Modena sfila per il Rojava, nonostante la censura di Facebook e della stampa cittadina.
Voci dalla città

Modena sfila per il Rojava, nonostante la censura di Facebook e della stampa cittadina.

Alla fine, il corteo di ieri al quale avete partecipato non c’è mai stato.
Almeno stando a quanto (non) scrivono tutti i giornali cittadini.
La censura era già attiva a Modena prima ancora che arrivasse Facebook a cancellare pagine su pagine.
È anche per questo che è nato SenzaQuartiere.

 

150/200 persone, forse qualcuna in più lungo la via Emilia. Questi i numeri che la mobilitazione cittadina in favore del Rojava e contro l’aggressione turca alla Siria del Nord è riuscita a esprimere.

Un corteo colorato e comunicativo, partito dalla fontana di largo Garibaldi nel tardo pomeriggio (prima c’è Màt a Modena, la tradizionale parata della Settimana della Salute Mentale) con destinazione Largo Sant’Agostino.

Corteo composto da due spezzoni, con uno striscione d’apertura che recita inequivocabile: “Erdogan terrorista. Difendiamo la Rivoluzione che ha sconfitto l’Isis. No all’invasione Nato in Siria”. Lungo il percorso vengono distribuiti volantini che spiegano le motivazioni della manifestazione che sostanzialmente riprendono l’appello lanciato dalla rete RiseUp4Rojava #riseup4rojava – smash turkish fascism! (che trovate qui) e spiegano come la parte sotto attacco in questo momento da parte dell’esercito turco e delle milizie jihadiste che lo sostengono sia quella che ha liberato l’umanità dal percolo dell’Isis.  Che l’esperienza sotto attacco in questi giorni sia quella che ha creato l’unico sistema politico in Medio Oriente a lavorare in favore della pace, di una pace inclusiva e plurale e che dà spazio a tutti i popoli e le culture che abitano quel territorio a Nord della Siria.

Con l’impianto di amplificazione montato sull’Ape Car che apre il corteo sono possibili interventi a microfono aperto e tanti ne verranno fatti lungo il percorso, nel tentativo di spiegare e “sensibilizzare” al consueto via vai del sabato pomeriggio nel centro cittadino le ragioni della protesta.

Molti interventi vertono sulla necessità di boicottaggi e di sanzioni dirette dal basso nei confronti della Turchia (negli aeroporti di Napoli e Bologna sono già stati bloccati diversi voli diretti in quel Paese ed esempio) mentre altri cercano di aggiornare circa la situazione sul terreno, dall’utilizzo del napalm e delle bombe al fosforo bianco, alla finta tregua di cinque giorni annunciata da Trump e Erdogan (in realtà i raid aerei turchi sono continuati con insistenza sulla città di Serekaniye, segno che il cessate il fuoco rimane solo sulla carta, mentre le forze di occupazione turco/jhidiste starebbero marcando le case di armeni e cristiani a Tal Abyad).

Davanti a Piazza Torre, di fronte sacrario partigiano della Ghirlandina, dove si era tenuto il primo presidio dall’inizio di questa guerra d’invasione ed erano state posizionate due foto incorniciate di Lorenzo Orsetti (Orso, Tekoser) e Giovanni Francesco Asperti (Bosco, Hiwa), il corteo si ferma e inizia una lunga serie di interventi.

È in quest’occasione che viene attaccato direttamente il Pd (cittadino e non solo) assente dalla manifestazione (assenti anche Anpi, Arci e Cgil) ed estremamente timido e balbettante diplomaticamente nei confronti della Turchia. In questo senso viene anche ricordata la mancata solidarietà del partito ai tre volontari italiani (Paolo Andolina, Maria Edgarda Marcucci e Jacopo Bindi) delle Ypg/Ypj che rischiano il regime di sorveglianza speciale (eredità del regime fascista arrivata fino ai giorni nostri attraverso il codice Rocco) per aver combattuto in Siria contro l’Isis, nonché la sostanziale convergenza del partito con la Procura di Torino da sempre in prima linea nel colpire ogni forma di attivismo politico non allineato agli interessi dominanti.

In Piazza Torre si ricorda anche l’intreccio mefitico tra il regime dell’Unione Europea (la Fortezza Europa che però i profughi continua a crearli vendendo armi e  favorendo politiche coloniali e imperialiste) e le armi con cui Erdogan sta attaccando donne, uomini e bambini innocenti comprate anche attraverso i 6 miliardi che l’Ue ha dato ad Ankara in chiave antimigratoria. Oppure c’è chi ricorda il ruolo, tutto italiano, in questa guerra con l’Operazione Active Fence che vede schierati 130 soldati italiani e una batteria di missili a fianco della Turchia, o ancora gli 890 milioni di euro in forniture militari che la fiorente (solo per i profitti di qualche ceo) industria bellica italiana ha fornito a Erdogan negli ultimi quattro anni. Infine, il fatto che il governo italiano non abbia ancora impugnato la Legge 185/90 che consentirebbe il blocco di tutti i trasferimenti di materiale bellico verso paesi in conflitto.

Dopo la lunga sosta davanti a Piazza Torre il corteo perde un po’ verve e partecipanti ma prosegue comunque ben nutrito verso Largo Sant’Agostino per gli ultimi interventi. Qui si ricorda che c’è ancora molto da fare, che, nonostante la manifestazione sia pienamente riuscita, ciò che viene richiesto da chi sta sotto le bombe e subisce l’aggressione delle milizie fascio/jhidiste di Erdogan è molto di più perché ciò che accade in quel lembo di terra a Nord della Siria avrà ripercussioni concrete anche in Italia ed effetti diretti anche sulle nostre vite, e forse la censura imposta, da un giorno all’altro, dalla piattaforma Facebook già è un primo segnale che procede in questa direzione.

In Largo Sant’Agostino la piazza si lascia con la certezza che altri momenti di mobilitazione e di solidarietà seguiranno in città, presto, molto presto, inoltre si rilanciano i due appuntamenti nazionali con la manifestazione a Milano, sotto l’ambasciata turca, del 26/10 e la data romana del 1 novembre anniversario della liberazione di Kobane.

 

 

20 Ottobre 2019

About Author

admin


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *