Tre date, una procura.
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Tre date, una procura.

Tre date, una procura.

Questa è una storia che potrebbe iniziare da qui, dall’estate del 2019.

E’ la mattina del 4 luglio quando viene eseguita tra Torino, Roma, Firenze, Modena, Bari e Venezia l’ordinanza di applicazione di misure di custodia cautelare nei confronti di 17 persone. Sette vengono poste agli arresti domiciliari, per le altre dieci scattano le firme obbligatorie. Le indagini vengono coordinate dal procuratore aggiunto Emilio Gatti e dalla PM Manuela Pedrotta (lo stesso Pubblico Ministero che ha rappresentato l’accusa durante il processo per la sorveglianza speciale nei confronti di Eddi, Paolo e Jacopo impegnati sul fronte siriano e al fianco delle YPJ e delle YPG).  Al centro dell’inchiesta della procura di Torino  le contestazioni contro il  G7 di Venaria durante le giornate del 29 e del 30 settembre 2017. Un tempismo, quello che ha portato all’esecuzione delle misure cautelari, che ha sin da subito reso palese la reale volontà della procura torinese: il tentativo di boicottare una delle manifestazioni più importanti per la comunità No Tav, il festival dell’Alta Felicità che si sarebbe svolto a fine luglio.

Ed è proprio questo festival che ci conduce alla seconda data di questa storia. È la mattina del 18 dicembre quando viene eseguita un’altra ordinanza. La firma è ancora una volta la stessa: quella della procura di Torino. Sedici, gli attivisti NoTav coinvolti. Due di loro, Giorgio e Mattia, vengono arrestati, mentre per tutti gli altri scattano gli obblighi di firma e i fogli di via. Quest’ultimo provvedimento viene applicato anche a un militante modenese del collettivo Guernica. L’obbligo di firma, in realtà, è stato disposto in questo caso dal Giudice per le Indagini Preliminari in quanto la Procura aveva addirittura richiesto o la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari. I fatti contestati, questa volta, fanno riferimento alla marcia del 27 luglio in Val Susa nell’ambito del Festival Alta Felicità. Intanto il giorno successivo, il 19 dicembre, le 17 persone coinvolte nell’inchiesta sul G7 di Venaria vengono rinviate a giudizio. Per loro il processo inizierà il 9 aprile.

Cosa accomuna queste due inchieste? Innanzitutto la firma. In entrambi i casi è la procura di Torino a porre in essere due impianti accusatori che collimano in molto punti, primo fra tutti quello relativo alla formulazione di “ruoli” messa in piedi dal Pubblico Ministero. Nel caso dell’inchiesta relativa al G7, l’accusa dispone in primo piano “i coordinatori e gli istigatori” la cui sola presenza viene ritenuta come un avallo per tutti gli altri manifestanti. Molti di questi inoltre finiscono all’interno della macchina repressiva solo ed esclusivamente in quanto presenti ai cortei di quei giorni e per questo accusati di “concorso morale”.  Ma qualsiasi posizione assunta dalle persone presenti durante quelle manifestazioni pare non andare bene: chi si trova dietro lo fa per “supervisionare e controllare” mentre chi si trova tra le prime file agisce a “mo di incitamento e garanzia”.  Una ricostruzione che richiama molto quella presente nell’ordinanza che fa riferimento alla marcia del 27 luglio in Val Susa. La questura torinese in questo caso parla di una “modalità connotata da spiccata aggressività e pericolosità sociale” e di una “strategia pre-organizzata” in cui Giorgio e Mattia avrebbero “assunto una posizione decisamente superiore di istigatori dell’altrui azione delittuosa”.

Arriviamo così alla terza data di questa storia: è il 30 dicembre. Nicoletta Dosio viene arrestata e portata in carcere dove dovrà scontare la pena di un anno, basata tutta sul concorso morale, a cui è stata condannata per un’iniziativa di protesta del 2012, insieme ad altri 11 attivisti a seguito della caduta di Luca Abbà dal traliccio in Val Clarea.

In questi mesi in cui la repressione ha assunto metodi da ventennio, la solidarietà e le parole di cambiamento e di libertà devono farsi sentire ancora più forti.
Per Nicoletta.
Per Mattia, Giorgio e Luca.
Per tutte le compagne e i compagni colpiti dalla repressione.
L’appuntamento è sabato 11 gennaio a Torino, ore 13.30, Piazza Statuto.
10 Gennaio 2020

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