Un solo 25 aprile e tre manifestazioni quest’anno a Modena.
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Un solo 25 aprile e tre manifestazioni quest’anno a Modena.

Un solo 25 aprile e tre manifestazioni quest’anno a Modena per il giorno della Liberazione.

Una giornata animata già di prima mattina con il corteo promosso dal Guernica (a cui aderisce anche il sindacato S.I.Cobas) partenza ore 10.00 davanti al ceppo dei caduti dell’eccidio delle Fonderie (via Ciro Menotti).

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Il governo continua con la sua schifosa diffusione di razzismo, sessismo  e guerra ai poveri. A noi viene negato di poter decidere sui nostri corpi, ci denigrano e ridicolizzano perché giovani, ci giudicano e discriminano per ciò che siamo.
Abbiamo la pelle di colore diversa ma lavoriamo negli stessi posti di lavoro, studiamo dietro gli stessi banchi, attraversiamo le stesse strade.
La sicurezza di Salvini è chiudere i porti, istigare alla violenza e stare a guardare quando intorno a noi tutto crolla.
Ci vogliono divisi, ci dobbiamo difendere, abbiamo bisogno di una nuova liberazione da questa classe politica, che, attraverso televisioni e giornali, identifica in noi il nemico.
Il 25 Aprile attraversiamo insieme le strade dei quartieri popolari. Contro il fascismo, lo sfruttamento e il patriarcato

Non c'è niente da festeggiare Per una nuova liberazione da razzismo, sfruttamento e patriarcatoCorteo sociale 25…

Pubblicato da Spazio Guernica su Martedì 9 aprile 2019

Il 25 APRILE SI AVVICINA.

Quest’anno, come sempre, non possiamo fare finta di nulla. Da diversi anni abbiamo iniziato a scendere in piazza in questa giornata, la prima volta fu immediatamente successiva agli arresti di quattro nostri compagni antifascisti che avevano contestato un comizio di fiamma tricolore in un noto albergo modenese. Da quel giorno decidemmo di caratterizzare questa data.
Non che prima non guardassimo con interesse al ricordo della liberazione dal giogo del nazifascismo, il problema, semmai, stava proprio nel concetto stesso di ‘ricordo’. Non abbiamo mai apprezzato la vuota retorica con cui questa città ha sempre definito la ‘resistenza’, l’abbiamo sempre trovato un modo per creare una sorta di distacco tra gli eventi di quei giorni e la realtà quotidiana in cui si è immersi. Del ricordo in se, per l’uso di cui se ne è fatto in tutti questi anni, è rimasta solamente una vuota e tristissima astrattezza in grado solamente di esprimersi tramite una sorta un narcisismo buono solo a levare la polvere dalle spillette e dai consunti fazzoletti rossi ormai resi ridicoli dalla realtà della politica.

Capiamoci non abbiamo nulla da recriminare a chi crede in chi aspetta fine Aprile per sfoggiare la veste antifascista per poi, durante il resto dell’anno, aprire strutture di contenimento per poveri.
Non abbiamo nulla da recriminare a chi crede in chi sfoggia sorrisi a trentadue denti inaugurando palazzine  di recentissima costruzione, dedite al cosiddetto ‘sociale’ (quanto odiamo questa parola), per poi invocare a gran voce l’intervento della questura col fine di sgomberare interi nuclei familiari in assoluta povertà.
Non abbiamo nulla da recriminare a chi crede in chi, il 9 gennaio di ogni anno, vestito di tutto punto, recita un copione scritto con l’inchiostro dell’ipocrisia, portando corone di fiori sul cippo dedicato ai lavoratori uccisi per mano della polizia di Scelba, per poi tentare di soffocare con manganelli e lacrimogeni le lotte sul posto di lavoro dei nostri giorni.
Non abbiamo nulla da recriminare a chi crede in chi parla del futuro dei giovani dopo aver eliminato ogni prospettiva e ogni garanzia sociale.
Non abbiamo nulla da recriminare a chi crede in chi blatera di difesa ambientale e di rischio climatico, per poi cementificare le poche aree verdi rimaste e speculare sulla nostra salute tramite la raccolta (incendio) dei rifiuti.

Non abbiamo nulla da recriminare a chi….o meglio, non abbiamo nulla da spartire con tutti coloro che sperano che un presente differente da questo sia possibile, senza rimettere tutto in discussione.
La paura di aver qualcosa da perdere è subdolamente il punto di forza di coloro che dobbiamo combattere.
La liberazione di cui abbiamo bisogno passa dal riscatto della nostra condizione esistenziale, passa dalla necessità di riprendere in mano il nostro presente, passa dal mettere all’angolo l’individualismo in cui siamo immersi fatto di piccoli grandi problemi personali e quotidiani. Passa dal sentirsi parte di qualcosa di più grande e potente.
Passa dall’essere un movimento di riscatto e di liberazione collettivo, in grado di tessere relazioni sociali di solidarietà e di mutuo aiuto. Questo vuol dire mettere radici e prosperare in barba a chi specula e distrugge le nostre vite.

Quello che abbiamo imparato in tutti questi anni: nel buio tra i monti della Val Di Susa, nel gelo mattutino davanti ai cancelli dello sfruttamento e nel calore del buon esito di un duro picchetto operaio, nei sorrisi delle famiglie quando viene rinviato uno sfratto, negli sguardi stupefatti dei giovani studenti e universitari quando, per la prima volta aprono un portone per ridare vita e autogestire uno spazio abbandonato e in disuso…bhè in tutti questi anni abbiamo imparato che da perdere abbiamo solo le nostre catene.
Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di liberarci di questo pesante giogo.

Il 25 Aprile non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza.

La giornata proseguirà poi con il tradizionale pranzo in via Carteria e una serata Hip Hop.

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Sempre la mattina, stesso orario (ore 10.00) ma in Piazza Matteotti, si terra il corteo del Camion Banda della Banda Popolare dell’Emilia Rossa.

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Infine, nel pomeriggio, con concentramento – ore 15.00 – in piazza Pomposa si terrà il corteo (di area anarchica) contro i lager di Stato, contro l’apertura del Cpr e il razzismo di Stato.

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BASTA LAGER DI STATO.

25 APRILE CONTRO IL RAZZISMO E CONTRO I FASCISTI

Se lo Stato avanza la libertà recede.

Lo Stato avanza chiudendo i porti, respingendo alla frontiera chi emigra e finanziando i lager libici, aumentando la ricattabilità degli sfruttati (stranieri o italiani che siano), inasprendo la repressione verso marginali e ribelli, rafforzando i poteri di polizia, allargando e diffondendo sul territorio galere e zone detentive d’eccezione. Lo Stato costruisce consenso intorno a un clima di rancore e paura, garantendo lauti profitti a chi finanzia e gestisce le strutture di controllo.

I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), campi detentivi per emigranti, sono l’espressione più brutale di questo avanzamento: migliaia di persone considerate irregolari saranno internate nei lager di Stato in attesa della deportazione nei presunti luoghi d’origine. L’Europa li ha chiesti, il PD li ha creati e la Lega li riempirà: non c’è governo che si salvi.

Il CPR così come le deportazioni rimangono gli strumenti centrali di deterrenza per le persone emigranti. È l’ultimo anello di un sistema di controllo, sfruttamento e messa a valore degli individui che passa attraverso il costante ricatto dei documenti, le forme di disciplinamento del sistema d’accoglienza e le forme di lavoro gratuito, propagandato dietro false promesse.

A Modena l’ex CIE diverrà il CPR per l’Emilia-Romagna, una struttura già nota per la durezza dei trattamenti riservata agli internati, da questi ultimi definita “peggio della galera” e da essi stessi chiusa a suon di rivolte nel 2013.

È necessario contrastare questa ennesima espressione del razzismo di Stato e ricordare a chi governa che ancora una volta simili strutture troveranno opposizione. Se le nostre condizioni sono miserabili e le nostre libertà sempre più limitate è perché c’è chi, sotto di noi, subisce sfruttamento e privazione della libertà in modo ancora peggiore.

Ci opponiamo ai CPR perché:

SONO ESPRESSIONE DELLA SVOLTA AUTORITARIA

attuata dagli ultimi governi e tesa a colpire chi sta ai margini, chi non si adegua o chi si ribella, avvisaglie di un vero e proprio Stato di polizia.

RENDONO CHIUNQUE PIÙ RICATTABILE

La minaccia dell’espulsione porta ad accettare anche le peggiori condizioni pur di mantenere il lavoro necessario per il rilascio dei documenti, producendo un generale peggioramento delle condizioni lavorative e di vita di tutti.

DIFFONDONO XENOFOBIA E RAZZISMO

Se chi emigra è trattato da nemico, la solidarietà fra sfruttati va in pezzi a tutto vantaggio di chi ci sfrutta e su ciò l’attuale governo continuerà a guadagnare consensi.

E se paura e rancore dilagano il neofascismo prolifera.

A Modena esso gode di luoghi sicuri, come “Terra dei Padri”, dove i fascisti in camicia nera, l’altra faccia del razzismo di Stato, si preparano a venir fuori appena padroni e governanti lasceranno le briglie. Scendere in strada contro lo Stato di polizia significa scendere in strada anche contro i suoi fiancheggiatori.

Scendiamo in strada il 25 aprile contro tutto ciò.

Solidali con chi è prigioniero perché ha lottato e si è ribellato contro tutto ciò.

OPPORSI AI LAGER DI STATO!

OPPORSI AL RAZZISMO E ALLO STATO DI POLIZIA!

OPPORSI AI FASCISTI!

CONTINUARE A LOTTARE!

PIAZZA DELLA POMPOSA – MODENA – H. 15:00

Tre cortei e una Liberazione.

 

23 Aprile 2019

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