Ancora repressione a Modena. Colpiti tre ragazzi che contestavano il G7.
Voci dalla città

Ancora repressione a Modena. Colpiti tre ragazzi che contestavano il G7.

Questa mattina, all’alba, la Digos di Modena ha bussato alla porta di tre ragazzi, due lavoratori e uno studente, li ha prelevati dalle loro case e li ha portati in Questura.

L’operazione repressiva, si scopre ben presto,  non interessa solo Modena, l’indagine infatti è coordinata dalla Procura di Torino, dal procuratore aggiunto Emilio Gatti e dalla pm Manuela Pedrotta e vede operazioni di polizia svolgersi anche in altre città: Venezia, Torino, Firenze, Bari e Val Susa. Bersaglio dell’operazione: il G7 di Venaria del settembre 2017, fuori Torino, con la mobilitazione “Reset G7” contro la calata alle porte del capoluogo piemontese dei ministri dei Paesi G7 di Industria, Economia e Lavoro. 17 misure cautelari, 7 arresti domiciliari, 10 obblighi di firma e altri 52 indagati tra le carte della Procura di Torino. Tra le persone colpite ben nove risultano esponenti del centro sociale Askatasuna mentre i tre di Modena fanno riferimento al Collettivo Guernica.

Verso le 12 i giovani fermati all’alba vengono rilasciati con un obbligo di firma tre volte la settimana.

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A loro va tutta la più incondizionata  solidarietà della redazione di Senza Quartiere. Alleghiamo inoltre il comunicato del centro sociale askatasuna il più colpito dalla repressione odierna.

Stamattina è scattata una vasta operazione di polizia tra Modena, Venezia, Torino, Firenze, Bari, Roma e la Val Susa. Diciotto le persone colpite da diverse misure cautelari, tra cui sette arresti domiciliari e dieci obblighi di firma.

Al centro delle indagini, le frizzanti giornate di contestazione del G7 del Lavoro voluto dal ministro Poletti, ultima tappa dell’infelice parabola di governo renziana che sarebbe rovinosamente finita qualche mese dopo tra fischi, sberleffi e proteste.
Era il settembre del 2017 e, a scanso di equivoci sul carattere decadente di una riunione di notabili degna dell’Ancien regime, i responsabili di jobs act e buona scuola si riunivano nella Reggia di Venaria per discutere di come continuare l’opera di taglio ai diritti dei lavoratori. Nel frattempo, per due giorni consecutivi, migliaia di manifestanti avevano invaso le strade di Torino prima e di Venaria poi, denunciando le responsabilità politiche di una classe dirigente che ha messo in ginocchio generazioni intere di giovani col ricatto della disoccupazione mentre toglieva le poche sicurezze rimaste a chi aveva già un lavoro. Simbolo della protesta, delle enormi brioche di gomma piuma brandite dai manifestanti non solo per ricordare la famosa frase di Maria Antonietta davanti al popolo affamato ma anche a monito dell’inevitabile destino dei potenti quando si fanno sordi alle rivendicazioni di vecchi e nuovi sans culottes.

Al centro dell’attenzione della DIGOS, evidentemente fino a oggi troppo impegnata a rimuovere striscioni contro il ministro Salvini, c’è il corteo studentesco del 29 settembre, l’assedio notturno al lussuoso hotel NH di piazza Carlina dove speravano di dormire sonni tranquilli i ministri e il corteo del 30 settembre col suo tentativo di raggiungere la reggia durante la conferenza stampa finale di Poletti.

Al netto di un linguaggio guerresco degno di un war movie di serie B, la procura di Torino contesta ai manifestanti quello che è effettivamente al giorno d’oggi il peggiore dei delitti: aver fatto seguire alle parole i fatti, disturbando “il regolare svolgimento del vertice”.

Nell’ordinanza ritroviamo anche tutta la batteria di psicoreati contro i “facinorosi” (cit.) che abitano le fantasie della polizia italiana. Un teatro in cui recitano “istigatori e coordinatori” con veri e propri superpoteri. Persone a cui non vengono neanche contestate singole “condotte delittuose” ma che “con la loro semplice presenza” fungerebbero “da avvallo” agli altri manifestanti “galvanizzando i materiali esecutori”. Alcuni compagni sono accusati così di “concorso morale” semplicemente per essere stati presenti in un corteo in cui ci sono stati scontri con le forze dell’ordine, ad altri viene contestato l’aver parlato con qualcuno che poi qualche minuto dopo sarebbe stato riconosciuto nel tentativo di sfondare un cordone di polizia, altri ancora non si capisce bene dove dovrebbero mettersi visto che quando si trovano “nelle retrovie” lo fanno per svolgere “un’opera di supervisione e controllo”, quando invece sono davanti si trovano lì “a mo di incitamento e garanzia”.

Insomma, un’operazione arraffazzonata e tutta politica per colpire il dissenso sociale, in cui sono stati presi di mira diversi notav, che arriva a quasi due anni dai fatti dl g7 ma, esattamente come l’anno scorso, a pochi giorni dal festival alta felicità in Val di Susa in cui sono annunciate nuove contestazioni contro il supertreno.

Il tutto proprio nei giorni in cui la retorica della legalità si fa sempre più traballante con lo scandalo delle nomine al CSM e le udienze sulla cricca dei favori della procura di Torino, che vede al centro dello scandalo proprio il PM Rinaudo, responsabile in questi anni di decine di processi politici contro attivisti torinesi e valsusini

A differenza dei PM impegnati nella loro consueta caccia ai fantasmi, noi nelle giornate di contestazione al G7 abbiamo visto incarnarsi una forza ben reale e collettiva, capace di esprimersi, indicare chiaramente responsabilità e dare un’indicazione politica minima necessaria: basta incontri a porte chiuse, basta decisioni prese sulla testa dei lavoratori e delle lavoratrici.
Tantissimi giovanissimi, molti alla loro prima manifestazione, hanno preso parola a partire delle proprie condizioni di vita, parlando di un futuro negato e dell’angoscia davanti a un lavoro che nel nostro paese è ormai diventato semplicemente un ricatto senza alternative. Accanto a loro sindacalismo di base, facchini, lavoratrici dei servizi, persone intrappolate nel meccanismo delle false coop che hanno sfilato portando, per una volta, in piazza il proprio quotidiano sfruttamento.

Ci sembra che sempre più persone se ne rendono conto oggi, disobbedire alle leggi ingiuste è necessario, non si può abbassare la testa di fronte ai soprusi dei potenti.

Come recitava uno degli striscioni, NOI GIGANTI VOI 7 NANI! FORZA E CORAGGIO COMPAGNE/I! TUTTE/I LIBERE/I!

4 Luglio 2019

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