Ancora repressione a Italpizza. Fermati due delegati sindacali, uno tratto in arresto.
Voci della città

Ancora repressione a Italpizza. Fermati due delegati sindacali, uno tratto in arresto.

Giovedì 27 giugno.

A una settimana esatta dalla protesta dei lavoratori in Consiglio comunale e da un intervento in Parlamento dell’onorevole Stefania Ascari sul caso Italpizza, dopo che da giorni (da lunedì per l’esattezza), ininterrottamente, davanti a quell’azienda viene schierata la celere e vengono lanciati lacrimogeni in quantità industriale (senza che nessun giornale cittadino ne dia notizia), due delegati sindacali del SiCobas vengono presi, ammanettati e portati in questura.

È l’escalation di una situazione che tutti in città (dalla politica ai mezzi d’informazione per finire alla Cgil) continuano intenzionalmente ad ignorare.

D95OsYjXUAAoGWX.jpg largeLa Vignolese rimane un’arteria sostanzialmente congestionata mentre Italpizza è un’azienda di fatto completamente militarizzata. Basta passarci anche solo una volta davanti per comprenderlo e, novità di questa settimana, sono comparse addirittura le vedette della Digos sui tetti dell’azienda.

Se la politica balbetta, quando non rimane proprio silente, e giornali e mondo dell’informazione cittadina se ne stanno ben defilati, la quantità di carabinieri, polizia e municipale che ogni giorno interviene davanti a quei cancelli suggerisce che la vertenza non è proprio delle più insignificanti.

Voci di corridoio affermano che se dovesse passare il modello Italpizza (“eccellenza” del territorio modenese), col contratto multiservizi mantenuto al posto di quello alimentare, allora pure altre multinazionali attive nel settore agroalimentare che operano oggi in Italia si sentirebbero autorizzate a passere a contratti di questo tipo. Ecco la posta in gioco, in soldoni, di quello che accade da più di sette mesi nei pressi dello stabilimento di San Donnino.

Se questo è il contesto nel quale si inseriscono gli arresti di oggi, la dinamiche denunciate dal sindacato SiCobas, in un intervento corredato da un video sulla sua pagina facebook, sono piuttosto inquietanti:

Davanti ai cancelli di #Italpizza la situazione è ormai insostenibile: dopo le denunce del sindacato sui continui abusi di potere, pestaggi e minacce contro operai e rappresentanti sindacali, la Questura di Modena sceglie di alzare il livello dello scontro.
La violenza contro il picchetto cresce di ora in ora, con l’uso massiccio di manganelli e gas CS lanciati in pieno volto alle persone sedute a terra, i funzionari Digos danno ordini ai celerini: “Oggi dobbiamo arrestarne 10! Prendeteli!”.

Per supportare gli arresti ci vogliono dei motivi: è così che carabinieri e polizia fanno la coda al Pronto Soccorso per farsi refertare improbabili traumi e contusioni. È chiaro che si tratta di fake news: dove sono i lanci di sassi? Dove sono le aggressioni? Le uniche immagini che continuano a giungere da Strada Gherbella mostrano decine di energumeni coperti da placche in kevlar, caschi, scudi e maschere antigas che aggrediscono operai ed operaie a mani nude, fermi davanti ai cancelli o ai camion.

In questo momento due delegati sindacali del S.I. Cobas, sono in stato di fermo in Questura. Non sappiamo ancora con quali accuse. I funzionari Digos minacciano di trattenerli fino a ché non verrà soppresso lo sciopero.
Altri due operai, feriti durante le cariche di questa mattina, sono stati minacciati dalla polizia in ospedale, mentre venivano curati.

Ribadiamo ancora una volta che questo è il risultato della vergognosa strategia concertata tra azienda, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil per escludere il S.I. Cobas dalle trattative.
Che sia chiaro però: non è più possibile normalizzare il Sistema-Modena, non è più possibile far calare il silenzio sul vergognoso sistema di sfruttamento che da trent’anni opprime il nostro territorio!

Botte vere (agli operai), feriti finti (tra i celerini)

Davanti ai cancelli di #Italpizza la situazione è ormai insostenibile: dopo le denunce del sindacato sui continui abusi di potere, pestaggi e minacce contro operai e rappresentanti sindacali, la Questura di Modena sceglie di alzare il livello dello scontro. La violenza contro il picchetto cresce di ora in ora, con l'uso massiccio di manganelli e gas CS lanciati in pieno volto alle persone sedute a terra, i funzionari Digos danno ordini ai celerini: “Oggi dobbiamo arrestarne 10! Prendeteli!”. Per supportare gli arresti ci vogliono dei motivi: è così che carabinieri e polizia fanno la coda al Pronto Soccorso per farsi refertare improbabili traumi e contusioni. È chiaro che si tratta di fake news: dove sono i lanci di sassi? Dove sono le aggressioni? Le uniche immagini che continuano a giungere da Strada Gherbella mostrano decine di energumeni coperti da placche in kevlar, caschi, scudi e maschere antigas che aggrediscono operai ed operaie a mani nude, fermi davanti ai cancelli o ai camion. In questo momento due delegati sindacali del S.I. Cobas, sono in stato di fermo in Questura. Non sappiamo ancora con quali accuse. I funzionari Digos minacciano di trattenerli fino a ché non verrà soppresso lo sciopero. Altri due operai, feriti durante le cariche di questa mattina, sono stati minacciati dalla polizia in ospedale, mentre venivano curati. Ribadiamo ancora una volta che questo è il risultato della vergognosa strategia concertata tra azienda, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil per escludere il S.I. Cobas dalle trattative. Che sia chiaro però: non è più possibile normalizzare il Sistema-Modena, non è più possibile far calare il silenzio sul vergognoso sistema di sfruttamento che da trent'anni opprime il nostro territorio!INDIETRO NON SI TORNA! AVANTI FINO ALLA VITTORIA!

Pubblicato da S.i. Cobas Modena su Giovedì 27 giugno 2019

Nel primo pomeriggio, davanti alla Questura di Modena un nutrito presidio di lavoratorio domanda e attende la liberazione dei due fermati (entrambi delegati sindacali della Gls di Modena).

Chi è al presidio racconta di lacrimogeni (a granata) finiti già alle dieci di mattina e di agenti costretti a utilizzare quelli che si lanciano con gli appositi fucili. Racconta di un’ambulanza, vista arrivare in un momento di relativa calma, che carica qualche poliziotto e se ne va mentre i due fermati vengono arrestati in una situazione in cui si trovavano isolati dagli altri, senza testimoni né telefonini in grado di riprendere quanto effettivamente avvenendo.

Un primo fermato verrà rilasciato con un plico di denuncie già nel pomeriggio mentre l’altro, C. M. lavoratore e padre di due figli, verrà trattenuto in stato d’arresto con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Il sindacato SiCobas, inoltre, sempre su Facebook, denuncia come le accuse mosse al delegato tratto in arresto non avrebbero altri testimoni se non la polizia (allegando alle affermazioni altre due foto).

 Durante il fermo si è sentito male, un’ambulanza l’ha prelevato dagli uffici della Questura e portato in ospedale. Qui è rimasto piantonato come un criminale (foto 1), mentre i carabinieri facevano la fila per farsi refertare improbabili traumi (foto 2) utili a giustificare gli arresti.

Dall’ospedale C. è stato portato in cella. Domattina viene processato per direttissima.
A lui e alla sua famiglia tutta la solidarietà del sindacato.

La lotta continua. Indietro non si torna!

Arresti che sembrano “preparati”, stando a quello che denunciano i lavoratori in sciopero, e visto quanto accaduto non troppo tempo fa a Modena con l’arresto (poi con l’assoluzione) di Aldo Milani, quanto accaduto oggi dovrebbe far drizzare quantomeno le antenne a quanti ancora professano o proclamano una sorta di impegno civile.

Modena sta marcendo e davanti ai cancelli di San Donnino si sta consumando qualcosa di un po’ più ampio di una semplice vertenza sindacale.

 

27 Giugno 2019

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