Università: in che direzione stiamo andando?
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Università: in che direzione stiamo andando?

Via Campi, Dipartimento di scienze chimiche e geologiche, ore 10. Una mattina come le altre nell’università modenese, gli studenti del terzo anno del corso di geologia stanno seguendo una lezione nel laboratorio del dipartimento. Tutto bene fino a quando, all’improvviso, due studenti hanno un mancamento, un blackout dovuto probabilmente alla bassa circolazione d’aria nella stanza, grande dieci metri quadri, non progettata per ospitare un intero corso di studio composto da più di trenta persone. Nulla di grave per i ragazzi, tanta paura e una lieve botta in testa risolvibile con un poco di ghiaccio e qualche bustina di zucchero.

Geologia, un tipo di percorso di studio che nulla ha a che vedere con quelli ben più noti e numerosi di medicina ed ingegneria, per esempio, che contano centinaia di iscritti.

1Nonostante ciò, è per corsi come quello di geologia che è stato costruito il nuovo dipartimento, subito diventato ennesimo fiore all’occhiello della ridente Città dei Motori. Tanti soldi (35 milioni di euro e realizzato dalla solita CMB) per tirare su un edificio all’avanguardia, inaugurato in pompa magna (nel 2015) con tutte le istituzioni del caso (assessori, regione, militari, addirittura istituzioni religiose e chi più ne ha più ne metta), sin da subito però afflitto da problemi strutturali con ascensori fuori uso, il piazzale che si trasforma in una pista di pattinaggio durante la stagione fredda, il sistema idraulico che ha compromesso il funzionamento dei bagni per mesi e per rincarare la dose, il mal funzionamento dei laboratori.

Ma cosa succede nelle nostre università? Sempre più militarizzate, tramite sicurezza privata armata, tornelli e misure di controllo degli accessi alla biblioteca scientifica, tralasciando la massiva presenza dei cadetti, favoriti soprattutto nei piani di studio, con il privilegiato accesso ai corsi extracurricolari e non, spesso a pagamento e/o a numero chiuso. La burocrazia poi che la fa da padrona in un regno fatto di case sfitte e studenti che non trovano alloggi ma solo camere di albergo o b&b troppo costosi. Insomma, gli studenti vivono in una situazione precaria continua. Nonostante i soldi investiti, nuovi problemi anche strutturali e architettonici sono sempre all’orizzonte. A quanto pare c’è una parte di popolazione studentesca che non ha gli stessi diritti a vivere una vita dignitosa all’interno dell’università rispetto a chi ha fatto scelte diverse. Che dignità hanno gli studenti di geologia costretti a stare ammassati in una stanza per assorbire delle conoscenze che sicuramente saranno fondamentali per la figura che andranno a ricoprire. Che dignità hanno gli studenti di chimica che devono acquistare forzatamente il camice da laboratorio di tasca propria e chi non se lo può permettere é costretto in una condizione di non sicurezza. Che dignità hanno gli studenti di biologia che studiano in una struttura fatiscente, sbattuti da una parte all’altra del campus per cambi aula ed affini. Che dignità ha uno studente che abita in uno studentato del campus scientifico, costretto a rimanere chiuso in un quartiere che non offre nulla allo studente (forse solo del lavoro in nero nelle decine di ristoranti sparsi sulla vignolese), o solamente la vita del pendolare studentato-università e viceversa perché il servizio pubblico non funziona?

Il riscatto sarà concreto  quando gli studenti inizieranno a condividere i propri problemi tra loro e quando l’iatituzione universitaria smetterà di comportarsi come una multinazionale che gestisce  le sue risorse umane e monetarie in modo discriminatorio verso chi non è un soggetto appetibile al mercato del lavoro.

21 Ottobre 2018

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