Lettera per il Vescovo di Modena
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Lettera per il Vescovo di Modena

Ripubblchiamo per intero la lettera della comunità dell’ex cinema Olympia che occupa l’ex cinema Cavour da circa tre mesi.

28/03/18

All’attenzione di Vostra Eccellenza Don Erio Castellucci arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, 

Nell’ultima assemblea che si è tenuta all’interno del cinema Cavour abbiamo ripensato più volte al percorso che ci ha portati in quel luogo, ai momenti e alle tappe che hanno fatto sì che ci ritrovassimo lì dentro. Come in un percorso a ritroso che scandaglia le varie fasi e i vari piani siamo andati in cerca dei valori e del senso proprio delle nostre azioni. In un tempo che tende a consumare rapidamente ogni cosa, dall’oggetto al desiderio fino all’affetto, alle volte è bene fermarsi un attimo per ritrovare il baricentro ai significati e agli atti.
Siamo entrati all’interno del cinema Cavour il 3 dicembre, a seguito dello sgombero lampo di un altro cinema, l’Olympia. Uno sgombero preventivo quello, giustificato dal procuratore capo Lucia Musti proprio a causa della “popolarità” di quell’occupazione che cominciava ad attirare troppi visitatori in un luogo storico per la città, riaperto dopo 12 anni di incuria. Prima arrivano gli avvisi a mezzo stampa, con l’Olympia che si riscopriva pignorato dal Tribunale di Modena già al secondo giorno d’occupazione e in procinto di essere messo all’asta in tempi brevissimi (avete sentito per caso di qualche asta per il cinema Olympia di recente?), poi i tecnici del Comune solertissimi a sistemare una pensilina che se era pericolante, doveva esserlo almeno da qualche lustro e infine con l’intervento diretto del Capo Procuratore. Così, il 30 novembre, si presenta la polizia armata di cazzuola, malta e mattoni che, in barba alla Soprintendenza (l’Olympia è vincolato dal 2008 dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici) fa dell’ingresso del cinema un muro e dell’Olympia un sarcofago. Niente più serate, niente più musica, niente più letture, niente più progetti, niente più hip hop.
La stessa sorte riservata qualche tempo prima (l’11 maggio 2016) sia all’Ex Deposito carcerario autogestito sia alla Palestra Popolare ad esso adiacente, chiusi entrambi da allora e un’altra vittoria registrata per guano e scarafaggi vari, più tutelati dal Comune che i cittadini stessi. Anche allora, senza contare le violenze, le famiglie sgomberate, i pianti dei bambini che si mescolavano alla pioggia, le cariche sulle scale degli assistenti sociali in Redecocca, anche allora venne chiuso uno spazio che offriva ai gruppi locali di esibirsi, alle esperienze artistiche di esprimersi in totale autonomia, che donava ai progetti solidali ampio respiro, che era luogo di cultura, organizzazione e socialità pre-mercificata e a costo zero. Dimensioni incompatibili a una città che si è abbandonata completamente alla sua versione neoliberista, fatta di tanti piccoli progetti luccicanti, costosissimi ma poverissimi di umanità, succube degli interessi delle grandi imprese costruttrici, frastagliata di centri commerciali e infrastrutture inutili e di un centro storico colonizzato e militarizzato pronto per essere trasformato definitivamente in una bomboniera esclusiva per foodie danarosi.

Ciò che la comunità formatasi intorno all’occupazione dell’ex Cinema Olympia ha mostrato apertamente è l’indicazione reale che se vi è una volontà esiste la concreta possibilità che spazi abbandonati, lasciati alle macerie, deturpati dallo stato di abbandono, possano essere riqualificati dalle e per le persone di una città piuttosto che dagli esclusivi interessi di qualche operazione dal carattere speculativo. Nessuno qui ha mai chiesto finanziamenti al Comune, anzi, le uniche parole pronunciate sono state quelle spese per la richiesta di un dialogo, di un ascolto prima ancora di un confronto mentre la risposta che abbiamo ottenuto è sempre stata la stessa, il soffocamento di ogni critica quasi come fossimo anche noi suolo vergine da cementificate. Noi osserviamo una città che, negli ultimi anni, tende a tamponare le sue “ferite degradanti” emarginando ciò o chi rientra in questa categoria di quel “degrado” che il così conclamato “decoro” dovrebbe andare a foderare. Come polvere sotto il tappeto. Si spostano i problemi sociali un po’ più in là, per toglierli alla vista. Riqualificazione, ecologismo e autogestione non parole utili solo a condire progetti o a “indorare la pillola” ma punti nevralgici di un dibattito che, se aperto e inclusivo, sarebbe capace di rispondere ad alcuni dei reali bisogni di questa città, ai suoi abitanti, schiacciati entrambi da un modello di sviluppo che, nello stesso tempo, erode pezzi di futuro continuando a chiedere sacrifici sempre maggiori.

Con le nostre azioni, prima ancora che con le nostre parole, stiamo portando avanti non solo una riflessione ma anche un’attuazione pragmatica e quotidiana di ciò  che una città dovrebbe essere: inclusiva, aperta, meticcia. Lo stiamo facendo come comunità, anch’essa inclusiva, aperta e meticcia, nata all’interno dell’ex cinema Olympia e cresciuta in seguito all’occupazione dell’ex cinema Cavour. Sono proprio queste ultime due occupazioni che si inseriscono all’interno di un percorso ampio che dura da anni e che si pone come obiettivo principale l’apertura di un tavolo di discussione attraverso il quale affrontare il tema della totale assenza di spazi sociali nella nostra città. Proprio per tali ragioni siamo disponibili ad un incontro ma la nostra posizione rimane ferma e decisa su un punto fondamentale: la condizione necessaria affinché tale confronto possa avvenire e possa risultare funzionale ed utile è che l’interlocutore principale, ovvero l’amministrazione comunale, sia presente al tavolo. Ascolti le voci della e dalla città. Questa disponibilità, ad oggi come in passato, non è ancora stata palesata. E, da quanto appreso dalle sue dichiarazioni, abbiamo avuto modo di constatare come tale interlocuzione sia in fase di stallo anche con voi. Dato che, come appreso dalle sue dichiarazioni, il  documento inoltrato da tempo in merito alla richiesta di trasformazione da sala cinematografica alla nuova funzione di mensa è ancora fermo in Comune. La totale assenza degli spazi sociali in questa città è ciò che bisogna mantenere sul tavolo di discussione. Il punto, in questo nostro percorso, non è come, quando e a chi riconsegnare le chiavi del Cinema Cavour. Ma con chi, come e quando intavolare un dibattito che, come detto da più persone e più volte, sia organico, serio e sistematico. Che sia anch’esso inclusivo. Che tenga in considerazione i comitati cittadini, le famiglie, i lavoratori, gli studenti, le numerose realtà presenti in un contesto cittadino complesso e meticcio, come quello modenese. 

Ribadiamo la nostra disponibilità ad incontrarLa per riflettere e confrontarci su quanto sta accadendo ed è accaduto dal giorno dell’occupazione dell’ex cinema Cavour. Disponibili a mostrarLe la costanza con cui questa comunità si è impegnata a far rivivere un luogo chiuso ed abbandonato. Disponibili a dimostrare come, attraverso numerose e diverse iniziative, il coinvolgimento si sia allargato a più persone, in egual misura attori sociali delle dinamiche interne al contesto cittadino modenese che, il più delle volte, non riserva spazi e tempi a questi soggetti.

La ringraziamo dell’attenzione prestata.

Cordialmente,

La comunità dell’ex cinema Olympia

15 Maggio 2018

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