Vertenza Italpizza: “Tornare alla normalità. Tornare al silenzio.”
Voci dalla città

Vertenza Italpizza: “Tornare alla normalità. Tornare al silenzio.”

Sabato mattina, nella sede modenese di Confindustria Emilia, era stato raggiunto un accordo tra Italpizza, le cooperative Cofamo ed Evologica, Confcooperative, Confindustria e Legacoop da una parte, e i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) dall’altra (anche se non c’è da esserne così sicuri).

Anche perché l’azienda, dopo esser riuscita ad escludere da tutti i tavoli di trattativa il SiCobas, salutava positivamente l’incontro con queste parole, pronunciate dal consigliere delegato Bondioli:

«Siamo soddisfatti perche’ finalmente si e’ compiuta la condizione per la quale da tempo lavoravamo, nonostante le forti pressioni e le difficolta’ causate dai blocchi illegali.»

Dalla sera precedente, intanto, in concomitanza con una grigliata di solidarietà proprio davanti ai cancelli di Italpizza, il sito ( http://www.nuovocaporalato.it ) riconducibile alla Flai Cgil diventava irraggiungibile. Al suo posto, una schermata nera (a lutto quasi) e una frase sibillina, firmata Umberto Franciosi della Flai Cgil Emilia-Romagna.

franciossi

Oggi, arrivano le prime risposte a quell’accordo sia da parte del S.i.Cobas, che parla chiaramente di “libertà di parola” e di “libertà di associazione sindacale” nonché di un rischio che il modello Italpizza possa essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari a Modena e non solo, sia da parte dell’opposizione Cgil de “il sindacato è un’altra cosa” che ricorda come sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause all’interno dello stabilimento e della gravità del fatto che sia stato fatto passare il principio secondo il quale sia la direzione aziendale a “scegliersi” i sindacati con cui parlare.

Li pubblichiamo entrambi, partendo dal comunicato del S.i.Cobas.

TORNARE ALLA NORMALITA’
TORNARE AL SILENZIO
Nota sugli accordi tra sindacati confederali ed Italpizza

Il primo, concreto risultato del tavolo tra Cgil-Cisl-Uil e #Italpizza è stata l’esclusione di una parte dei lavoratori dal tavolo della trattativa, da cui i delegati del S.I. Cobas sono stati esclusi e allontanati in malo modo dalla Digos. Vi sembra giusto? Da notare che in quella stessa sede di Confindustria il Si Cobas ha firmato in passato importanti accordi con altre aziende.
L’accordo firmato dalla triplice parla dell’avvio di una contrattazione di sito, ma la stessa non era già stata avviata 6 mesi fa? Non si doveva già garantire la revisione dei contratti applicati? Non si doveva parlare di contratto Alimentare? Nulla di questo viene accennato nell’accordo.
Italpizza dal canto suo ribadisce sempre la stessa litania: quel che c’è va bene così com’è!
Il diritto all’assemblea sindacale viene commentato dai sindacati firmatari dell’accordo come una conquista, eppure tale diritto è già previsto dalla normativa, il fatto che non fosse garantita né ai lavoratori in appalto né ai lavoratori diretti di Italpizza è dunque una violazione, non la conquista di un accordo di secondo livello!

L’obiettivo del tavolo separato tra tutte le parti, con l’esclusione del S.I. Cobas, viene ben spiegato dalla nota diffusa dalle cooperative di Italpizza: “All’origine di questo importantissimo passo – da cui continueranno ad essere esclusi coloro che si sono posti in opposizione ed, anzi, in sfregio delle regole del vivere civile e della legalità – l’ennesimo riconoscimento dell’assoluta correttezza del nostro agire”.
L’obiettivo è proprio l’esclusione di “coloro che si sono posti in opposizione”, il ritorno alla normalità. Obiettivo è il riconoscimento dell’assoluta correttezza dell’azienda, cioè dell’assoluta correttezza dei contratti applicati, dei turni, delle norme di sicurezza, del versamento dei contributi, ecc.

Ricordiamo che i primi due punti della piattaforma di rivendicazioni della CGIL, per i quali è stato proclamato lo sciopero di maggio, erano la “libertà di parola” e la “libertà di associazione sindacale”. Chiediamo quindi: è giusto che venga firmato un accordo in cui è prevista la libertà sindacale solo per alcuni, ma con l’esclusione dei lavoratori del S.I. Cobas? Che razza di concetto ha la segreteria CGIL della libertà e dei diritti? La libertà e i diritti sono per tutti, o non sono!

Che i dirigenti CGIL facciano valere questi principi, senza prestarsi al gioco padronale: questa non è una vertenza qualsiasi. Il modello Italpizza rischia di essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari, a Modena e non solo. Per quale motivo industrie come Barilla, Buitoni, Pavesi, Antico Forno, Valpizza, Cameo e Nestlè dovrebbero continuare ad applicare il contratto alimentare, quando Italpizza dimostra che è possibile applicare il contratto di pulizie ed avere persino l’appoggio dei sindacati?
Per quale motivo le aziende dovrebbero continuare a parlare coi sindacati, se Italpizza dimostra che ci si può scegliere gli interlocutori?

Una cosa è certa, un imbroglio come quello firmato da Cgil Cis e Uil nel 2015, che sanciva il peggioramento delle condizioni dei lavoratori facendoli regredire da un contratto alimentare a quello delle pulizie e multiservizi ora sarà difficilmente realizzabile con il controllo, l’esperienza e le consapevolezze acquisite dai lavoratori che, anche se non saranno ammessi al tavolo da Italpizza, non saranno disponibili a farsi nuovamente prendere in giro.

Di seguito, invece, il comunicato de il sindacato è un’altra cosa, opposizione Cgil.

La fase che si è aperta dopo l’incontro del 31/05 tra direzione Italpizza e sindacati confederali, apre uno scenario nuovo e contraddittorio. Da una parte è indubbiamente positivo che si sia conquistato il diritto alle assemblee interne per i dipendenti delle due cooperative e che si sia aperta una discussione sugli assetti contrattuali; ma d’altra parte Italpizza ha ottenuto alcuni risultati politici  molto favorevoli: la rottura del fronte tra CGIL e Si Cobas (che era il vero incubo dell’azienda), la delegittimazione del ruolo e degli scioperi promossi dal sindacato di base, una fase di tregua dopo mesi di conflitto che evidentemente avevano intaccato i risultati e l’immagine di Italpizza. A tal proposito è significativo quanto inquietante che sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause fisiologiche rimosso negli scorsi mesi grazie agli sciopero.

Particolarmente grave è che sia passato di fatto il principio aziendale per il quale è la direzione a “scegliersi” i sindacati con cui parlare: un grave abuso antidemocratico (che la CGIL, per altro, continua a subire nel gruppo industriale più grande d’Italia e in molte vertenze diffuse  – vedi Castelfrigo), in cui i padroni si arrogano il diritto di parlare e contrattare solo con le organizzazioni compatibili ai propri interessi.

La cosa da fare, adesso, per evitare che questi “vantaggi” strappati da Italpizza si trasformino in un arretramento delle ragioni dei lavoratori, è imporre che la fase di discussione abbia tempi contingentati e predefiniti: dicendo chiaramente che la CGIL non si accontenta della “concessione” di un tavolo in cambio della pacificazione, che la trattativa, al di là degli esiti, deve avere una finalizzazione rapida SULLA BASE DELLE PAROLE D’ORDINE DELLA REINTERNALIZZAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE DI SITO. E chiedendo con forza che al tavolo di trattativa siano ammessi anche i Si Cobas, in virtù di un principio di rispetto minimo della rappresentanza reale e dell’agibilità democratica in quell’azienda.   La discussione sulle applicazioni contrattuali in Italpizza non è un fatto tecnico, ma una questione politica e di rapporto di forza. o passa l’arbitrio aziendale o passano le esigenze di giustizia ed equità di chi lavora. E’ necessario che la CGIL faccia pesare continuamente sul quel tavolo l’unica vera arma che il sindacato e i lavoratori hanno in mano: lo sciopero e il blocco delle merci in entrata e in uscita. Mesi di chiacchiere, commissioni e sottocommissioni , buone solo a raffreddare i conflitti e mettere nell’angolo i Cobas, sarebbero un colpo mortale per la CGIL.

RICONQUISTIAMO TUTTO
(area di opposizione in cgil)

 

5 Giugno 2019

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