Italpizza, qualcosa puzza parecchio.
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Italpizza, qualcosa puzza parecchio.

Dalla pagina Sciopero Italpizza:

Riceviamo e pubblichiamo l’accordo, datato 2015, in cui i lavoratori e le lavoratrici di Italpizza passano dall’avere come contratto nazionale di riferimento quello da alimentarista e logistica e trasporti a quello multiservizi con la firma dei tre sindacati confederali. Stiamo parlando di lavoro effettivo nell’azienda, ma vincolato alla mediazione di assunzione tramite cooperativa.

Il 10 novembre, si è parlato di Italpizza nella trasmissione di Rai3 condotta da Lucia Annunziata. Tante cose sono state dette, ma tante altre sono state omesse. Proviamo a riassumere qui i vari passaggi della vertenza in atto che proprio per l’applicazione del contratto mosse i primi passi:

La lotta ai cancelli di Italpizza ha più di un anno di vita, e muove dagli iscritti e dalle iscritte al sindacato Si Cobas, alcuni vengono licenziati altri trasferiti dallo stabilimento di San Donnino (Mo) ad altri stabilimenti ed altre mansioni fuori provincia.
La minaccia avviene dopo che le lavoratrici e i lavoratori presentano la propria iscrizione al SiCobas. Da anni nello stabilimento di Italpizza la condizione di lavoro era diventata insostenibile. Turni di lavoro massacranti (comunicati spesso via messaggio la sera prima) ; sistematici cambi di appalto con conseguenti perdite di scatti di anzianità e tfr dovuti in particolar modo all’applicazione del contratto multiservizi al posto di quello alimentare corrispondente alle mansioni svolte.
Perché è potuto avvenire questo? Perché, come vedete dal documento in allegato, nel 2015 ai lavoratori e alle lavoratrici è stato modificato il contratto nazionale di riferimento, che passa da quello da alimentaristi a quello multiservizi. Crediamo che ormai tutti sappiano che il CCNL alimentarista è molto più tutelante per il lavoratore, sia a livello di paga che a livello di orari: ed è infatti osteggiato dall’azienda che proprio all’abbassamento del costo del lavoro deve una parte importante della propria crescita negli ultimi anni.
Dalla minaccia di trasferimento e demansionamento, parte uno sciopero che si protrae per parecchi mesi, in cui i lavoratori e le lavoratrici applicano il metodo principale per farsi ascoltare dall’azienda: il blocco dei cancelli.

Nel completo assenso della politica istituzionale cittadina (sindaco PD in testa), schierata sempre a difesa di quella che è considerata un’eccellenza del territorio, gli scioperi continuano di mese in mese strappando anche alcuni risultati positivi nei periodi di mobilitazione: i demansionamenti “punitivi” crollano, i turni comunicati con più attenzione. Nel frattempo cresce e si allarga la solidarietà prendono piede in emilia e non solo numerose iniziative sostegno dello sciopero, incontri informativi, volantinaggi e una campagna di boicottaggio dei prodotti dell’azienda.

Rimane il totale rifiuto dell’azienda ad accettare un tavolo di trattativa con le lavoratrici e i lavoratori in sciopero e il loro sindacato che ridiscuta l’applicazione del contratto. Nel corso dei primi mesi di mobilitazione sono tre i tavoli prefettizi elusi dalla dirigenza aziendale.

Nei mesi di blocco ai cancelli va in scena una repressione che ha pochi precedenti nel nostro territorio (centinaia di lacrimogeni sparati ad altezza uomo su lavoratori e solidali, diversi pestaggi da parte di reparto celere e questura di Modena, fermi per lavoratori venuti ai cancelli in solidarietà da altre aziende ) alla quale proprio nelle scorse settimane seguono 9 fogli di via a delegati del SiCobas.
Le rivendicazioni sindacali, sulle condizioni di lavoro e dei contratti vengono gestiti unicamente come problema di ordine pubblico.

La vertenza si “conclude” con un ingresso a gamba tesa della CGIL che firma con l’azienda un accordo divisivo per i lavoratori, per cui chi lavora per una delle 2 cooperative verrà assunto nel 2021, mentre chi lavora per l’altra resta con un pugno di mosche.
Perché nel programma dell’Annunziata non si è fatto cenno alla storia della vertenza?
Riepilogando: in nome di una non meglio specificata diminuzione dei guadagni da parte dell’azienda (che sappiamo invece aver avuto un andamento crescente nel 2015), ai lavoratori e alle lavoratrici viene modificato il CCNL in senso peggiorativo con la complicità di CGIL. Dopo qualche anno, il nuovo contratto viene utilizzato dall’azienda per umiliare e ricattare i lavoratori. Quando i lavoratori e le lavoratrici scendono in sciopero solo i Si Cobas si impegnano per ottenere un risultato effettivo. L’azione dei Si Cobas viene interrotta da un accordo, di nuovo firmato CGIL, che divide i lavoratori, ed esclude il SI Cobas dal tavolo di trattativa.

Non siamo qui a difendere per partito preso l’operato del sindacato di base, ma siamo a sottolineare che in questa vicenda è più che palese chi stia dalla parte del lavoratore e chi dalla parte dello status quo.

12 Novembre 2019

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