Modena Pride, un successo e una nota stonata.
Voci dalla città

Modena Pride, un successo e una nota stonata.

Una colorata e gioiosa marea ha invaso Modena in un soleggiato primo sabato di giugno.

Un successo. Una festa. Il Pride della città non può essere definito certo in altro modo e i bollettini numerici parlano di presenze che oscillano dalle 10.000 alle 20.000 persone.
Un lungo corteo che ha attraversato Modena per oltre tre ore, a suon di musica, freschezze, voglia di vivere e divertirsi.

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«We are everywhere!»

Una ricorrenza particolare quella di quest’anno, non solo perché cadeva allo scoccare del cinquantennale dei moti di Stonewall ma anche perché le rivendicazioni LGBTQI si andavano ad intrecciare a discorsi e atteggiamenti governamentali sempre più improntati al razzismo e alla discriminazione di Stato. Non a caso, sabato 1 giugno, in contemporanea con Modena, scendevano in piazza anche Padova, Perugia, Alessandria e Salerno, prime tappe di un Pride che avrà luogo in molte altre città italiane durante l’estate (a Bologna sarà il 22 giugno, ad esempio).

Slogan e cartelli contro i Ministri Fontana e Salvini assieme a tanta voglia di fare festa e di divertirsi. La città c’è, risponde e scende in piazza.

Ad aprire il corteo, lo striscione del Modena Pride che recita «Diritti al centro» mentre in testa marciano gli organizzatori dell’Arcigay di Modena del circolo Matthew Shepard assieme alle autorità “civili” col sindaco di Modena Muzzarelli in prima fila accompagnato per l’occasione dal suo omologo di Spilamberto e da altri amministratori della provincia.

Un lungo serpentone di quasi due chilometri che attraversa la città per poi tornare al punto di partenza, dove c’è il palco allestito al parco Novi Sad che attende il corteo e sul quale si esibiranno Benji e Fede.

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Se il Modena Pride è stato un successo di pubblico e di partecipazione non tutto il terreno sul quale si è svolto questo giorno dell’orgoglio risulta così liscio e così piano come suggerisce l’apparenza.

La mattina, infatti, si era tenuta la cosiddetta “Processione di riparazione”, “benedetta” e “incoraggiata” anche dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana assieme al neoeletto consigliere comunale Alberto Bosi, per “ripulire” la città dal “peccato” del Gay Pride. Processione tutta politica perché, dietro alla vesti della grottesca “goliardata”, della “Processione riparatoria” organizzata dal Comitato San Geminiano Vescovo e guidata da don Giorgio Bellei, si nascondevano i volti dell’estrema destra del territorio, dal leader di Forza Nuova Bertaglia al boss di Terra dei Padri De Maio, presente alla processione con la figlia, anch’essa neoeletta in consiglio comunale.

Non a caso, in contemporanea con la processione mattutina, il movimento femminista NonUnaDiMeno aveva organizzato un flash mob con tanto di scope e piumini per “ripulire” le strade dall’omofobia e “preparare” il terreno per la manifestazione pomeridiana.

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Una parentesi fortunatamente surclassata dai numeri e dalla partecipazione al Modena Pride, quella della “Processione di riparazione”, che tuttavia dovrebbe far riflettere la città su quanto nulla debba essere ormai dato per scontato oggigiorno e su come ci sia sempre qualcuno in agguato pronto a riavvolgere le lancette dell’orologio indietro di secoli.

Infine, a fine corteo, ci è capitato di assistere ad una piccola “pecca” di questo Modena Pride che vorremmo far conoscere, perché, dopo un corteo bellissimo e partecipatissimo, vedere la municipale scagliarsi e accanirsi contro un carrettino che offriva Mojito e staccare multe da più di 5.000 euro (una da 5.000 euro più due da 2.500) francamente non è un bel segnale. La nota stonata di una manifestazione fin lì riuscitissima.

Sembrava che non aspettassero altro.

Così, se NonUnaDiMeno  in mattinata “ripuliva” la città dall’omofobia della “Processione riparatrice”, la polizia del sindaco, a fine giornata, a fine Gay Pride e senza che nessuno ci badasse troppo, “ripuliva” la città dalle “anomalie” di un giorno straordinario.

Forse qualcosa di più di una piccola nota stonata… Ma noi siamo maliziosi.

 

2 Giugno 2019

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