Nei campi di concentramento di Stato si torna a morire. Modena, parlateci del Cpr!
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Nei campi di concentramento di Stato si torna a morire. Modena, parlateci del Cpr!

Mentre in città e in Emilia-Romagna sul Cpr e sull’ipotesi di una sua riapertura è calata una cappa di silenzio che dura ormai da mesi, nel resto d’Italia in questi moderni campi di concentramento si torna a morire.

Già due infatti le vittime di questi lager di Stato dall’inizio dell’anno: Aymen Mekni morto nel Cpr di Caltanissetta il 12 gennaio e Vakhtang Enukidze morto in ospedale il 18 gennaio, quattro giorni dopo avere riportato numerose ferite nel Cpr di Gradisca d’Isonzo (“picchiato a sangue dalla polizia” secondo le testimonianze di altri detenuti).

Attualmente sono sette i Cpr attivi in Italia: Bari (riaperto a novembre 2017), Brindisi, Caltanissetta (riaperto a dicembre 2018), Gradisca d’Isonzo (riaperto da poco più di un mese, il 17 dicembre 2019), Roma – Ponte Galeria (l’unico ad avere un settore femminile dove, nel novembre del 2018, morì una donna di nome Natalia), Potenza – Palazzo San Gervasio, Torino (già finito al centro delle cronache per la morte di Sahid Mnazi quest’estate, per la detenzione del dissidente turco Deniz Pinaroglu librato dopo uno sciopero della fame e per le numerose rivolte che ha già registrato, le ultime in questi giorni) e Trapani (già danneggiato da una rivolta il 2 gennaio), mentre, nell’indifferenza generale stanno per aprire altri due centri, uno in via Corelli a Milano, e l’altro a Macomer, in Sardegna, il quale dovrebbe aprire proprio in questi giorni.

Stando al progetto che porta la firma dell’ex ministro dell’interno Marco Minniti, infatti, che di questi Centri di internamento e deportazione ne chiedeva uno per regione (legge Minniti-Orlando decreto n. 13 del 17 febbraio 2017), progetto condiviso anche dall’attuale inquilino del Viminale, la ministra Lamorgese (almeno stando alle sue  dichiarazioni circa il Cpr di Milano di Macome e di Modena) l’apertura di questi centri non sembrerebbe affatto conclusa.

Nonostante le parole del Ministro Lamorgese, che nell’audizione alla Commissione Affari Costituzionali del 20 novembre scorso aveva dichiarato che su Modena erano in corso le trattative per la locazione dell’immobile dell’ex Cie (audio da 1.25) (di proprietà della finanziaria Alba Leasing, che fra i suoi soci annovera le banche BPER, BPM, Credito Valtellinese e Banca di Sondrio), in città, passando davanti al carcere su via la Marmora, si può notare che nello stabile che ospitò l’ex Cie di Modena, chiuso e reso inagibile dopo le rivolte dell’estate del 2013 e dagli scandali e dalle inchieste relative agli appalti di gestione (prima Misericordia poi Oasi), tutto sembra fermo e immobile ad allora.

La struttura, che inizialmente avrebbe dovuto riaprire i battenti nell’estate del 2019, è stata più volte oggetto di scambio verbale tra l’ex Ministro dell’interno Matteo Salvini ed il sindaco di Modena Muzzarelli, con quest’ultimo impegnato in una “trattativa” che avrebbe visto, come “clausola” per la riapertura, un aumento di forze dell’ordine sul territorio in “cambio” della disponibilità della città sul Cpr.

In città inoltre, in questi mesi, come in una fiera dell’ipocrisia, sono state tante le voci che si sono levate contro una sua possibile riapertura e criticità sono state sollevate addirittura dai sindacati di polizia, eppure sembrava quasi che il Cpr di Modena fosse una struttura accidentale, non dipendente cioè da alcuna volontà. Un campo di concentramento e di deportazione senza padri e senza responsabili politici.

Nonostante non sia ancora stato riaperto e le notizie a riguardo continuino a mancare, il rischio che una struttura di questo genere riprenda a funzionare nella nostra città è ancora estremamente elevato. Una struttura nella quale, ricordiamo, si può essere rinchiusi senza aver commesso alcun reato, senza processo e senza vedere nemmeno un giudice. Una struttura che detiene (uccidendo anche alle volte) persone che sono state spogliate di ogni diritto per il semplice motivo di essere privi di documenti validi. Un lager nel quale si muore in silenzio o per una semplice rissa, se si ha così paura di guardare in faccia la realtà tanto da credere a ciò che dicono le veline della polizia.

 

Per questo, prima di riportare come SenzaQuartiere la testimonianza su quanto successo a Vakhtang Enukidze raccolti dal sito https://nofrontierefvg.noblogs.org/ vorremmo ricordare i deputati e senatori modenesi che hanno votato e trasformato in legge, nel 2017, il decreto Minniti, il quale ha di fatto riaperto queste strutture.

Li riproponiamo qua in ordine alfabetico: Baruffi Davide, Garavini Laura, Ghizzoni Manuela, Maria Cecilia Guerra, Pini Giuditta e Stefano Vaccari.

Testimonianza – Ammazzato dalle guardie del CPR di Gradisca

Condividiamo la testimonianza di un recluso del CPR di Gradisca sulla morte di V., ci racconta di come è stato picchiato più volte negli ultimi giorni dalle guardie della struttura. Le voci sono modificate per tutela, sotto potete trovare la sbobina. [Si tratta del post pubblicato ieri dato che in molti ci segnalano che non si può più accedere alla pagina web]SBOBINACosa hai detto ? Suo telefono si è perso, lui non ricordava dove ha lasciato.Da li hanno cominciato a picchiarlo, loro volevano mandare tuta gente dentro le camera, lui insisteva nella ricerca del suo telefono, da li hanno cominciato a picchiare con il manganello aveva tutto il corpo rosso proprio di lividiokecco da li li hanno portato nel corridoio, quando arriva vicino al suo modulo per rientrare lui non voleva perchè era un ragazzo basso e robusto: aveva la forza. Da li lui ha di uno della guardia di finanza e non voleva e hanno cominciato a picchiarlo di nuovo gli hanno buttato dentro e lui con la rabbia ha preso un pezzo di ferro ha tagliato un po allo stomaco, non lo hanno portato all ospedale ,domani mattina quando lui sveglia ha cominciato a fare di nuovo casino perché sentiva male al corpo per quel manganello che le ha presa tutte quella sera li.Poi mattina le ferite le faceva male sida li sono entrati e hanno picchiato di nuovodi nuovodi nuovo dopo venuto direttore e portato in infermeria dopo neanche venti minuti ed è tornato ed è rimasto con noi un attimo e poi è andato a dormire poi quando ha svegliato siil giorno dopo mattina sono venuti e hanno detto per dire oggi deve partire in bus per andare via, lui prese tutte sue cose ed è andato via con lui tutta la giornata, la sera verso 8 lo hanno portato hanno detto che non ha voluto andare perché aveva tanti brividi e hanno avuto paura di mandarlo in quel modo li al paese suo sarebbe un casino lì , nessuno avrebbe accettato avrebbe voluto capire cosa era successo: lo hanno portato indietro. Rimasto per due giorni e lui sentiva male e chiavava “aiuto aiuto!” perché usciva sangue può darsi qualche vetri rimasto dentro lo stomaco non sappiamo , da li lui ha cominciato di nuovo a spaccare degli specchi davanti a loro, e lì ci stava un altro ragazzo da dietro, e la polizia hanno detto a quel ragazzo dietro di buttare un pezzo di ferro fuori, e quando lui si è girato ha visto che l’altro ragazzo stava buttando fuori i vetri che lui usava a spaccare e lì ha cominciato a litigare con lui. Da lì che la polizia hanno aperto la porta e sono entrati dentro. Quando sono entrati dentro hanno aperto la porta. lo hanno messo in mezzo, quanti erano.. 8 lui in mezzo circondato da 8 poliziotti. D’improvviso quando lo hanno attaccato al muro uno di loro gli è saltato addosso di forza e lui da lì la testa gli è caduta e ha sbattuto al muro (la testa è caduta ed ha battuto il muro) un muretto quello che ci sediamo si. …. tipo una scaletta-Noi posso testimoniare ovunque dovunque perché era uno di noi. Da li uno dei poliziotti ha messo i piedi al collo piedi sul colloun altro alla schiena da li lo hanno ammanettato e lo hanno portato via, circondato da loro. Noi non riuscivo a vedere bene da che parte il sangue usciva da li lo hanno portato via e fino ad oggi non lo hanno portato più indietro, abbiamo cercato di chiedere delle botte lui ci ha denuncia , “lui è stato denunciato” , “domani lo mandiamo al tribunale” , non lo so “andrà in galera” sono queste delle cose che loro dicevano a noi. Oggi all’improvviso uno di noi è andato in infermeria da lì stavano parlando e non lo hanno accorto di quello che li stava dietro e hanno detto che il ragazzo è morto questo qua è venuto da noi e ha detto che “il ragazzo è morto”. Noi abbiamo cominciato a chiamare loro per avere più informazioni nessuno è venuto da noi fino ad adesso a dire niente noi abbiamo chiamato poi al paese suo, a sua moglie ahh avete parlato con sua moglieeh si si perché ci abbiamo email e numero di sua moglie, perchè lui ce le aveva lasciate se volete possiamo parlare con il ragazzo vi da numero di sua moglie e parlate con famiglia sua . Avete più.. la famiglia sua sta chiamando qua e nessuno risponde. Hanno chiamato il 118 di Gorizia e nessuno risponde. Volete mandarci il numero della sua famiglia? Se volete certo qua non c’è una cosa da nascondere..qua c’è una cosa da salvare. Eh siPerché c’è un corpo umano che è dentro un frigorifero adesso eh.Oggi è toccato a lui, domani non sappiamo chi sarà.Siete riusciti a sentire un avvocato voi? Avete parlato con un avvocato? Qui dici avvocato? Sono tutti cadaveri qui! L’avvocato qui…non… Qui loro ci hanno dato l’elenco degli avvocati. Noi quando quando chiamiamo gli avvocati, appena gli dici che sei in questo centro, dice “un attimo sto guidando dopo ti chiamo” e non ti chiama più. Tu chiami e non rispondono. Ok Siamo Abbandonati a noi stessiMa aspetta, ma la sua famiglia lo sa già adesso? La sua moglie?Adesso abbiamo li abbiamo avvisati, li abbiamo chiamati. Adesso la sua moglie sa già. Sta aspettando da tre anni la dentro.. e anche se parli di.. è un dolore comunque.E adesso stanno qua le le.. Le polizie stanno qui davanti a noi. Davanti a noi. davanti a noi. ….Adesso stanno aspettando per chiudere fuori perché hanno saputo che stiamo parlando con voi. Qui davanti a noi. Ei, mandateci il numero.E ci menano anche a noi!Poi..su di noi, che cosa dobbiamo fare o voi cosa potete fare per noi?Siamo dimenticati da Dio!Qui dentro per sapere di lui,loro non ci hanno detto niente a noi, siamo riusciti a saperlo così, grazie a dio. Ma perché?Sono degli assassiniVeramente. È disumano, è disumano. Veramente. Se c’è qualcosa da fare son delle domande, un esempio è questo, vedi un uomo andarsene dalla vita per niente. Per niente. Aveva già accettato di essere estradato al paese suo. Non sono riusciti a mandarlo, lo hanno ammazzato e lo mandano morto adesso. E se lo manderanno perché non vogliono manco rispondere alla famiglia di là. Che voglio dire.Noi vi siamo vicini, non siete soli!Ok …speriamo. Resistete!Così noi vogliamo sapere di più da voi su cosa possiamo fare, anche con gli altri ragazzi.Noi non lo sappiamo.. però noi possiamo cercare di fare di tutto perché la storia che ci avete raccontato venga detta fuori. Perché fuori raccontano che voi vi siete picchiati tra di voi. Sui giornali c’è scritto che vi siete picchiati tra di voi detenuti e che lui è morto per questo.No, non è vero. Non è vero. Non è vero perché loro invece ci fanno uscire per esempio ci fanno uscire da soli e ci picchiano in cortile e ci portano dove vogliono loro, finché guarisci e siccome lui era grave, molto grave è morto e loro stanno cercando qualche scusa per farla franca.

Pubblicato da No Cpr e no frontiere – FVG su Domenica 19 gennaio 2020

22 Gennaio 2020

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