Rise up for Rojava, anche Modena scende in piazza.
Voci dalla città

Rise up for Rojava, anche Modena scende in piazza.

Come già successo in tante altre città italiane anche a Modena è scesa in piazza in solidarietà col Rojava e contro l’operazione militare dell’esercito turco, scattata solo pochi giorni fa, il 9 ottobre, e ignobilmente denominata “Sorgente di Pace”.

Quello di ieri sera, in Piazza Torre, era il primo dei due appuntamenti previsti in città contro la guerra d’invasione appena scatenata da Ergogan. Un primo presidio lanciato da diverse realtà cittadine (collettivo Guernica, Alkemia Laboratori Multimediali, Non Una Di Meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e Modena Volta Pagina) nell’urgenza del momento. Un centinaio di persone riunite davanti al sacrario partigiano della Ghirlandina e schierate fermamente in difesa del Rojava e dell’esperienza del confederalismo democratico della Siria del Nord. Un centinaio di persone consapevoli dell’assoluta necessità di scendere in piazza e di rompere il muro d’indifferenza a fronte di una guerra d’aggressione come quella appena scatenata da uno stato fascista come la Turchia di Erdogan.

I temi che emergono dagli interventi a microfono aperto sono tanti. C’è chi ricorda la storia dei curdi e l’esperienza del confederalismo democratico, chi la lotta contro l’Isis, chi la falsa morale dell’Unione europea e la profonda ipocrisia del governo italiano (al quale, ed esempio, basterebbe applicare la legge 185/1990 che impedisce di inviare armi a Paesi in stato di conflitto armato per farsi sentire, invece delle solite dichiarazioni di facciata alle quali non segue mai nulla) e chi ricorda il regime di sorveglianza speciale che la magistratura italiana vorrebbe applicare ai ragazzi e alle ragazze italiane che hanno combattuto contro i terroristi dell’Isis.

Espliciti in questo senso i due striscioni esposti su via Emilia:

“No alla guerra in Siria del Nord. Erdogan assassino”

“Modena sta con chi combatte l’Isis, no alla sorveglianza speciale per Eddi, Jacopo e Paolo”.

L’atmosfera è serena (un nutrito gruppetto di Digos, qualche carabiniere e una camionetta della polizia a “difesa” del Comune) il momento no, è grave. Pur essendo lontani dalle bombe e dai miliziani jihadisti dell’Isis si percepisce chiaramente come il mostro che sta di fronte a noi sia più o meno lo stesso, ovunque, in tutto il mondo, tanto nella Siria del Nord che in Italia e che prenda di volta in volta nomi quali capitalismo, imperialismo e fascismo. È chiaro che ciò che accade in Rojava avrà ripercussioni dirette anche qua a distanza di kilometri. Sono i riflessi dell’epoca oscura in cui viviamo. In pochi lo sanno ma a qualche centinaio di metri, in largo Porta Bologna, in contemporanea col presidio, c’è una manifestazione dei fascisti di Terra dei Padri. Fascisti in Turchia, fascisti in città.

Al presidio partecipa anche una parte della comunità curda della città impegnata, nella giornata seguente, nelle commemorazioni per Murat (il portavoce)  scomparso di recente. I cori invece sono tutti per le Ypg Ypj, le Unità di Protezione Popolare che hanno già sconfitto i fascisti del califfato islamico dell’Isis. Si ricorda Öcalan, il leader curdo prigioniero nelle carceri turche dal 1999 e tradito dal governo italiano presieduto dal D’Alema che non gli concesse l’asilo politico. Finiti gli interventi, al microfono viene letto e recitato il “testamento” di Lorenzo Orsetti, il 33enne cuoco fiorentino ucciso dall’Isis a Baghuz, in Siria, otto mesi fa.

La promessa tra gli astanti sembra essere quella di rimanere “mobilitati” e “vigili”, pronti a nuove iniziative (l’indomani in città scenderanno in piazza contro la guerra anche Cgil, Arci, Anpi e Legambiente, tutte sigle legate in qualche modo a quel partito di governo, il Pd, che ha sempre anteposto gli interessi dell’industria bellica tricolore alle ragioni della pace e della democrazia) per far pressione sulle istituzioni e cercare di bloccare in qualche modo la mano insanguinata di Erdogan.

Quando il presidio si avvia verso la conclusione due fotografie incorniciate di Lorenzo Orsetti (Orso, Tekoser) e Giovanni Francesco Asperti (Bosco, Hiwa) vengono posizionate sotto al  sacrario partigiano della Ghirlandina, accanto alle foto dei partigiani caduti durante la Resistenza.  Una piccola cerimonia per rimarcare la continuità fattuale fra quanti si batterono per la democrazia la cooperazione e il progresso sociale nel secolo scorso e chi, in questo, ha continuato a portare avanti quelle bandiere battendosi anche, assieme a curdi, arabi, assiri e circassi per l’emancipazione delle donne e per un’ecologia sociale sempre più necessarie.

Una prima mobilitazione cittadina pienamente riuscita mentre, da Roma, nelle stesse ore, veniva lanciata la proposta di una manifestazione nazionale, prevista per il 1 novembre, anniversario della vittoria di Kobane.

 

 

12 Ottobre 2019

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