Tre giorni di sciopero al Salumificio Bellentani di Vignola
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Tre giorni di sciopero al Salumificio Bellentani di Vignola

Riprende lo sciopero al comparto carni di Vignola. Dopo le prime lotte sindacali i padroni provano a cambiare i rapporti di forza.

La ditta Bellentani, salumificio facente parte del gruppo Citterio, era stata al centro delle prime lotte sindacali del SiCobas. Lavoratori e lavoratrici si erano battute sia per l’applicazione del contratto alimentare sia denunciando le numerose irregolarità nel cantiere produttivo.
Una lotta che aveva portato all’interno della fabbrica un netto miglioramento delle condizioni lavorative, un alto numero di lavoratori sindacalizzati ed una maggiore consapevolezza dei diritti sul posto di lavoro. Fino ad oggi, quando in concomitanza all’ingresso di una nuova coopertiva, la Fidelium Srl (entrata granzie ad nuovo appalto), all’interno della fabbrica viene introdotto un servizio di sicurezza privata.

Fino a qui tutto bene, ma quando ci sarà lo schianto al suolo? Lo schianto arriva quando l’11 giugno 7 lavoratori vengono “diffidati” tramite contestazione disciplinare per aver reagito alla presenza della sicurezza privata nel magazzino. Il ricatto è chiaro e la mattina seguente parte lo sciopero davanti ai cancelli del salumificio. Chi è sindacalizzato o ha una minima coscienza di classe deve essere tenuto sotto controllo e allontanato dal posto di lavoro, insomma chi disturba o rompe le uova nel paniere ai profitti sulla propria pelle è un ostacolo che deve essere rimosso.
Durante questi tre giorni di sciopero il protagonismo di questi “buttafuori” in divisa nera non si è fatto aspettare. Dal mobbing sulle linee di lavorazione si passa agli insulti e spintoni davanti ai cancelli, fatti non nuovi nei distretti produttivi (si ricorda ad esempio come davanti ai cancelli della vicina AlcarUno negli scorsi anni piu volte i lavoratori in sciopero venissero minacciati dalla vigilanza privata che in piu occasioni tentò pure di sgomberare il presidio).

Il bilancio è grave: una lavoratrice in ospedale a causa di un attacco di panico causato dalle pressioni dei “bodyguard” e di un lavoratore con il polso rotto da un funzionario di polizia durante una carica. Notiamo come l’intervento della forza pubblica sia sempre funzionale alla difesa del profitto: una volta scortati i tir all’interno della fabbrica a suon di cariche e lacrimogeni, i comparti celere dei carabinieri si sono volatilizzati come foglie al vento.

Se da una parte i carabinieri sono al servizio del settore produttivo di sicuro non lo sono per chi denuncia vessazioni e pretende migliori condizioni.

15 Giugno 2019

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