Modena, inizia il maxi-processo contro 86 lavoratori per gli scioperi ad AlcarUno e la manifestazione del 4 febbraio.
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Modena, inizia il maxi-processo contro 86 lavoratori per gli scioperi ad AlcarUno e la manifestazione del 4 febbraio.

Questa mattina il tribunale di Modena ha visto la prima udienza del maxi-processo che vede imputati 86 lavoratori protagonisti degli scioperi nel distretto carni modenese e della mobilitazione seguita alla montatura giudiziaria e all’arresto contro il coordinatore nazionale del S.i.Cobas Aldo Milani.
In particolare sono sotto accusa gli scioperi iniziati nel 2015 ai cancelli di AlcarUno e il corteo nazionale del 4 febbraio del 2017 quando in migliaia di lavoratori ruppero il divieto a manifestare imposto dalla questura occupando prima la stazione dei treni poi proseguendo per il centro cittadino.
Il processo ad uso e consumo mediatico contro il coordinatore sindacale si chiuderà poi con la completa assoluzione di Milani per la non sussistenza del fatto e durante le udienze verranno anche rese pubbliche le intercettazioni fra famiglia Levoni, titolare dell’azienda, e un dirigente della Questura di Modena.
Sarà infatti dagli scioperi nel distretto carni fino alle più recenti mobilitazioni a Italpizza che diventerà sempre più centrale il ruolo della Questura nelle vertenze sindacali sul territorio modenese con continue cariche ai picchetti e il trattamento delle rivendicazione come esclusivo problema di ordine pubblico. Tutto nel più completo assenso della politica istituzionale cittadina. Ultimi in ordine temporale sono i fogli di via a 8 lavoratori iscritti al S.i.Cobas per gli scioperi nello stabilimento di San Donnino.
L’udienza di questa mattina si e conclusa con il rinvio a luglio per l’ascolto delle testimonianze dell’accusa.
Riportiamo di seguito il comunicato del coordinamento modenese S.I.Cobas:
INIZIATO IL MAXIPROCESSO AL S.I. COBAS – ALCAR UNO
Inizia questa mattina il Maxi-Processo modenese contro il S.I. Cobas: 86 imputati, tutti lavoratori e solidali che hanno scioperato davanti ai cancelli dell’azienda Alcar Uno dal 2015 al 2017 per rivendicare il rispetto dei diritti minimi, sindacali ed umani, calpestati per anni dall’azienda.
Gli scioperi in Alcar Uno sono nati per contrastare le buste paga false, inventate per permettere l’evasione fiscale delle cooperative che impiegavano i lavoratori, li sfruttavano e minacciavano, con contratti a chiamata giornaliera e lo sfruttamento selvaggio con orari di oltre 12 ore continuative o 14 di impegno in attesa dell’arrivo dei camion. La risposta della azienda fu il licenziamento di 36 lavoratori e per questo la solidarietà contro il licenziamento punitivo fu così ampia e sentita.
Sotto accusa non solo la pratica dello sciopero, ma anche la manifestazione del 4 febbraio 2017, in solidarietà al coordinatore nazionale, Aldo Milani, vittima di quella che in sede processuale si è poi dimostrata una maldestra montatura giudiziaria, portando all’assoluzione con formula piena. Quel giorno, a poche ore dall’inizio del corteo, il questore vietava la manifestazione, quando già centinaia di operai si erano dati appuntamento in Largo Sant’Agostino con bandiere e striscioni.
La volontà della procura modenese di cancellare ogni forma di contrasto al vergognoso sistema di sfruttamento che vige nella nostra provincia, colpendo in primis la solidarietà operaia, è evidente.
Durante l’udienza, rinviata a luglio per ascoltare i testi della questura, si è appreso che le presunte “parti offese”, cioè le aziende coinvolte, non si sono costituite parte civile.
Nemmeno un passo indietro! Forza S.I. Cobas!
Modena, 04 novembre 2019
4 Novembre 2019

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