Anche a Modena sit in in solidarietà a Nicoletta Dosio.
Voci dalla città

Anche a Modena sit in in solidarietà a Nicoletta Dosio.

Dopo l’ennesima operazione repressiva contro la lotta NoTav (solo due settimane fa 2 persone erano state condotte in carcere e altre 12 colpite da obblighi di firma e fogli di via) con l’arresto nella serata di ieri di Nicoletta Dosio, condotta nel carcere di Torino, si moltiplicano le iniziative in solidarietà in tutto lo stivale.

Anche Modena un presidio di denuncia e di protesta, lanciato da Potere al Popolo, ha ornato il pomeriggio dell’ultimo dell’anno in piazza Matteotti.

“Nicoletta Dosio è stata arrestata e tradotta in carcere proprio in queste ore, il minimo che possiamo fare è scendere tutte e tutti in piazza per manifestare il nostro sdegno ed il nostro sostegno a questa grande donna”

Così si leggeva nel breve testo di lancio del sit in. Ma cos’era successo di così grave e inquietante tanto dallo “scomodare” le persone dallo scendere in piazza anche l’ultimo dell’anno?

Nella giornata del 30 dicembre il tribunale di Torino ha disposto l’arresto e la condotta in carcere di Nicoletta Dosio (insegnante in pensione e storica militante del movimento valsusino) condannata per un’azione di blocco dei caselli autostradali SiTaf nel 2012. Un’operazione parecchio sudata quella della polizia di Susa che ha impiegato ore a trasportare la donna fuori dal paese con un’auto circondata da decine e decine di solidali.

Un arresto commentato anche con malcelato imbarazzo dal procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo il quale dichiarerà, in una nota, che le “espressioni di pesante critica” sono “legittime ma infondate, nei confronti del provvedimento” e che l’arresto è stato effettuato applicando “con rigore le norme che ci sono date e che sono presidio di legalità e di imparzialità”.

A dipingere più chiaramente l’affresco della situazione del paese tuttavia è un evento che accade in contemporanea a questo sfoggio di legalità in salsa italica. Mentre in Val Susa i carabinieri procedono all’arresto di Nicoletta Dosio infatti, poco lontano, su un tratto autostradale della A26 crolla un pezzo di galleria, tragedia scampata (questa volta) ma figlia del sistema più volte descritto come il partito del mattone e del tondino che continua a produrre grandi opere e speculazione per il profitto di pochi risucchiando risorse dagli interventi utili. Logica che vuole la garanzia dell’interesse privato al di sopra di tutto.

Durante il presidio in piazza Matteotti inoltre è stato ricordato come la questione riguardi da vicino anche il territorio emiliano, il quale si posiziona in testa alle classifiche per quanto riguarda gli investimenti in nuove opere cementizie, in un territorio sempre più saturo e che solo nella provincia di Modena può contare dalla Bretella al nuovo polo di Amazon di prossima creazione, tanto per citarne soltanto due esempi.

Solo due settimane fa, due ragazzi modenesi sono stati svegliati all’alba dalla Digos e portati in Questura per la notifica di foglio di via dalla città di Torino e dalla sua provincia.

Nella giornata di oggi, l’ultima del 2019 si sono tenuti presidi in solidarietà a Nicoletta Dosio nelle città di: Modena, Milano, Mantova, Bergamo, genova, Brescia, imperia, Bologna, Forli, Firenze, Grosseto, Viareggio, Pisa, Roma, Napoli, Taranto, Susa e Torino dove è  previsto un saluto al carcere delle Vallette a mezzanotte, mentre nella giornata di domani si terrà una fiaccolata a Bussoleno.
Di seguito da Notav.info riportiamo la lettera di Nicoletta Dosio sull’annuncio del suo imminente arresto:

CONTRO L’INGIUSTIZIA DEL POTERE, LA RESISTENZA È UN DOVERE (di Nicoletta Dosio)

A questo principio si ispira ormai da trent’anni il movimento NO TAV e, da sempre, rispondono le lotte sociali e ambientali, in tante parti del paese e del mondo.

Contro tale resistenza, il sistema ha messo in campo leggi, eserciti, tribunali e carceri.

I territori, le persone, la natura sono più che mai materia bruta di sfruttamento da parte di un capitale che, nella sua arroganza dimentica di ogni limite, in nome del profitto infinito, accumula sulla propria strada morti e rovine, fino a mettere in discussione la sopravvivenza stessa del Pianeta. Anche in Valle di Susa l’opposizione popolare che, forte della memoria operaia e resistenziale, ha deciso di dire NO al TAV, grande, mala, inutile, costosissima opera, e al modello di vita che la produce, sta pagando tale resistenza ad un prezzo altissimo, a livello giudiziario, economico, esistenziale, con centinaia di condanne penali e civili, multe, fogli di via, revoche di permessi, militarizzazione del territorio. Il tutto con la complicità attiva dei governi passati e presenti, espressione istituzionale del partito trasversale degli affari, e con il supporto dei mass media di regime.

Per denunciare tutto questo e per ribadire la dignità di una lotta collettiva che non si piegherà, ho deciso di non chiedere sconti al potere invidioso e vendicativo che, con i tre gradi di giudizio dei suoi tribunali, ha condannato al carcere me e altri undici attivisti, per “violenza privata e interruzione di pubblico servizio”.

Denuncio inoltre le storture e l’iniquità di un sistema poliziesco e giudiziario che, lungi dal garantire I diritti di tutti e soprattutto dei più deboli, si è piegato ad altri e diversi interessi, rendendosi complice del tentativo di silenziare con la violenza chi lotta per la giustizia sociale e ambientale.

Come me, sono state condannate ormai centinaia di persone e, in particolare, i nostri migliori giovani, che si sono visti infliggere pene abnormi per aver esercitato un diritto garantito dalla costituzione: condanne per cui essi oggi rischiano di perdere il lavoro, il diritto allo studio, la famiglia, la casa, il futuro.

Erano i primi giorni di marzo 2012, giornate di rabbia e di mobilitazione: la nostra piccola baita – presidio in Clarea occupata a suon di manganellate dalle “forze dell’ordine” dopo gli otto mesi di resistenza che seguirono alla presa della Libera repubblica della Maddalena e all’occupazione militare del territorio. Luca, uno di noi, in ospedale a lottare tra la vita e la morte dopo che un poliziotto l’aveva fatto cadere dal traliccio su cui si era arrampicato per sfuggire alle botte: Le dichiarazioni provocatorie del governo Monti a favore del TAV e contro la resistenza di un’intera popolazione al progetto.

Salimmo in manifestazione sull’autostrada con uno striscione su cui era scritto “ Oggi paga Monti” ed alzammo le barriere dei caselli, permettendo la libera circolazione su una delle strutture autostradali più devastanti e costose d’Italia.

Non me ne pento e sarei pronta a rifarlo. Non chiedo per me misure alternative al carcere perché, per ottenerle, dovrei riconoscere il disvalore della mia condotta: non sono disponibile ed esercito così, ancora una volta, la mia libertà.

So di avere con me il sostegno delle mie sorelle e dei miei fratelli di una lotta bella e irriducibile, perché porta nelle sue mani la memoria del passato, l’indignazione per la precarietà presente, la necessità di un futuro più giusto e vivibile per tutti.

Se andrò in carcere, non me ne pentirò, perché, come scrisse Rosa Luxemburg, dalla cella dove scontava la sua ferma opposizione alla guerra, “ mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci siano nubi, e uccelli, e lacrime umane”.

Nicoletta Dosio

31 Dicembre 2019

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