Repressione: otto fogli di via da Modena per la vertenza Italpizza.
Voci dalla città

Repressione: otto fogli di via da Modena per la vertenza Italpizza.

Il fronte della repressione a Modena sembra essere diventato l’unico vero boom della città. Altri otto fogli di via, infatti, sono stati consegnati, ad altrettanti delegati del sindacato SiCobas, per la loro attività durante la vertenza Italpizza.

È notizia della settimana scorsa, la conferma, da parte del Tar di Bologna (che non ha tenuto conto di una precedente sentenza dello stesso tribunale che lo annullava nei confronti di una sindacalista) del foglio di via da Modena, della durata di tre anni inflitto dal Questore ad un sindacalista del SiCobas.

Il foglio di via è una misura prevista dal decreto legislativo 159/2011, l’aggiornamento, in poche parole, di quello che un tempo veniva definito “confino politico” durante il ventennio. Trattasi, infatti, di una misura di prevenzione (quindi emessa anche in assenza di reati) che il Questore può adottare a sua discrezione nei confronti di determinate categorie di persone e sembra che tra le condotte da colpire con questo tipo di dispositivo ci sia anche l’attività sindacale.

Ovviamente, in città, in pochi hanno commentato e denunciato la pericolosità della faccenda e anche sul fronte sindacale è pesata non poco la mancanza di una presa di posizione da parte della Cgil.

Più o meno nelle stesse ore, mentre il Tar di Bologna confermava la misura del foglio di via, a Modena, un altro tribunale cancellava invece, dopo cinque mesi, l’obbligo di firma imposto a un delegato sindacale di Gls che venne arrestato davanti ai cancelli di Italpizza (con modalità alquanto dubbie) il 27 giugno scorso. Il giudice, in questo caso, ha stabilito che la misura non era in alcun modo giustificata e che il delegato (accusato di resistenza e lesioni) stava partecipando ad uno sciopero e ad una lotta legittime come lo sono state le proteste davanti alle aziende modenesi. Non è la prima volta, c’è da registrare, che la legittimità delle rivendicazioni delle lotte nel territorio modenese viene riconosciuta anche nelle aule di tribunale in un (solo apparente) contrasto con la repressione massiccia delle istanze da parte della Questura e della politica istituzionale.

Si contano infatti nell’ordine delle centinaia le denunce contro delegati sindacali, lavoratori e solidali solo nell’ultimo anno, ed è a queste che vanno ad aggiungersi gli otto fogli di via recentemente recapitati ad altrettanti sindacalisti.

Insomma, la repressione in città non sembra prendersi alcuna tregua e sarebbe un bene cominciare a farci caso.

 

Riportiamo, qui di seguito, il comunicato del S.i.Cobas di Modena:

 

Otto attivisti sindacali di Bologna cacciati da #Modena per la partecipazione alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di #Italpizza, una di Parma, impugnata presso il consiglio di stato la sentenza del Tar che riconosce legittimità alla attività sindacale.
E’ la nuova frontiera che la repressione pone a Modena contro il concetto più importante che è alla base di ogni azione sindacale: la pratica della solidarietà.
Il fatto che la battaglia sindacale implichi la solidarietà tra gli oppressi è il fulcro del movimento proletario, la base sulla quale si costruisce ogni difesa possibile dagli abusi: la legittimità delle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori di Italpizza è stata certificata anche dagli accordi che tale azienda ha siglato con altre formazioni sindacali, ma la volontà di colpire chi aveva sollevato quelle rivendicazioni rimane il fulcro della attività di repressione del governo locale che è ormai parte del governo nazionale.
Si colpiscono attivisti sindacali che sono stati presenti davanti ai cancelli di Italpizza per la più nobile delle attività umane, che è quella di non restare indifferenti ai problemi degli appartenenti alla stessa classe, senza perseguire un interesse privato, ma lottando per un ideale di giustizia e di eguaglianza. È questo il principio che si vuole abbattere con questa azione repressiva: ci vogliono atomizzati, divisi e privi di valori, vogliono una umanità sottomessa e priva di ogni dignità, priva di ogni solidarietà di classe. Vogliono abbattere un’idea diversa di mondo e la nostra risposta sarà quella di dimostrare che la nostra dignità non si calpesta con un atto amministrativo, con uno né con mille fogli di via.
Certo il problema della repressione è più generale e non riguarda solo questa città, ma colpisce chi lotta con lo strumento dei decreti-Salvini: per difendersi è necessario reagire facendo un unico fronte di lotta contro l’azione dei padroni e dello stato.

Ora e sempre viva la solidarietà di classe, viva la pratica della solidarietà tra compagne e compagni, viva il S.I. Cobas!

24 Ottobre 2019

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