Un 25 aprile a Modena: “Oh partigiano, portami via, che mi sento di morir.”
Voci dalla città

Un 25 aprile a Modena: “Oh partigiano, portami via, che mi sento di morir.”

Abbiamo bisogno di resistenza”: è questo il titolo che il collettivo Guernica ha scelto di dare alla manifestazione che si è svolta il 25 aprile a piazza Mazzini.

Davanti a loro tanta gente. Passanti e curiosi, gente indifferente e persone che invece hanno scelto di unirsi al presidio. Davanti a loro, soprattutto, un cordone della polizia intento a monitorare ogni singolo movimento, facendosi aiutare anche da una telecamera costantemente accesa e costantemente puntata verso, o contro, di loro.

Aver vissuto questo 25 aprile, in questa piazza, con queste persone è stata sicuramente un’esperienza diversa dal solito. Diversa dalle consuete manifestazioni, ancor peggio commemorazioni. Parola, quest’ultima, troppo spesso utilizzata anche e soprattutto volutamente. Usata appunto per sottolineare e marcare ancora una volta quella linea di chiusura e separazione con il passato, come se la lotta al fascismo si sia conclusa quel 25 aprile di 73 anni fa.

La manifestazione in piazza Mazzini, invece, vista da occhi esterni ha avuto il merito di dimostrare quanto, come ribadito più volte dai presenti al presidio, il 25 aprile non sia una ricorrenza. E che quel bisogno di resistenza, oggi, sia oltre che necessario anche doveroso. Sotto un sole cocente di mezzogiorno, al passaggio del corteo organizzato da Sinistra Classe e Rivoluzione, è stata messa in pratica quella resistenza di cui tanti oggi parlano, ma di cui pochi conoscono realmente il significato.

Il vietare la libera circolazione di persone, il recidere in maniera violenta la volontà dei manifestanti presenti in piazza Mazzini di unirsi al corteo che proprio in quel momento stava passando, è stata la reale messa in pratica di quel fascismo che molti oggi hanno dichiarato sconfitto 73 anni fa.

E se la naturale risposta alla repressione è la resistenza, a quest’ultima ha seguito in maniera del tutto spontanea la solidarietà. Nessuno, infatti, di coloro che stavano sfilando lungo il corteo ha scelto di proseguire. Anzi. Tutti si sono fermati, tutti hanno manifestato il proprio sdegno ed il proprio dissenso per quanto stesse accadendo. Si voleva proseguire insieme. E così è stato. Nonostante i ripetuti e violenti tentativi di fermare quella gente che spontaneamente voleva unirsi al corteo. Una spinta che dal cuore della piazza ha voluto a tutti i costi arrivare sulla strada. Una spinta bilaterale, una comunicazione spontanea tra i manifestanti in corteo e quelli in presidio.

Aver visto questo, oggi, ha ridato un senso al mio essere lì. Ha ridato un senso al mio 25 aprile. “Oh partigiano, portami via, che mi sento di morir

26 Aprile 2018

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