Breve report dell’assemblea regionale contro l’apertura del Cpr a Modena.
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Breve report dell’assemblea regionale contro l’apertura del Cpr a Modena.

I can’t breathe“, non riesco a respirare, si conclude con questa frase la partecipatissima assemblea regionale contro l’apertura del Cpr.

Una frase che nel 2014 venne stampata pure sulle magliette dei giocatori dell’Nba e dell’NFL, in ricordo di Eric Garner che la pronunciò appena prima di morire schiacciato sotto il peso dell’agente Daniel Pantaleo che lo stava arrestando per la vendita di sigarette contraffatte. Scena immortalata in un video che fece il giro del mondo e che contribuì a far scattare la scintilla del movimento statunitense Black Lives Matter.

Non riesco a respirare“, una condizione che comincia ad essere comune anche nell’Italia 2018, dopo il decreto Minniti prima – quello che ha disposto la restaurazione dei nuovi lager per migranti – e col ddl Salvini poi, che di fatto proietta il paese in un’apartheid politica e razziale di Stato.

42713255_244902552875050_4148433242472579072_nL’assemblea, alla quale partecipavano diverse realtà cittadine (spazi sociali e singoli rappresentanti del processo di precipitazione dei partiti della cosiddetta sinistra) ma anche tante altre da tutta la regione, ha spaziato e intrecciato diverse tematiche. Partendo dalla struttura del Cpr, definito senza nessun’ombra di dubbio un vero e proprio lager per migranti, la discussione ha intersecato una serie di problematiche politiche ad ampio spettro: dalla legislazione in materia d’immigrazione alla repressione – vedi le novità introdotte dal decreto Salvini come la condanna da 1 a 6 anni di carcere per blocco stradale – dalle lotte sindacali attive sul territorio fino alla separazione del corpo sociale tra “cittadini perbene” e classi pericolose.

Sulle lotte sindacali del territorio, ad esempio, si sono ricordate le cifre monstre della repressione: 112 denunce in sei mesi solo nella provincia di Modena – mentre altri interventi invece hanno ricordato come, in Emilia Romagna in particolare, il principale veicolo delle politiche antisociali e del razzismo istituzionale che ha caratterizzato questi anni siano state portate avanti dal Pd.

Anche le esperienze del vecchio Cie di via La Marmora, chiuso nel 2013 a seguito delle continue proteste degli internati, sono entrate nel dibattito, descrivendo condizioni di reclusione molto peggiori di quelle riscontrabili in un carcere, senza considerare l’abominio giuridico rappresentato dalla detenzione amministrativa. Un avvocato poi ha parlato della legislazione sull’immigrazione – col decreto Salvini sullo sfondo, che non farà altro che produrre un’enorme mole di clandestinità, di marginalità nonché di ricattabilità sui luoghi di lavoro – ricordando sia la Turco-Napolitano sia la Bossi-Fini e le responsabilità di primo piano dei governi di centro-sinistra in questo processo che ci ha condotto fino a quelle che potremmo tranquillamente definire le “leggi razziali” contemporanee.

Infine, dentro e a margine degli interventi, si è discusso di prospettive, di partecipazione e di autorganizzazione per resistere al clima asfittico che si comincia a respirare prepotentemente in Italia in questo periodo. La proposta, in questo senso, è stata quella di lanciare una prima mobilitazione per il 13 ottobre, data in cui, a livello regionale e ciascuno sui propri territori, si darà vita a iniziative di contrasto e di denuncia contro i Cpr.

A Modena, città che quasi sicuramente ospiterà il lager regionale invece, l’appuntamento è fissato per venerdì 5 ottobre, al Laboratorio Scossa, per discutere assieme e ragionare su come organizzare al meglio quella data sul territorio modenese.

Qua la pagina Facebook della rete Mai più Lager – Né in Emilia Romagna né Altrove.

A breve caricheremo alcuni degli interventi della serata mentre di seguito aggiungiamo il testo di lancio dell’assemblea.

Dal palco dell'assemblea Modenese si rilancia la data del 13 Ottobre come primo appuntamento di mobilitazione diffusa sul territorio regionale.

Pubblicato da Mai più Lager – Né in Emilia Romagna né Altrove su Sabato 29 settembre 2018

 

 

Inizia con un assemblea la campagna “Mai più Lager”.
Giovedì 27 settembre, a Modena, presso la Sala Giacomo Ulivi, alle ore 21, ragioneremo sulla possibilità di costruzione di una forte opposizione sociale alle misure securitarie e razziste del governo giallo verde.

Dietro l’acronimo Cpr si nascondono centri di detenzione amministrativa “straordinari” che possono essere facilmente sottratti alle “garanzie” previste dall’ordinamento penitenziario ordinario.Il nome Centri di Permanenza per il Rimpatrio ci dice poco, così come poco ci diceva anche l’istituto che regolava i lager nazisti Schutzhaft, ovvero “custodia protettiva”. A dire la verità questi centri in Italia non sono affatto nuovi, prima Cpt poi Cie, queste strutture vennero istituite per la prima volta della legge Turco-Napolitano del ’98. Si tratta di centri nei quali la detenzione interessa esclusivamente i cittadini stranieri e viene definita “amministrativa” in quanto non è conseguente all’aver commesso alcun reato e non è disposta né da un processo né da una sentenza di un giudice, una detenzione “straordinaria” appunto, così come “straordinaria” è da considerarsi l’esistenza di questi campi d’internamento per migranti.

Negli ultimi dieci anni l’Italia è stata attraversata da lotte molto dure nel settore della movimentazione delle merci, per la maggior parte agite da lavoratori migranti, che sono riuscite a ‘mettere le mani nelle tasche dei padroni’. Dai cancelli dell’Ikea e di Amazon a Piacenza, alla Granarolo di Bologna arrivando all’Alcar Uno modenese, abbiamo potuto osservare quanti elementi comuni vi siano in nella nostra regione, così seguendo una linea immaginaria che attraversa la via Emilia si possono mettere in fila le tipicità dei vari distretti produttivi.
Un livello di conflitto che ha tagliato trasversalmente tutta la regione e che quanto meno ha reso evidente una possibilità concreta di autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Conflitto che si è spesso intrecciato, nei nostri territori, alle lotte per la casa e contro gli sfratti con il proverbiale “odio per il padrone” a fare da collante.
Siamo in una Regione che, sotto la guida del Partito Democratico, ha introdotto per prima le nuove disposizioni e i nuovi criteri nell’ accesso al welfare, che ha creato strettoie burocratiche sempre più stringenti.
La forte limitazione delle risorse e gli strumenti a disposizione attuata anche attraverso canali anagrafici ha condotto una sempre maggiore differenziazione tra le classi sociali e mentre queste venivano sempre più marcate sulla linea del reddito alimentava e consolidava al tempo stesso un forte odio verso ‘i poveri’ e verso quei gruppi che per le istituzioni diventano ‘di difficile gestione e alieni rispetto al modello ideale della ‘brava gente’.
Tutto ciò si colloca su una linea tracciata dal potere che separa, di giorno in giorno, il corpo sociale nel suo insieme e la cittadinanza tra “gente perbene” e classi pericolose.
Pensiamo solo a tutta la normativa sul decoro urbano che altro non è se non il tentativo di estrarre valore dallo spazio urbano con i processi di gentrificazione e di accumulazione che per poter essere fruttuosi devono riuscire in due operazioni fondamentali per il capitale: la creazione di un estetica ben determinata (il degrado) e la conseguente eliminazione di ciò che non è allineato tramite progressiva espulsione (pensiamo al Daspo Urbano).
Qui si evidenziano già alcuni punti critici su cui occorre iniziare a ragionare per inquadrare e agire un’opposizione sociale che vada oltre ai proclami.
Il C.P.R di prossima apertura sarà un carcere (per reati amministrativi) per migranti e poveri, in cui le condizioni di dignità e di salute all’interno della struttura sono già tristemente note, oggi, però, ci troviamo per discutere assieme anche di quanto questo impianto rappresenta e di come vada inquadrato all’interno di un contesto sociale territoriale e di una fase socio-politica globale ben precisa.

Quello che oggi definiamo razzismo istituzionale ha trovato terreno fertile anche in quelle fasce sociali che avevamo imparato a conoscere come amiche o quanto meno come compagni e compagne di lotta. Tutto ciò non possiamo addebitarlo esclusivamente al farlocco governo attuale, per quanto viscido e putrido possa essere.
Le politiche neoliberiste portate avanti negli ultimi trent’anni dal centro sinistra in Italia, sempre più legato alle mutazioni in cui si inviluppava il socialismo europeo dietro al mito, tristemente reale, della globalizzazione neoliberista, hanno creato le condizioni per le quali si è aperta una forbice sociale che (tra l’altro ormai pare essere l’unico dato effettivamente rilevante e incontestabile) permetteva e permette tutt’ora a un esiguo numero di persone di avere in mano sempre più denaro.

Oggi notiamo gli effetti di queste tre decadi segnate dalla globalizzazione e da un ritorno di regimi salariali che pensavamo ormai superati.
Le narrazioni mainstream, strumenti di controllo dell’opinione pubblica da parte dei grandi gruppi economici, alimentano e soffiano sul fuoco della divisione sociale, descrivendo situazioni al limite della realtà, sapendo bene che non c’è modo migliore di alimentare forme di suprematismo razzista in grado, alla fine dei conti, di estrarre valore dai territori, pensiamo ai processi di gentrificazione accompagnati ogni qualvolta da azioni di repressione di elementi e percezioni che invocano necessità di ‘pulizia’ negli spazi cittadini vissuti in forma spontanea e collettiva da varie categorie sociali.

Non abbiamo nessuna intenzione di immaginare un percorso in città che permetta alle varie forze politiche istituzionali di spalleggiarsi in vista delle prossime tornate elettorali locali.

Crediamo che l’unica opposizione credibile oggi venga dai lavoratori e dalle lavoratrici in lotta, da chi lotta in difesa del proprio territorio, da chi lotta per rivendicare la propria dignità e non ha paura di riprendersi pezzo per pezzo la propria vita contro il razzismo e contro la povertà. Per questo abbiamo il dovere di essere contro questo strumento di repressione e terrore.

Mai più Lager.

29 Settembre 2018

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