Italpizza: fra dichiarazioni, impegni e smentite, la differenza nello sciopero.
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Italpizza: fra dichiarazioni, impegni e smentite, la differenza nello sciopero.

Mancano ormai pochi giorni al 20 gennaio, data in cui, in base all’accordo strappato in prefettura sulla vertenza Italpizza, scadrebbero i termini per il reintegro di tutte le 13 lavoratrici/lavoratori colpiti da licenziamenti, sospensioni e trasferimenti punitivi.

Oltre a quello, l’accordo siglato lo scorso 11 dicembre prevedeva anche turni di lavoro rispettosi del periodo di riposo, festività e riposi compensativi, la cessazione dell’odiosa e illegale pratica del lavoro a chiamata ed infine l’istituzione di un tavolo sindacale in cui valutare le condizioni contrattuali, retributive e contributive di ciascun lavoratore.

A che punto siamo?

Il 7 gennaio una partecipata assemblea di lavoratori e lavoratrici di Italpizza ha denunciava come all’interno dell’azienda fossero stati messi in atto inasprimenti ancora maggiori nei loro confronti come il dover timbrare il cartellino per poter accedere ai servizi igienici o il confinamento dei delegati sindacali sistematicamente collocati alle mansioni più isolate.

Una settimana dopo, il 15 gennaio, la vertenza Italpizza arriva sui banchi del parlamento con l’interrogazione dell’onorevole Stefania Ascari dei 5 stelle. Un intervento che riconosce i soprusi e l’evasione sistematica delle cooperative in appalto all’interno della fabbrica di San Donnino (violazioni amministrative accertate dall’Ispettorato del Lavoro di Modena a carico di Evologica e Logicamente confermate dal sottosegretario alla Camera Alessandra Pesce) e che ribadisce la vicinanza dell’attuale esecutivo ai lavoratori. Ovviamente si tratta sempre dello stesso esecutivo che grazie all’approvazione del decreto Sicurezza ha aumentato ulteriormente la ricattabilità di chi lavora e di chi è costretto a rinnovare il permesso di soggiorno, lo stesso esecutivo che ha emanato una legge che reintroduce il reato di blocco stradale e si riassume in una delle leggi più dichiaratamente anti sciopero degli ultimi 30 anni.

Quasi contemporaneamente, vengono nuovamente resi pubblici e denunciati dal S.I.Cobas sia le condotte vessatorie e discriminatorie verso le lavoratrici iscritte al sindacato (mandate a pulire il tetto dello stabilimento a 20 metri di altezza, senza alcuna protezione, guardate a vista da un caporale della cooperativa) da parte dell’azienda, sia il ruolo dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL nel passaggio dal contratto Alimentare a quello Pulizie/multiservizi, vera e propria posta in palio dell’intera vertenza.

Ma se le ispezioni avevano accertato questo sistema, come mai nessuno a Modena ha mosso un dito? Chi ha permesso che tutto proseguisse come e peggio di prima?
Da un lato l’Ispettorato del Lavoro di Modena afferma di avere le mani legate dalle norme sulla libertà imprenditoriale, dall’altro risulta che tale situazione sia stata legittimata proprio dai sindacati confederali.

Risulta infatti da documenti presentati dal S.I. Cobas al Ministero, che il nulla osta alle cooperative di Italpizza nel passare dal contratto Alimentare a quello Pulizie/multiservizi sia stato sottoscritto proprio dai dirigenti modenesi di CGIL, CISL e UIL, con apposito accordo, adducendo a motivazione le difficoltà economiche in cui si trovava l’azienda, che richiedeva appunto un urgente abbattimento dei costi del lavoro. Cosa incredibile, se consideriamo che Italpizza in nove anni ha incrementato l’utile netto del +262%!

S.I.Cobas che, in risposta ad una nota stampa della Flai-Cgil, pubblica anche i documenti del passaggio dal contratto Alimentare a quello Pulizie/multiservizi invitando inoltre lo stesso sindacato a fare altrettanto cioè a lottare e a scioperare unica pratica ad essere ascoltata dai padroni di turno.

La differenza sta tutta lì, nello sciopero, e in quei picchetti che, nel 2019 e soprattutto dopo l’approvazione del decreto Sicurezza, vengono considerati fuorilegge e repressi duramente come una pratica illegale.

 

17 Gennaio 2019

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