A Modena è morta ammazzata un’altra donna.
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A Modena è morta ammazzata un’altra donna.

A Modena sono state uccise tre donne in quattro mesi.

L’ultima la settimana scorsa, ritrovata col volto sfigurato e il corpo abbandonato seminudo in un fossato nelle vicinanze di Albareto.  Si chiamava Benedita Dan.

In merito, riceviamo e pubblichiamo questo intervento:

A Modena è morta ammazzata un’altra donna.

Un’altra delle tante, senza nome e senza più voce. Di lei ora è rimasta solo una immagine stravolta e distorta lanciata dai media. A Modena è morta una donna, nera, puttana (non si dice ad alta voce ma tutti lo pensano). Una di quelle che fomenta il degrado in città. Non una persona, ma bensì un’emarginata, donna, nera, migrante, lucciola secondo alcuni.

La narrazione dei giornali è stata quella classica, che sminuisce la gravità dell’atto additando colpe a fattori fittizi. Lui era italiano si, ma meridionale, con tanti problemi alle spalle. L’ha uccisa perché non è stato soddisfatto dalla prestazione di lei.
La storia però non è questa, così è narrata male. La storia giusta è quella dell’ennesima vittima di un sistema razzista che impone alle donne migranti di doversi arrangiare come possono per poter vivere in questa città, così come accade in tante altre. La storia giusta dice che la morte di questa donna spalanca le porte su un costrutto sociale in cui l’uomo, maschio, etero e soprattutto italico non è cattivo, a meno che non sia meridionale. Si, perché in un sistema razzista e machista quale è quello in cui viviamo, non può essere altrimenti. Le persone vengono rinchiuse in compartimenti stagni da cui è ben difficile uscire.

Il punto di questa storia però non è nemmeno arrivare a dire che le donne si trovano nella condizione in cui la prostituzione risulta essere l’unico modo per sopravvivere. No, la prostituzione volontaria, al di fuori del sistema patriarcale e  machista della tratta, è in realtà una forma di autodeterminazione femminile e trans-femminile sul proprio corpo e nella società. Ma di questo, potremo parlare poi.

La donna morta ammazzata a Modena è solo l’ennesima rappresentazione di un sistema che va via via verso il collasso. La città non fa che mostrarci quotidianamente il suo lato più duro e securitario, con camionette di militari coi mitra pronti, pattuglie in ogni angolo e controlli a tappeto (ovviamente solo in certi luoghi della città,guai a controllare anche quelli in mano al degrado vero, cioè le mafie!) eppure qualcosa sfugge.

A osservare i dati (a Modena così come nel resto d’Italia) i furti sono in calo, le strade sono più sicure ma aumentano indicibilmente gli stupri e le violenze domestiche.

Perché l’uomo maschio etero, medio e mediocre, non è in grado di incanalare le proprie frustrazioni in altro modo se non quello più facile, sfogandosi sulla “propria” compagna, moglie, fidanzata o, perché no, sulla famigerata lucciola.
A Modena, ma non solo qui, le donne (e non solo le donne) continueranno a finire ammazzate finché questo sistema securitario, oppressivo, filo fascista, non collasserà o non sarà completamente destituito.

Dato che questo articolo ha scatenato molte polemiche e enormi fraintendimenti abbiamo ritenuto opportuno prendere parola per chiarire alcune cose.

Innanzitutto non si tratta assolutamente di un intervento associabile in alcun modo a Non Una Di Meno. Non comprendiamo del tutto come si sia potuto arrivare a simili conclusioni leggendo il pezzo ma abbiamo tolto ugualmente l’immagine del post di Non Una Di Meno in ricordo  di Benedita Dan per non alimentare ulteriori equivoci. Anche l’immagine principale (delle scritte sul muro a fianco dell’Università) non è in nessun modo associabile al pezzo che ci è stato inviato che, ribadiamo, non è un prodotto diretto di Senza Quartiere ma che abbiamo deciso in ogni caso di pubblicare.

In città le cose si muovono anche se non le vediamo e a prescindere da noi. Come Senza Quartiere pensiamo che il nostro intento sia proprio quello di “narrarle”, di “dargli voce”, di “mostrarle” queste cose che si muovono. Senza Quartiere è uno spazio aperto e chiunque è libero di contattarci (anche nella chat Facebook, per dire) ed inviarci delle segnalazioni, dei pezzi o delle critiche anche feroci su ciò che è stato pubblicato.

Se qualcuno ha ritenuto che questo articolo pubblicato abbia in qualche modo vilipeso la memoria di Benedita ce ne scusiamo, tuttavia crediamo che il modo migliore per affrontare i problemi non sia quello di chiudersi a riccio ma di aprirsi ancor di più. Abbiamo deciso dunque di ripostare l’articolo togliendo ogni riferimento a Non Una Di Meno e arricchendolo col comunicato sul femminicidio appena accaduto nella nostra città prodotto da Casa delle Donne, che lancia inoltre una fiaccolata in memoria di  Benedita per venerdì 26 aprile.

Chiunque abbia commenti o critiche al testo pubblicato ce le invii e saremo felici di inserirle all’interno dell’articolo. Grazie.

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14 Aprile 2019

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