“Puliamo il mondo dal pregiudizio” – la biciclettata che ha attraversato Albareto e Sacca
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“Puliamo il mondo dal pregiudizio” – la biciclettata che ha attraversato Albareto e Sacca

Una cinquantina di residenti del quartiere Albareto riunitisi in comitato ha organizzato una biciclettata a tappe all’interno della circoscrizione che racchiude anche il quartiere Sacca. L’iniziativa ha attraversato molti dei luoghi divenuti il simbolo di pregiudizi che anni e anni di narrazione mediatica tossica ha appiccicato alla vita nella prima periferia modenese. Partendo dall’estremità dei confini cittadini e concludendo la biciclettata all’interno del parco XXII Aprile, cuore pulsante della vita di una delle zone più popolari della città, si è espressa fortemente la necessità di conoscersi, incontrarsi e organizzare iniziative che possano dar vita ad un progetto di comunità in connessione e solidarietà tra residenti.

La giornata si è conclusa nel giardino della parrocchia del parco, dove si è venuto a creare un momento di scambio tra tutti i presenti. A prendere la parola anche Don Dino, parroco del quartiere prossimo alla pensione. Riportiamo qui parte del suo intervento, sicuramente non esaustivo rispetto alle problematiche del quartiere, ma di stimolo per ricostruire una genealogia della zona.

 

 

“Vivo in questo quartiere da 22 anni. Era il 1997 quando arrivai qui e ricordo bene il trattamento che veniva riservato alle famiglie meridionali giunte in questa città per trovare lavoro. Ci fu molto razzismo allora nei loro confronti. Poi fu la volta degli stranieri. Giunti qui, anche loro, per avere una vita migliore e per dare ai loro figli un futuro. E mai mi sarei aspettato di vedere nei loro confronti quello stesso razzismo che dovettero subire i meridionali anni fa. E la cosa che più mi ha fatto male è stato vedere come molte volte siano proprio coloro che hanno subito sulla propria pelle questo trattamento a comportarsi in maniera razzista. “Avete dimenticato cosa avete subito?” dico spesso loro. Perché ci aspettiamo dagli stranieri un atteggiamento di integrazione se da parte nostra non c’è un minimo di comprensione e accoglienza? Bisogna prima dare, poi avere. Bisogna parlare e confrontarsi. E non fare le foto, postarle su internet, chiamare i giornali e dare vita ad una narrazione sbagliata e fuorviante di questo quartiere. Molti se la prendono con i negozi etnici. Ma per quale motivo non dovrebbero rimanere aperti? Viviamo ossessionati dalla paura. E ci illudiamo di essere più sicuri solo perché abbiamo l’esercito che passa attraverso il parco”. Queste le parole di Don Dino, parroco del quartiere di viale Gramsci. Dette una domenica pomeriggio al parco. Le strade sono di chi le vive, sempre.

21 Ottobre 2019

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