Lotto marzo sempre
Voci dalla città

Lotto marzo sempre

Era il 22 novembre 1908 quando nella Triangle Shirtwaist Company veniva indetto uno sciopero delle operaie tessili che vide la partecipazione di 20.000 lavoratrici. Le lotte per ottenere un contratto dignitoso continuarono. Il 25 marzo 1911 un incendio, che partì dall’ottavo piano della fabbrica, uccise 123 operaie e 23 operai. Molte donne, per cercare di salvarsi si lanciarono dalle finestre. Morirono in 62. I proprietari della fabbrica, (Max Blanck e Isaac Harris), che nel momento dell’incendio si trovavano al decimo piano riuscirono a salvarsi. L’abitudine di tenete chiusi a chiave gli operai e le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause invece fece sì che a morire furono le donne e gli uomini rimasti intrappolati.

Questo l’evento che ancora oggi, l’8 marzo, viene ricordato. Una data simbolica che parte anche da quel brutale incidente, una data che non deve essere soggetta a becere strumentalizzazioni per cui viene deformata la così conclamata “festa della donna” che tanto festa non è…anche perché… che c’è da festeggiare?

Si festeggia la rivoluzione attraverso la lotta, non la divinizzazione della donna. Si ricordano le lotte mondiali delle donne contro le prevaricazioni machiste e contro un sistema che opprime.

L’8 mattina Modena, come in tantissime città in tutta Italia e in tutto il Mondo, si è vista attraversata da una marea. Una marea di messaggi che danno voce a volontà ben precise. Volontà che vogliono azzerare gli spazi del patriarcato. Volontà che vogliono debellare una società schiavista, razzista e machista com’è quella capitalista.
Voci che Gridano che non deve esistere e che il proprio corpo appartiene a se stesse e a se stessi e proprio per questo gli obiettori devono cessare, come devono cessare tutte le retoriche per cui se nasci donna necessariamente devi essere madre o che se nasci uomo necessariamente dovrai essere virile e apatico di emozioni profonde.

 

Voci che Gridano scardinando il binarismo di genere.

 

Voci che scioperano da questo sistema infame a cui non sentono di appartenere e da cui, sempre, nella storia sono soggette a soprusi in ogni ambito di vita: dalla scuola, al lavoro, sui mass media, sia nelle case che nelle strade. Sono state e vengono strumentalizzate da varie forme del potere per giustificare l’istigazione all’odio razzista.Voci che gridano e denunciano la violenza di matrice patriarcale; una piccola azione che ha portato comunque un proprio contributo a questa giornata di lotta, riempiendo la città di contenuti ed immagini significative e che hanno un certo peso, per gridare basta alla censura, basta alle imposizioni e basta alle strumentalizzazioni. Strumentalizzazioni sui corpi delle donne per giustificare razzismo e xenofobia.

 

Macerata, febbraio 2018
Luca Traini spara diversi colpi d’arma da fuoco colpendo delle persone. Saranno sei feriti, vittime che il fascista Traini bene ha studiato: tutti e tutte immigrati. Specie specifiche persone in quanto, a detta del raid razzista, doveva vendicarsi della morte di Pamela, una ragazza che tempo prima era stata uccisa e fatta a pezzi da un ragazzo della Nigeria.

BASTA alla strumentalizzazione dei corpi delle donne per giustificare atti terroristici.
Solidarietà a Mahamadou, Jennifer, Gideon, Wilson, Festus e Omar

All’arresto, Traini, farà il saluto romano avvolto in una bandiera tricolore. Forza Nuova si proporrà di pagargli le spese legali e gli darà piena solidarietà.

Un attacco terrorista attuato da un fascista. Non un “pazzo” come molti lo hanno voluto definire, ma un 28enne che partecipò alle amministrative lo scorso anno nel partito della lega. Un 28enne che ha messo in pratica i contenuti pericolosi che partiti come la lega e forza nuova portano avanti.

SCIOPERARE dissentendo di questi gesti di matrice fascista che propugnano di difendere le “LORO(??) DONNE”

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Roma, febbraio 2018
Casa Pound tiene un banchetto, accompagnato da uno striscione con sopra riportato: “Stupri, furti e violenze. Basta degrado all’Esquilino”. Dopo avere rifiutato i volantini di Cp, tre ragazze hanno risposto che l’iniziativa era strumentale ad alimentare la propaganda razzista e xenofoba contro i migranti. La risposta da parte dei “difensori delle nostre donne” sono stati calci, spintoni e sputi in faccia sotto l’occhio impassibile delle forze dell’ordine che non sono intervenute.

BASTA allo squadrismo fascista che ha attuato un’aggressione vergognosa ai danni delle ragazze che stavano esprimendo il loro dissenso a messaggi veicolati in quella piazza, e alla complicità delle forze dell’ordine.

 

Torino, febbraio 2018
Durante una manifestazione contro Casa Pound, a cui era stata concessa l’ennesima piazza, le telecamere si mettono a riprendere un’attivista che stava esprimendo pieno dissenso nei confronti della presenza di tale gruppo neofascista. Una donna che gridava la sua rabbia contro le forze dell’ordine che stavano proteggendo un’organizzazione fascista. Contro di lei, che di lavoro fa la maestra, si è scatenata la gogna mediatica e il tiro al bersaglio istituzionale.
Riprendiamo da NUDM:
«E’ stata messa sotto procedimento disciplinare ed è stato detto che un’insegnante dovrebbe dare l’esempio, farsi silente portatrice dei valori dello stato, il quale stato però ripudia l’antifascismo quando non è pacifico e formale. L’attacco a questa donna ribadisce anche il modello di scuola patriarcale e sessista a cui le insegnanti, come missionarie, dovrebbero aderire anche fuori dal posto di lavoro. L’ attacco all’insegnante antifascista è una minaccia per tutte, l’attacco alle Cattive Maestre è l’ennesimo tentativo di dividere le donne in buone e cattive. (…) E’ anche un attacco alle lavoratrici e al pubblico impiego, settore che gode ancora di garanzie. Dopo questa vicenda ogni dipendente pubblico è avvisato: quanto fai nella tua vita extra lavorativa peserà nella valutazione del tuo lavoro. (…) L’8 marzo, giornata dello sciopero globale delle donne, torneremo a prenderci le strade e urlare, con gioia e con rabbia che SIAMO TUTTE ANTIFASCISTE, SIAMO TUTTE CATTIVE MAESTRE!»

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Torino, marzo 2017
Stupratore viene assolto perché la donna violentata disse basta ma per LA giudice non urlò. Per questo il fatto non sussistette.

Teramo, giugno 2017
Dottoressa uccisa a coltellate fuori dal posto di lavoro, dopo avere esposto due denunce per stalker. Il femminicida verrà ritrovato morto impiccato in seguito.

Torino, ottobre 2017
Donna denuncia per stalking, il giudice propone 1500€ come risarcimento danni. La perseguitata non accetta che venga estinto il reato tramite pagamento in denaro. Il reato viene estinto.

Come Artemisa Gentileschi, la quale dovette subire delle spregevoli torture per dimostrare che era stata violentata da Agostino Tassi, ancora oggi le donne si ritrovano a non essere ascoltate e nella maggiore parte dei casi a morire. Questa noncuranza delle istituzioni comporta come conseguenza un esercito di donne violentate che rimangono in silenzio perché sanno che non verranno ascoltate o, se verranno ascoltate, subiranno una seconda umiliazione poiché verranno portate ad essere denudate in toto nei tribunali e ciò perché la sua voce che grida non è sufficiente come testimonianza.

Lo sciopero nazionale chiamato per questa giornata non è un evento a sé ma fa parte di un percorso di area mondiale. Il movimento internazionale “Non una di meno” è nato in Argentina come risposta alla morte di Lucia Perez, una ragazza di 16 anni che venne violentata, drogata, torturata e poi uccisa da tre uomini. Non una di meno arriva in Italia nell’ottobre del 2016 con un corteo a Roma che vede la partecipazione di 250mila persone, promuovendo per gli anni successivi lo sciopero globale delle donne. Anche quest’anno tante città, come Modena, si sono viste attraversare da queste maree. Anche Bologna, come Roma, Pisa, Latina e tante altre città italiane, si è vista attraversare da un corteo, partecipato da 10.000 persone: dagli e dalle studenti, alle lavoratrici e ai lavoratori precari, i e le disoccupate. Il corteo è partito al grido:

BASTA VIOLENZA MASCHILE E PATRIARCALE
BASTA LA VIOLENZA DI GENERE

Durante il corteo, viene ricordata Amina, una donna migrante vittima di violenza in Libia che si è vista negare il diritto di asilo dalla commissione territoriale della Prefettura perché i commissari maschi non hanno creduto alla sua storia. Dopo avere fatto ricorso, passati due anni, è riuscita ad ottenere il diritto di asilo.
Vengono ricordate le facchine della Yoox, interporto di Bologna, che da anni subiscono molestie e ricatti sessuali da parte del capo reparto e sono costrette a sottostare a gravissime irregolarità nelle buste paga. Dopo l’ennesimo abuso, il licenziamento di due operaie, assieme all’organizzazione S.I. Cobas, sono in sciopero e picchettano davanti al magazzino.
( http://sicobas.org/130-notizie3/ult-3/363-yoox-molestie-sessuali-sulle-facchine-ora-basta-e-sciopero )


 

SCIOPERO GLOBALE CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA

Durante il corteo sono stati ripresi anche i punti del “piano contro la violenza maschile di genere”. Un piano che si prefigge di eliminare il razzismo in ogni sua forma, soprattutto quello istituzionale, che comprende un welfare universale individuale e non famigliare, libertà di aborto (per annientare quel 40% su territorio nazionale, e 90% su territorio regionale, di obiettori di coscienza che devono cessare!), indipendenza dei centri antiviolenza a cui ogni giorno vengono tagliati i fondi, la tutela della salute, che le politiche del paese continuano giorno per giorno a dirigere verso la privatizzazione, e un reddito di autodeterminazione. La richiesta di apertura dei confini e la non accettazione di altre forme di governo che possano riproporre politiche fatte solo di muri ed esclusione (basti pensare alla legge Minniti-Orlando sul decoro urbano e sull’immigrazione).

Attraversato viale Indipendenza, in mezzo a persone affette da shopping compulsivo, una marea si riversava in una delle vie principali dei negozi, riaffermando lo sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo. Un corteo ricco di cartelli, striscioni, ombrelli rosa, brillantini è proseguito fino a piazza dell’Unità arricchito di interventi, cori, musica e canzoni. Cartelli che ricordano le sorelle zapatiste, le sorelle afroamericane e le sorelle della Siria del Nord dove è in atto una rivoluzione anti patriarcale e anti capitalista che sta continuando a subire i bombardamenti da parte della Turchia. A proposito di questa, giusto pochi giorni fa, in Turchia, si è conclusa con gas lacrimogeni ed arresti la marcia delle donne ad Ankara contro la guerra, mentre quella ad Istanbul, dove donne erano scese in piazza per scioperare contro licenziamenti e diritti violati, non le è stato permesso neanche di iniziare. (http://nena-news.it/turchia-lacrimogeni-contro-la-protesta-delle-donne/ ).

 

 

Settanta città in Italia e più di settanta paesi del mondo hanno scioperato astenendosi dal lavoro produttivo e riproduttivo, gridando NO ad ogni forma di lavoro, anche a quella invisibile del privato. Si sciopera perché ai fascismi non devono essere lasciati spazi.
Si sciopera per tutte coloro che ci hanno lasciato, ma che continueranno a gridare attraverso altre voci, fin quando non si giungerà a un cambiamento.
Si sciopera per la libertà di tutte e tutti. Libertà di movimento, libertà di orientamento, libertà di costruirsi la propria identità, libertà di essere liberi e libere.

PERCHE’ LE STRADE SICURE LE FANNO LE DONNE CHE LE ATTRAVERSANO

 

 

13 Maggio 2018

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