#RiseupforRojava continua a Modena la mobilitazione: striscioni, call for artists, cena e corteo il 2 novembre.
Voci dalla città

#RiseupforRojava continua a Modena la mobilitazione: striscioni, call for artists, cena e corteo il 2 novembre.

Dopo due presidii, un corteo e diverse assemblee cittadine, continuano a Modena le mobilitazioni contro le operazioni belliche di stampo fascista nella Siria del Nord e a difesa dell’esperienza del Confederalismo Democratico in Rojava.

L’invasione del Rojava da parte dell’esercito turco, col tacito assenso di Unione Europea, Russia e Stati Uniti, non rischia soltanto di fare riemergere l’Isis, di lasciare campo libero all’estremismo jihadista e alla pulizia etnica contro la popolazione curda ma è tesa a cancellare (anche se non viene mai detto espressamente) quel progetto di democrazia inclusiva, multiculturale, ecologista e femminista che si stava sperimentando in quella regione. Progetto totalmente in antitesi a quell’autoritarismo che, al contrario, sta prendendo sempre più piede in molti angoli del mondo.

Questa mattina, così come già accaduto la settimana scorsa, alcuni striscioni di solidarietà e di denuncia (contro Università e Unicredit) sono stati trovati in diversi luoghi della città.

Lo riporta la pagina Facebook dello Spazio Guernica:

‘Non daremo pace a chi porta la guerra’.
Quella di ieri è stata una serata di messaggi e azioni di solidarietà attiva, nella nostra città, a difesa del kurdistan, attaccato dallo Stato Turco (paese membro della Nato). Chi finanzia e stringe accordi con lo stato turco del boia Erdogan deve assumersi la responsabilità di ciò che la Turchia sta tentando di fare in Siria del Nord: fermare la rivoluzione del Confederalismo Democratico. Dall’Università di Modena passando per Unicredit chiediamo che vengano bloccati i rapporti commerciali con chi compie stragi e genocidi a braccetto con i miliziani di Daesh. È ora di lanciare segnali forti in difesa di chi, fucile in spalla, costruisce l’unico modello rivoluzionario al mondo basato sui concetti dell’ecologismo, della rivoluzione delle donne e sulla convivenza pacifica di differenti etnie, culture e religioni.
Non possiamo restare indifferenti e a tal proposito ricordiamo la mobilitazione del 2 novembre lanciata da Rete Kurdistan Emilia Romagna a Modena.

 

Sempre da Modena, inoltre, è partita una Call for artists! – RojavArt i cui proventi verranno inviati direttamente sul territorio tramite i canali della Mezzaluna Rossa Curda.  (Qua tutti i dettagli).

A Baggiovara invece, presso la Parrocchia di via Jacopo da Porto Sud 519, per lo stesso motivo si terrà una cena di autofinaziamento il  cui incasso verrà destinato all’associazione Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus.

Infine, il 2 novembre, all’indomani della manifestazione nazionale di Roma promossa da Rete Kurdistan Italia e UIKI Onlus, si scenderà nuovamente in piazza a Modena con un corteo dalle richieste chiare:

DESTABILIZZARE PER STABILIZZARE IL TERRORE

Una vecchia strategia: la Turchia usa la Russia, La Russia la Turchia, la Turchia l’Europa e la Nato resta a guardare compiaciuta. Tutti uniti per fermare la rivoluzione

Il 24 ottobre è stato sottoscritto il Patto russo-turco. Un accordo per spartirsi le aree d’influenza nella Siria del Nord sulla pelle della popolazione che abita quel territorio.
Fonti curde dicono che da due settimane alle file delle milizie islamiste, alleate della Turchia, si sono uniti molti membri dell’Isis, anche quelli evasi dai campi di detenzione gestite dalle Unità di difesa curde, Ypg/Ypj (secondo il Dipartimento di Stato statunitense sono 100 i fuggitivi).
A Manbij e a Kobane sono già entrati quattro veicoli russi . Questi veicoli sono l’immagine della pax russa. Una pace fondata sulla violazione del confine siriano, su un progetto di trasferimento forzato della popolazione e sul tentativo di voler cancellare l’esperienza curda del Confederalismo Democratico.
Ieri, dopo il vertice a Sochi, la Russia ha fatto la voce grossa nei confronti delle unità delle formazioni armate che combattono per la difesa della rivoluzione: “si ritirino e si disarmino entro il 29 ottobre, scadenza delle 150 ore del cessate il fuoco, altrimenti Mosca e Damasco li lasceranno da soli di fronte al peso dell’esercito turco.”
Tutti festeggiano. Il Presidente Trump che annuncia la fine delle sanzioni contro la Turchia, l’Iran che parla di andare così verso una stabilità, Assad che dà supporto all’intesa.
C’è solo una voce fuori dal coro: l’inviato speciale Usa per la Siria che afferma “Abbiamo visto molti episodi ascrivibili a crimini di guerra”, chiedendo poi l’apertura di un’inchiesta su Ankara.
La rivoluzione del Rojava non è nata per caso ma rappresenta l’antitesi di tutto quello che rappresentano Usa, Turchia, Russia, Assad, Europa ecc.
La rivoluzione in Rojava è una fonte di speranza per quelli che sono alla ricerca di una vita migliore, diversa, che va oltre lo Stato, il capitale e il patriarcato.

Per tutto questo dobbiamo continuare a scendere in piazza per far sentire la nostra voce.

Chiediamo di:
– Fermare definitivamente la guerra e il ritiro immediato delle truppe della Turchia dal Nord – Est della Siria
– La Nato deve prendere una posizione forte contro l’operato di un suo Stato membro
– Fermare la cooperazione militare e diplomatica dell’Italia e dell’Unione Europea con la Turchia
– La creazione di un corridoio umanitario per l’evacuazione dei feriti dalle zone di guerra
– La liberazione immediata di Abdullah Ocalan in quanto unica persona in grado di ristabilire la pace nel territorio, dei Co-presidenti dell’HDP Selahattin Demirtaş e FigenYüksekdağ e di tutti gli oppositori politici rinchiusi nelle carceri Turche.

Contro la guerra e al fianco della rivoluzione, per l’umanità e contro le barbarie! SEMPRE

26 Ottobre 2019

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