo circostante, studiando la dottrina della Chiesa per prepararsi al battesimo.

Oggi però parliamo solamente dell’ennesimo luogo dove la denuncia, la demarcazione, l’odio sociale, il classismo e il luogo comune la fanno da padrone.

25 Ottobre 2017

About Author

admin


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *