6000 Sardine a Modena
Primo piano, Voci dalla città

6000 Sardine a Modena

Ad occhio, crediamo di non avere mai visto una tale partecipazione di massa in città che facesse sì da contenitore ma che desse al tempo stesso “voce” ad una larga fetta di popolazione.
Una piazza eterogenea riunita sotto un unico obbiettivo: quello di distinguersi, di mostrarsi differente e in qualche maniera opporsi ai temi e ai contenuti imposti dal capitone.
Questo il collante che ha portato in piazza “persone normali” anche molto diverse tra loro. Perché ieri in piazza c’erano anziani, studenti medi ed universitari, famiglie con bimbi al seguito, trentenni e signore e signori di mezza età.
Una marea di persone unite contro il fronte reazionario fascio-leghista che si va imponendo in una campagna elettorale permanente, dove sono l’immagine e il marketing a farla da padroni.

Dentro e fuori

Dentro la piazza, o meglio alla giungla di ombrelli si potevano captare gli umori delle “sardine”. C’erano quelle scese in piazza per difendere la Costituzione, quelle che “nessuno è illegale”, quelle che scherzavano sulla possibilità di andare a contestare fisicamente Salvini al “212”, quelle del “buoni contro cattivi”, quelle entusiaste per aver fatto desistere il capitone dal passeggiare in centro storico, quelle soddisfatte per la riuscita del “grande evento”.
Nella mediatizzazione estrema di questi giorni spiccano certamente e si rincorrono le dichiarazioni di Bonaccini. All’inizio della campagna elettorale per la riconferma in regione, come l’esultanza di Repubblica, che nei toni ricorda l’entusiasmo per la bolla mediatica delle “Madamine” di Torino, dalle stesse parti scorrono le parole di analisti entusiasti che paiono ricopiate pari pari dall’ondata di anti-berlusconismo che alla continuità politica in salsa Emilia ha reso molto negli anni.

Regione attraversata dalle enormi contraddizioni di un territorio che proprio sull’immagine del luogo ricco e accogliente, si dimostra uno dei più feroci nella repressione delle istanze sociali. Sono passati pochi giorni dai fogli di via da Modena a delegati sindacali, all’inizio del processo a 86 lavoratori per gli scioperi nel distretto carni e proprio nella mattina di lunedì al tribunale di Bologna si teneva l’udienza per il divieto di dimora di altri coordinatori e attivisti sindacali.

Questo “movimento” appena nato, che non è affatto apolitico come vorrebbe far credere, ora ha una grossa opportunità e un altrettanto grande responsabilità. Quella cioè di trasformarsi in una forza “assertiva” capace di chiedere, lottare e di creare immaginario anche nella semplice volontà di non concedere spazio a contenuti razzisti e suprematisti nella propria città “medaglia d’oro alla Resistenza”.

Conclusioni

In ogni caso un segnale per una Modena che sembrava immersa in un brodo di provincialismo immobile e atavico. Ma come far si che tutto questo non cada nel vuoto? Come far si che non risulti una mera reazione ma questa energia si trasformi in qualcosa di concreto che possa dare alternative alle derive fascio-leghista? Probabilmente Salvini tornerà ancora in città nella sua campagna elettorale permanente e la città allora sarà pronta? O meglio le due persone che hanno organizzato questo “grande evento ” saranno pronte? Chi crede che solamente due persone possano mettere in atto un dispositivo comunicativo di questo genere però ha gli occhi foderati di prosciutto.

19 Novembre 2019

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