Così è (se vi pare). False narrazioni sulla vertenza Italpizza.
Voci dalla città

Così è (se vi pare). False narrazioni sulla vertenza Italpizza.

Tante le voci che hanno commentato la vicenda dell’Italpizza. Modena è diventata per l’ennesima volta un palcoscenico dove è andato in scena un susseguirsi di opinioni, pareri, analisi politiche pronte a definire e circoscrivere la vertenza Italpizza all’interno di uno spazio che ha come confine netto e invalicabile quello dell’ordine pubblico.

Un copione, letto e riletto in questo teatro dell’assurdo, che vede un ripetersi quasi ossessivo della parola di solidarietà e vicinanza ai lavoratori. Una vicinanza, tuttavia, virtuale, sfoderata attraverso i social e i comunicati stampa di esponenti politici e forze politiche che stanno preparando il vestito buono per entrare in scena, in vista delle elezioni che si terranno a maggio. Questa solidarietà e questa vicinanza tuttavia, sono rimaste all’interno di due frasi pubblicate sui social dato che davanti i cancelli dell’azienda nessuno di questi commentatori eccellenti si è visto. Ma si sa, la puzza dei gas lacrimogeni si attacca alle giacche tirate a lucido. E questo non va bene.

C’è una parola, inoltre, che seguiva sempre e costantemente questi ragionamenti. Ed è il “però”. Perché si è giusto dare la propria solidarietà ai lavoratori, però ragazzi così state esagerando. E’ giusto protestare per far valere i propri diritti, però nel rispetto della legalità. E’ giusto manifestare davanti l’azienda, però non è il caso di bloccare la Vignolese, una delle arterie principali della città. E’ giusto porre l’accento sul fenomeno delle cooperative spurie, però non è questo il caso. E’ giusto sollecitare l’amministrazione locale, però non è di sua competenza. Ed è proprio in questo modo che l’onda impetuosa dell’ipocrisia butta giù in meno di un secondo un castello di sabbia fatto di becero perbenismo.

Bisogna camminare, avviarsi alle elezioni, ma senza pestare lungo il tragitto i piedi di chi, in questa città, conta. Sono proprio queste le voci che hanno fatto da contorno ad una vertenza che si è risolta grazie solo ed unicamente alla tenacia delle lavoratrici e dei lavoratori che non si sono fatti intimidire, nemmeno per un istante, dalla forza brutale scagliata contro di loro dalle forze di polizia che hanno agito davanti quei cancelli durante le proteste.

Una narrazione, scritta in questi giorni, che si è totalmente discostata dalla realtà dei fatti. Una serie di teorie che poco hanno a che vedere con la prassi sperimentata davanti l’Italpizza. Una prassi, quella messa in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori, che si è sviluppata solo ed unicamente sulla lotta. La narrazione della cosiddetta Modena Bene, che ha avuto come megafono i giornali locali, nulla ha a che vedere con i fatti che si sono realmente verificati davanti i cancelli dell’Italpizza dove, attenzione, non sono avvenuti degli “scontri” (vedi titoli in prima pagina della Gazzetta di Modena). Uno scontro, di qualunque entità esso sia, presuppone un uguale movimento tra le due parti in gioco che si dotano di armi uguali. Non è stato così. Il movimento di repressione è partito solo ed unicamente dalle forze di polizia, così come il lancio di lacrimogeni (e non fumogeni, vedi ancora articolo della Gazzetta) è avvenuto solo ed unicamente dalle stesse forze di polizia di cui sopra. Da un lato la repressione, dall’altro la lotta. Due fattori, uno conseguenza dell’altro, che non pongono in essere una “guerrilla” (vedi tweet della Gazzetta) ma una vera e propria rappresentazione di cosa voglia dire, oggi, sperimentare sul campo una protesta per il riconoscimento dei propri diritti che non passa attraverso tavoli regionali, convegni o proclami alla stampa. Ma che matura e si sviluppa nell’unico luogo in cui tutto questo dovrebbe avvenire: davanti i cancelli della fabbrica.

WhatsApp Image 2018-12-13 at 15.08.55WhatsApp Image 2018-12-13 at 15.12.09

E invece no, a Modena questo non è accettabile, né concepibile. Anzi, tutto questo crea un precedente pericolosissimo per chi, invece, ha sempre fatto della legalità e del mantenimento dell’ordine pubblico i propri cavalli di battaglia.

E’ successo questo, esattamente questo, un anno fa con la vertenza della Castelfrigo. Una vicenda iniziata il 17 ottobre del 2017 e terminata a maggio di quest’anno. Il risultato? Dopo un presidio durato cinque mesi, dopo un tour in Regione, Provincia e persino Parlamento, dopo uno sciopero della fame, dopo innumerevoli passerelle politiche in vista delle elezioni del 4 marzo di quest’anno, i lavoratori che sono stati reintrodotti all’interno della Castelfrigo sono stati una decina. Tutti gli altri sono ancora a casa, molti sono andati via da Modena, pochissimi lavorano con contratti precari. Non è un caso, dunque, se i lavoratori coinvolti nella vertenza Castelfrigo hanno dichiarato più volte di essersi sentiti abbandonati dalla Cgil, mettendo in risalto tutte le falle di una vertenza che in sette mesi non ha spostato di un solo centimetro la condizione denunciata dai lavoratori in lotta.

Anche in quel caso, tuttavia, vi fu un blocco dei cancelli durato addirittura quattro giorni. Nessuna carica da parte della polizia, nessuno sgombero, nessun lancio di lacrimogeni. Solo un incontro in regione, l’ultimo giorno del blocco, durante il quale l’azienda accettò di reintegrare dieci lavoratori. Dieci, dei 75 coinvolti. La volontà, da parte della Castelfrigo, di spaccare il fronte dei lavoratori in lotta era evidente. Ma la Cgil ha preferito spiegare ai lavoratori che invece quella era una grande vittoria, una conquista (dopo cinque mesi di sciopero, sic!). Fu proprio in quell’occasione che emerse, in maniera evidente, il becero quanto inutile protezionismo messo in atto dalla Cgil nei confronti dei lavoratori. Che in caso di sgombero dovevano stare un passo indietro. “Andiamo noi avanti” fu detto loro “voi non potete giocarvi così il permesso di soggiorno. Ci sacrifichiamo noi per voi”. Ed è questo il copione ripresentato, anche adesso, dalla stessa Cgil, che in una nota ha dichiarato: “La vertenza Italpizza si sta trasformando in un problema di ordine pubblico. La protesta dei lavoratori, per le modalità con cui si sta svolgendo, rischia di danneggiare principalmente i lavoratori per gli inasprimenti previsti dal Decreto Sicurezza per reati quali occupazione di suolo pubblico e privato e blocco del traffico”.

Quindi il Decreto Sicurezza non va bene, è da combattere, ma solo sui tavoli che contano. E’ proprio in questo passaggio che la Cgil pare aver dimenticato (ormai da tempo) il ruolo che un sindacato dovrebbe avere: stare al fianco dei lavoratori. E se serve anche dietro.

Invece no, “noi della Cgil rimaniamo avanti, voi lavoratori state dietro di noi”. Un protagonismo che, come dimostrato dai fatti, ha totalmente messo a tacere la rabbia dei lavoratori della Castelfrigo coinvolti nella vertenza dello scorso anno. Questo, invece, non è accaduto con la vicenda dell’Italpizza gestita, questa volta, dal S.I.Cobas. In prima fila, a prendersi le botte e le manganellate, ci sono sempre state le lavoratrici e i lavoratori che, ancora una volta, hanno deciso di dire no al Decreto Sicurezza con la prassi, con le azioni, con la lotta.

Altra nota da aggiungere, in questa narrazione modenese, è quella relativa al ruolo delle istituzioni locali. Anch’esse tutelate fino allo stremo dai commentatori di cui sopra. “Non possono far nulla, hanno le mani legate, tutto va rimandato a livello nazionale”.

Proprio adesso, che non governa la stessa forza politica che da anni amministra Modena e la Regione. Proprio adesso, bisogna delegare al nazionale. Che tempismo. A sviluppare questo ragionamento, ad esempio, è il segretario del PD modenese Andrea Bortolomasi che su LaPressa ha dichiarato: “I problemi emersi, come quello dell’ordine pubblico, non possono essere risolti dall’ente locale ma devono essere affrontati dal legislatore e del ministero degli interni”. Anche in questo caso non vanno pestati i piedi a nessuno perchè “la vicenda dell’Italpizza non va assimilata ad altre in quanto non siamo di fronte a coop spurie. Italpizza è un’impresa importante del nostro territorio che si sta espandendo e che esporta il prodotto più conosciuto del made in Italy nel mondo, la pizza, e ha scelto Modena per investire e ampliarsi”.

Una sorta di regalo, di favore, di onore quello che ci è stato concesso da imprenditori illuminati che hanno scelto, e continuano a scegliere Modena, per investire ed esportare il Made in Italy in tutto il mondo. Ed è in questa logica che si inseriscono le dichiarazioni dei presidenti delle cooperative coinvolte nella vertenza Italpizza. “Facciamo lavorare quasi 600 donne che altrimenti farebbero fatica a trovare lavoro” dichiara Andrea Fiorini presidente coop Evologica che insieme a coop Cofamo ha appalti in Italpizza. “Noi diamo lavoro a centinaia di persone, in gran parte donne straniere che altrimenti avrebbero grandi problemi a trovare un impiego. Se il tema è mettere ordine nei turni possiamo farlo ma sempre nell’alveo della legalità cosa che in questi giorni qualcuno non sta rispettando dipingendo questa azienda come se fosse Alcatraz. Qui abbiamo due noti imprenditori modenesi che danno lavoro a 900 persone oltre alle cento che dipendono direttamente da Italpizza”.

Ringraziamo a vossia e baciamo le mani, sempre grati” direbbero nella mafiosissima Sicilia. Ma qui siamo in terra rossa, quindi non conta. C’è tutto, nelle parole di questi due presidenti: suprematismo padronale, maschilismo, senso di onnipotenza. “io uomo, io padrone, ti concedo la grazia di lavorare per me. E la concedo a te, straniero, donna. E ancora peggio, donna straniera. Quindi taci”.

13 Dicembre 2018

About Author

admin


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *