Modena, “Aprite i porti”. Cosa abbiamo visto alla manifestazione di ieri.
Voci dalla città

Modena, “Aprite i porti”. Cosa abbiamo visto alla manifestazione di ieri.

Ieri in molte città italiane si è scesi in piazza per protestare contro la decisione del governo di “chiudere i porti” e dire “no” all’attracco della nave Aquarius con a bordo 629 migranti.

A Modena, il lancio della mobilitazione è spettato al Tam tam di Pace (Arci) che, sotto gli slogan di #umanitàperta” e #restiamoumani, ha portato in piazza una nutrita presenza di modenesi (circa 200, forse qualcuno in più) che si sono ritrovati davanti al Palazzo dei Musei.

Ampia e partecipata dunque la mobilitazione, se pensiamo a quanto sia duro oggi per chi vive in questa città scendere in piazza vista la gran confusione data dal “legale” buon senso.

Se dovessimo tuttavia osservare anche le altre città che sono scese in piazza oggi, e come osservatori interessati, riproporre cosa abbiamo visto, potremmo partire dalla scelta del luogo designato per presidio per una critica di parte al risultato sulla trasformazione della città vetrina.
Il luogo simbolo di cui si parla è il Palazzo dei Musei, appunto un museo. Per non essere cattiv* ( e malinterpretat*) parliamo del simbolo per eccellenza di antichità lucidata e ben esposta in delle teche-vetrina che rispecchia bene o male le presenze in piazza se non fosse per una buona componente giovanile, una piazza-vetrina tirata a lucido per le grandi occasioni ma sempre e comunque fuori dal centro. Un presidio  messo all’angolo dalla burocrazia e dalla legalità che non permette ai cittadini di esprimersi e comunicare con la città stessa. La questura infatti non ha tardato a rifarsi alle regole delle 72 ore per impedire una passeggiata che avrebbe dato grande visibilità ai recentissimi fatti riguardanti la nave Aquarius, dunque: non considerando l’emergenza in corso in questi giorni. Rimarchiamo infatti che la nave in questione è emblema della crisi politica e umanitaria riguardante i flussi migratori, legata al controllo e allo sfruttamento di migliaia di esseri umani.

Incomprensibile e pretestuosa l’imposizione la decisione della questura che decide di non permettere alcuna passeggiata (la manifestazione era organizzata da una sigla come l’Arci, decisamente “istituzionale”) per motivi di ordine pubblico. Nessuna o quasi, registriamo, la reazione dei partecipanti al diktat poliziesco.

Dopotutto in piazza si notano perfettamente alcune figure che, in quest’ultimo anno, hanno fatto pienamente parte di quella macchina repressiva (che ora si riproduce con il nuovo governo) che ha operato ferocemente e raccolto consenso contro quegli stessi flussi migratori per cui oggi si scende in piazza. Tipo soggetti che hanno fatto diventare legge il Jobs Act o i daspo urbani contenuti nella Minniti-Orlando (una legge di “diritto etnico” come sostenuto da due ex senatori democratici, Manconi e Tocci).

La contraddizione è chiara e la salsa  riciclata non riesce molto bene, anche se in piazza la cosa non risulta per nulla evidente. Buona e apprezzata la sensibilità che ha portato alla partecipazione ma.come era prevedibile, nessuna possibilità concreta di attaccare la speculazione bestiale che i diversi governi italiani ed europei stanno mettendo in atto sulla pelle di migliaia di persone, tanto fuori quanto all’interno dei confini nazionali.

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13 Giugno 2018

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