Ancora sull’attacco alla 194 in Consiglio comunale. Un contributo.
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Ancora sull’attacco alla 194 in Consiglio comunale. Un contributo.

Riceviamo e pubblichiamo un approfondimento e una riflessione su quanto successo la settimana scorsa in Consiglio comunale, con l’attacco dalla Lega alla 194 e sul dibattito che si è svolto in aula.


 

A distanza di 40 anni anche a Modena viene aggredita la legge 194/78 sull’aborto, tra le conquiste di lotta femminista più importanti.  A macchia di leopardo, in numerose città italiane, i vari pezzi di integralismo cattolico pro-vita hanno guadagnato terreno, trovando nel partito catto-fascista della ‘’Lega nord’’ il migliore interlocutore, il più appetitoso vettore  per incanalare all’interno del discorso politico-istituzionale le istanze contro le eresie delle streghe abortiste!

E’ infatti della Lega la mozione, firmata Luigia Santoro, che il 7 febbraio scorso è stata presentata al consiglio comunale di Modena; una mozione sintetica, senza alcun tentativo di approfondimento, pregna solo dell’interpretazione surrettizia, falsificante, di alcuni articoli del testo di legge. La proposta arriva da una donna e questo dovrebbe far riflettere circa le recenti parole dell’antropologa Rita Segato: “il femminismo non può e non deve costruire gli uomini come nemici “naturali”. Il nemico resta l’ordine patriarcale, che a volte può essere incarnato anche da donne“.

Il femminismo, infatti, non è unicamente una questione femminile, riguarda tutt* coloro che lottano per un mondo diverso e più giusto. Il testo della consigliera Santoro era una pagina scarna che denotava il totale distacco da questa visione di libertà, o meglio, il profondo e mai abbandonato interesse patriarcale allo sradicamento del potere conquistato dalle donne. Perché le donne libere e libertarie fanno parecchia paura al potere, lo fanno pencolare, lo svestono e ne svelano gli abusi; le donne libere non si fanno comprare, non sono merce e mettono in discussione le strutture del capitalismo sulle quali il potere si sostiene. E il capitalismo si è sempre servito dell’appendice donna, colei che produce la forza-lavoro, la donna vista soprattutto come animale domestico, la cui faccenda più importante deve restare il lavoro di riproduzione e di cura non retribuito.

Credo che fibrillazioni pene-centriche di questo tipo (come anche il DDL Pillon), che ancora una volta mettono in discussione la nostra autodeterminazione, siano soprattutto l’effetto atteso del lavoro assembleare, delle partecipatissime manifestazioni delle reti femministe nate negli ultimi anni, come Non Una Di Meno. Queste sono nipoti di una lotta antica, figlie del bisogno di interpretare le connessioni tra il dominio patriarcale e la violenza del controllo degli Stati, la violenza delle frontiere, il razzismo e la paura del diverso. Non Una Di Meno ha la forza di essere l’unico movimento transnazionale autonomo; la sua lotta si abbraccia alle altre lotte, all’oppressione di classe, al razzismo, alle lotte ecologiste, contro ogni forma di recinzione e disciplinamento. L’attacco al corpo delle donne non può che essere un attacco politico, perché il corpo della donna è un corpo politico sul quale non si è mai finito di combattere.

Per questo si tenta ancora oggi di sabotare i diritti delle donne, come nel caso modenese che è simile a quello di Verona, dove purtroppo (grazie anche al voto favorevole della capogruppo in consiglio del PD) la mozione è stata approvata. Il testo della Santoro, poi bocciato, richiedeva di  ‘’proporre iniziative e politiche per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto’’  e di ‘’inserire nel prossimo Bilancio un congruo finanziamento da destinarsi alle associazioni del volontariato che operano nel territorio comunale per aiutare le madri in difficoltà che vorrebbero portare avanti la gravidanza.’’

E le associazioni che vengono pudicamente citate dalla consigliera Santoro, senza che lei ne faccia nomi, cognomi e segno di croce quel giorno erano presenti: imbavagliati, sguardi alienati, muniti di grandi manifesti in plexiglass. Sospetto che siano le stesse associazioni che si riuniscono indisturbate  davanti all’ospedale Policlinico di Modena (ospedale pubblico) in nome della crociata antiabortista, predicando contro le donne che per motivi personalissimi decidono di interrompere la gravidanza, accusandole di ‘’infanticidio’’.

IMG-20190208-WA0004La seduta consiliare era prevista per le 16:30 e già mezz’ora prima l’ingresso comunale era gremito di gente, arrivata lì per ribadire alla politica che sul corpo delle donne incarnano potere decisionale solo le donne. Così tant* da non riuscire ad entrare  tutt* dentro l’aula.

Oltre alla mozione della Lega erano state presentate altre 3 mozioni, due dal PD ed una da ‘’Articolo UNO- MDP- Per me Modena’’ . Quest’ultime ribadivano la necessità della piena  attuazione della legge 194/78 ma gli interventi in consiglio si sono poi tradotti in una sfilza di numeri e statistiche.  Gli esponenti del Partito Democratico hanno posto l’accento sulle questioni di carattere economico che farebbero da ostacolo per il proseguimento della gravidanza e per la crescita dei figli. Chiaramente è incontrovertibile la congiuntura con la condizione economica ma scatena un bel po’ di dubbi  se a parlarne è un partito, il PD, che in questi anni ha steso tappeti rossi alle politiche neoliberiste, pressanti  sulla precarizzazione delle condizioni di lavoro di donne ed uomini, in nome della flessibilità che si traduce nella ricattabilità, in particolare per le lavoratrici donne.

Nessun intervento ha pronunciato un ‘’no’’ secco agli obbiettori di coscienza, semplicemente si auspicava un maggiore controllo all’interno dei distretti ospedalieri. Il consigliere Carpentieri (PD) in risposta alla collega Santoro è arrivato ad affermare inoltre che i destinatari di quei soldi dovrebbero essere altri corpi, come la polizia.  Grave! ancora una volta viene utilizzato il corpo della donna per affrontare i temi securitari, sui quali si sono costruite intere campagne elettorali, che nulla hanno a che fare con la libertà delle donne.

Bisogna ricordare a chi amministra questa città che semmai ‘’le strade libere le fanno le donne che le attraversano’’ e non la militarizzazione, ribadire che non abbiamo alcuna intenzione  di prestare i nostri corpi per becere strumentalizzazioni in nome delle politiche repressive che hanno solo il demerito di terrorizzare, e che stanno soffocando gli spazi pubblici dei luoghi in cui viviamo.

Il femminismo non può essere ridotto alla sola questione sull’aborto ed ai diritti civili, si è femministi solo se lo si è integralmente; ci si domanda, infatti, come può un partito che non si è schierato con le lavoratrici sfruttate come le operaie di Italpizza fare proclami sulle libertà ed i diritti delle donne lavoratrici?!

La lotta è fica! Siamo la marea!

11 Febbraio 2019

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