A Modena due morti di eroina in pochi giorni. Ne vogliamo parlare?
Voci dalla città

A Modena due morti di eroina in pochi giorni. Ne vogliamo parlare?

Vostri i vuoti, nostri i morti.

Venerdì pomeriggio è già buio in un lembo d’asfalto tra via del Mercato e viale Gramsci in quell’eterna terra di confine tra la Crocetta e la Sacca, una struttura abbandonata da una parte e un’auto parcheggiata con il giovane corpo senza vita di un ventitreenne dall’altra.

A Modena si tratta della seconda morte per eroina in pochi giorni. 

A poca distanza da lì (zona Sacca), martedì notte, aveva perso la vita per overdose una giovane 28enne trovata morta nel suo appartamento in via Gerosa.

Due vite interrotte ancora prima dei trent’anni. Spezzate non tanto dalla “droga”, come titola molto sommariamente tutta l’informazione cittadina, ma dall’eroina, quel tipo particolare di droga responsabile, da sola, in Italia, di almeno un ottantina di morti soltanto nei primi sei mesi del 2019. Uno spettro che si credeva abbandonato agli anni ottanta ma che sotterraneamente sta tornando, dal 2017 dopo un calo costante di più di 15 anni, a mietere vittime su vittime.

In città però, due giovani morti in pochi giorni non possono essere ignorati.

Se delle ipotesi di una partita unica tagliata male o degli eventuali collegamenti tra i due casi se ne occuperà la magistratura inquirente, come Senza Quartiere però non possiamo esimerci dal tentare di sollevare alcune questioni. Perché in città, mentre si discute della bellezza o meno dalla nuova installazione di Babbo Natale in piazza XX settembre, alla Sacca si muore. Si muore tanto, troppo giovani .

E, affermiamo subito, si muore nel pieno di una politica determinata di una vera e propria “war on drugs” che va avanti da cinquant’anni (la inaugurò Nixon nel 1971) e che, fin’ora, ha fallito più o meno tutti gli obiettivi che si prefiggeva, primo fra i quali, riuscire a prevenire a lungo termine l’aumento della produzione, dell’offerta e del consumo di droga.

A Modena si muore nel bel mezzo di questa “guerra” combattuta quotidianamente a colpi di “tolleranza zero”, di controlli antidroga nelle scuole, di retate al Novi Park, di arresti al XXII aprile o magari con la chiusura di qualche negozio di marijuana light.

Eppure non se ne parla, e anche in città il dibattito sulle droghe sembra essere sparito dai radar di riferimento mentre e le uniche parole che si sentono parlano il linguaggio esclusivo del proibizionismo, delle operazioni, dei numeri e dei paternalismi. Due giovani morti e non se ne parla.

Perché in Italia va così, soprattutto grazie al lascito, tutto ideologico, di una pessima legge del 2006, nota come Fini-Giovanardi la quale equiparava di fatto le droghe leggere e quelle pesanti. Repressione e ottusità con gli effetti di questo tipo di “dottrina” che possiamo trovare sintetizzati egregiamente in questo bellissimo pezzo uscito recentemente su the vision:

“Questo, secondo il dottor Giancane, ha creato un problema enorme. “Dire ai ragazzi per tanto tempo che le droghe sono tutte uguali non è servito ad alzare il livello di attenzione, ma ha banalizzato le altre droghe. Il messaggio ‘le droghe sono tutte uguali’ è un messaggio devastante,” ha dichiarato a Radio tre. Diciamo ai ragazzi che la cannabis è il preludio della tossicodipendenza e del fallimento nella vita, ma poi loro non riscontrano questo dato nell’esperienza quotidiana, personale e di amici, e quindi sono propensi a credere che gli allarmismi lanciati sulle altre droghe siano altrettanto esagerati. Questo non riguarda solo l’eroina […] Questo abbassamento generale della guardia ha poi fatto sì che dal 2005 i fondi nazionali per i progetti di supporto alle tossicodipendenze si interrompessero. Oggi, ad esempio, non ci sono più soldi per svolgere le lezioni che gli operatori delle aziende sanitarie tenevano nelle scuole, per sensibilizzare i giovani al consumo consapevole delle sostanze stupefacenti. A livello regionale le situazioni sono diverse, ma la tendenza è la stessa. In Lombardia, sede come detto di una delle più grosse piazze di spaccio europee, in circa 7 anni i finanziamenti sono diminuiti dell’80%.”

I danni prodotti da questo tipo di politiche, inoltre, cominciano ad essere evidenti ad ogni latitudine, persino nei rapporti Onu si segnala ormai come il proibizionismo incida negativamente sia sulla salute individuale che su quella globale. Non solo, la “guerra alla droga” sembra non avere avuto alcun effetto nell’allontanare  le fasce più vulnerabili e giovani della popolazione dal loro consumo e le politiche repressive intraprese in questi anni si sono spesso sostituite a quelle relative alla riduzione del danno e ad una corretta informazione sulle droghe e sui loro effetti, dando vita a una criminalizzazione a 360° che ha prodotto ben pochi risultati e tantissime tragedie.

Dal 26 agosto del 2018 poi, il Ministero dell’Interno ha pensato bene di stanziare  2,5 milioni di euro nel progetto “Scuole sicure” (le stesse che in Italia cadono a pezzi con cadenza quasi settimanali) per finanziare controlli antidroga negli istituti scolastici con tanto di cani, telecamere e pattuglioni di forze dell’ordine dentro alle scuole.

Di educazione, informazione e prevenzione manco a parlarne esiste solo la repressione e, anche in città, questo tipo di controlli è ormai diventato “routine” per gli istituti modenesi.

Tuttavia, come notava giustamente Christian Raimo si Internazionale: “i soldi che si spendono per occuparsi di abusi e tossicodipendenze e delle problematiche correlate non sono pochi, ma quasi tutti sono destinati non alla prevenzione, alla cura e al reinserimento, ma alla repressione. Invece di affrontare la questione da un punto di vista sociale, lo si fa da un punto di vista penale.”

Nel mentre in Italia (così come a Modena) si torna a morire di eroina perché è vero che l’eroina uccide ma, nel paese dei Cucchi, degli Aldrovandi o dei Bianzino anche le politiche esclusivamente repressive diventano di fatto assassine.

E forse, tutto ciò, sarebbe anche ora di cominciarlo a dirlo chiaramente!

1 Dicembre 2019

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