Cosa rende due ragazze di provincia femministe?
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Cosa rende due ragazze di provincia femministe?

Riceviamo e pubblichiamo.

 

Quando ce lo siamo chieste in un pomeriggio di sole davanti a due spritz, la risposta ci è sembrata quasi ovvia e, in parte, era già latente all’interno della domanda stessa.

In un paese di quasi settemila anime, é abbastanza difficile conoscersi tutti: c’è chi viene e chi va, chi è troppo anziano o troppo piccolo per rientrare nella propria cerchia di conoscenze. Una cosa però è certa: conoscerai sicuramente tutti i tuoi coetanei perché almeno una volta avrai condiviso la classe, la mensa scolastica, il catechismo o le attività ricreative con loro. E la cosa più importante è sempre quella riuscire ad amalgamarsi al gruppo. Cosa guardi in TV, che musica ascolti, chi sono i tuoi attori preferiti, cosa leggi (sempre se leggi!), quali attività svolgi? Uniformarti è sempre meglio. Se non impazzisci per Zac Efron quando Highschool Musical è il film più famoso tra gli adolescenti, sei strana. Tanto che poi te lo ripeteranno a distanza di anni sotto forma di battuta. Ed anche qui, il grande giudizio delle “amichette”: se quello bello, palestrato, perfetto, non ti attizza, allora o non sei normale o sei lesbica. Se non guardi Amici e non ti piace Marco Carta ma preferisci i My Chemical Romance, di che cosa parli con le tue coetanee? Gli argomenti si possono trovare lo stesso, certo, per esempio delle prime cotte, di che cosa hai fatto durante le vacanze o i fine settimana, ma gli altri hanno già fatto i conti sulla tua figura. Conti molto rigidi, molto precisi. E’ l’inizio dell’esclusione sociale.

L’adolescenza è, per definizione, un periodo difficile e l’inizio della nostra ricerca continua e quasi spasmodica di qualcuno che ci accetti per quello che siamo davvero. Non si possono contare tutte le volte che una mamma, una zia, un fratello o un padre o, perché no, un* sconosciut*, proclamava con ferrea sicurezza la fatidica frase: “Devi accettare te stessa, per come sei. Gli altri, poi, ti accetteranno di conseguenza”. Cazzata. Enorme cazzata che segnerà poi gli anni successivi, finché, finalmente, non arriverà il grande e potentissimo momento in cui veramente si prende coscienza di se stesse e del proprio potenziale. Ma andiamo per gradi. Perché mentre loro ti diranno di essere fantastica così come sei non smetteranno di dirti cosa fare per essere meglio accettate dal gruppo. Come per esempio depilarti la zona dell’inguine quando vai in piscina perché solo le gambe non bastano, poi ti guardano male, non stanno bene. Ma anche “fatti i peli delle ascelle” o avrai la foresta amazzonica sotto le braccia. Si, perché i peli fanno sporco. Nelle donne. Nei maschi no, va bene, è naturale che li abbiano.

Quindi nella lotta per la sopravvivenza arriverà un punto in cui sarai presa di mira, perché è così che gli altri, i tuoi compagni (ma non solo) fanno gruppo e alimentano quel senso di appartenenza che cerchiamo tutti. La diversità mina la nostra idea di normalità e ci fa dubitare di quello che consideriamo giusto o sbagliato, ma quando sei un adolescente non è una questione facile da digerire se il tuo mondo è già precario e le fondamenta del proprio sé e della propria rappresentazione non sono ancora né determinate né consolidate. Ogni critica è tendenzialmente distruttiva, cercare di trarne una positività risulta praticamente impossibile. E’ la nascita dei primi, segnanti, disagi emotivi e spesso psicologici.

Ma il tempo non si ferma, gli anni passano, le compagnie cambiano mentre cerchi il tuo posto nel mondo, ma i problemi rimangono. Fino a che, nel nostro caso grazie all’università, l’ambiente che ci circonda cambia. E nulla è mai stato più bello, fresco, stimolante e positivo del cambiare città per rincorrere il proprio sogno nell’ambito degli studi. L’ambiente universitario è estremamente eterogeneo. Nonostante le nostre scelte siano state diametralmente opposte per città, per curriculum e per composizione sociale con cui siamo entrate in contatto e piacevolmente contaminate, abbiamo trovato tanti, tantissimi punti in comune. Primo fra tutti, quella nuova e sconosciuta fino ad allora possibilità di essere libere di essere noi stesse. Siamo passate da non avere nulla che ci rappresentasse, a trovare il nostro posto nel mondo. Non è stato facile, perché non sempre chi ci stava intorno ha capito le nostre scelte. I nostri “amichetti” e parenti vari che ci hanno visto crescere hanno continuato a trovare alcune delle nostre scelte e dei nostri interessi strani, stupidi. Perché dovrebbe piacere vedere cantanti maschi che per intrattenere il pubblico di fans fanno cover di gruppi femminili travestendosi? Perché dovresti voler entrare a far parte di gruppi politici che si schierano in prima linea, prendendo botte e denunce senza che la maggior parte delle persone (ma soprattutto di quelle più vicine a te) ne comprenda la ragione? La risposta è semplice e articolata al tempo stesso: ci serviva. In tutto il suo significato e nella sua complessità. Era una necessità, nascosta dentro di noi, che non aveva nome né forma, fino a che non siamo state pronte a comprenderla. Trovare, nell’ideale del femminismo, qualcosa che ci rappresentasse e che ci permettesse di leggere con una nuova lente, più adatta noi, il mondo che ci circonda è stato come aprire il vaso di Pandora.

Ma cos’è questo femminismo? Dobbiamo ricollegarlo per forza al bruciare reggiseni come negli anni ‘70, o si è evoluto, modificato e caratterizzato in modo nuovo, sconquassando la società tutta? Forse sì, la costrizione e il controllo sul corpo delle donne rappresentati da reggiseni scomodi c’è ancora, ma non può riassumersi ed avere completezza solo in questo. Se negli anni ‘70 era importante che noi donne prendessimo coscienza di essere degli esseri senzienti a tutti gli effetti e slegati dagli uomini, oggi diventa importante e fondamentale fare in modo che il discorso sia allargato a tutti. Il mondo di oggi non è più a due colori come per anni si è fatto passare. L’esplosione del movimento LGBTQIA+ ha portato una ventata di aria fresca e la possibilità di uscire dalla visione binaristica di genere, per dare spazio a tante soggettività che prima erano letteralmente represse e perseguitate. Per non parlare della multiculturalità che è scoppiata nell’ultimo decennio anche in Italia a seguito dei continui flussi migratori che ci hanno costretto a relazionarci con realtà diverse e complesse. Una complessità che facciamo fatica a comprendere perché fa sempre più comodo fermarsi ai semplici stereotipi di esoticità a cui siamo abituati.

Il femminismo ci aiuta a scardinare questa realtà piatta a cui siamo abituati e a renderla più vivace e brillante. Ci libera dalle imposizioni a cui siamo soggetti per conquistare quella libertà di azione che tanto agogniamo.

23 Settembre 2019

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