Una tragedia annunciata. Rivolta nel carcere di Modena per il coronavirus. Si teme una strage.
Voci dalla città

Una tragedia annunciata. Rivolta nel carcere di Modena per il coronavirus. Si teme una strage.

Sono passate da poco le 14 quando dal carcere di Sant’Anna di Modena fuoriesce una grande nube nera.

In pochi minuti familiari dei detenuti e solidali si ritrovano davanti la struttura carceraria per capire cosa stia succedendo. È in corso una rivolta, una dura rivolta da parte della popolazione carceraria. Le motivazioni alla base di questa sommossa appaiono sin da subito chiare : il divieto dei colloqui con i familiari in seguito al nuovo decreto sul Covid-19. Si tratta in realtà della famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono gli stessi familiari presenti nello piazzale di fronte al carcere a raccontare le condizioni dei propri cari rinchiusi all’interno del penitenziario di Modena.

In seguito alle misure adottate dal governo per il contenimento e la diffusione del Covid-19, infatti, non sono solo stati sospesi i colloqui con i familiari, ma sono state interrotte anche le attività con gli educatori e gli psicologi. “Nessuno, in questa situazione di emergenza, si è reso conto di quanto questi provvedimenti abbiano pesato sulla condizione già difficilissima vissuta dai detenuti” ci racconta la compagna di un detenuto.

Le prime ore del pomeriggio scorrono in un clima surreale. Tantissime le ambulanze e le macchine del 118. Nessuno risponde alle legittime domande dei familiari che chiedono, soprattutto, lo stato di salute dei loro cari, se sono presenti casi di contagio o se qualcuno è rimasto ferito durante la rivolta. Verso le 17 un’agente della polizia penitenziaria prova a rassicurare le famiglie: “La situazione si sta stabilizzando, non ci sono feriti. Il fumo che vedete proviene dal tetto e non dalle celle che non sono state intaccato durante la rivolta. Dovete stare calmi però. Se urlate rischiate di fomentare ancora di più i detenuti presenti in struttura”.

Continua la rivolta all'interno delle sezioni del carcere di Sant'Anna.Dal presidio dei famigliari si vedono i pestaggi contro i detenuti all'interno della struttura.

Pubblicato da Senza Quartiere su Domenica 8 marzo 2020

La legittima rabbia dei familiari, tuttavia, non si placa. Non si placa di fronte alle decine dei pullman della polizia penitenziaria che entrano all’interno del carcere sfrecciando a tutta velocità fra la folla (una donna ha accusato anche un malore rischiando di essere investita). Non si placa di fronte al pestaggio di alcuni detenuti ammanettati durante il loro trasferimento sui dei pullman che li trasferiranno in altre carceri (in seguito abilmente posizionati di fronte la porta in modo tale da impedire la visione alle persone esterne). Non si placa di fronte ai silenzi della dirigenza del carcere e del personale penitenziario.

Sono da poco passate le 19 quando il comandante e l’assistente del direttore escono fuori per parlare con i familiari. “Stiamo provvedendo al trasferimento di alcuni detenuti, la situazione è però in divenire. Molte celle sono inagibili e un gruppo di detenuti è entrato in possesso di alcuni telefoni cellulari. Chiediamo la vostra collaborazione. Se i vostri familiari vi contattano dite loro di consegnarsi. Il fatto che abbiano rubato i telefoni, sappiatelo, è però la cosa meno grave successa oggi”.

Continuano i non detti, le frase lasciate a metà, le risposte non date ai familiari preoccupati soprattutto dello stato di salute dei detenuti.

Come fidarsi di quelle parole che del tutto smentiscono quelle pronunciate appena un paio d’ore prima? Calato il buio, sulla struttura, continua a volare un elicottero della polizia, le ambulanze diventano sempre più numerose, e con esse anche i camion dei vigili del fuoco e i pullman della polizia penitenziaria. Nel buio e nel silenzio continuano a sentirsi le urla dei detenuti. Nel frattempo è anche giunta sul posto la Protezione Civile. I familiari, senza alcuna risposta, decidono dunque di spostarsi verso l’altra ala del carcere. Quella che, da quanto spiegato loro, contiene al proprio interno i detenuti promotori della rivolta.

Stando alle notizie dell’ultim’ora si parla di almento cinque detenuti morti nella rivolta e di uno grave in terapia intensiva.

Sulla “normale” e “professionale” informazione cittadina questa mattina potevate leggere esclusivamente ricostruzioni come queste:

 

 

 

 

 

 

 

 

Sembra che gli scontri, all’interno del carcre di Sant’Anna siano proseguiti fino alle sei di questa mattina. Nessuna comunicazione per ora viene fornita né ai familiari né agli avvocati mentre la struttura del penitenziario inoltre sarebbe del tutto inagibile.

Cercheremo di raccontare ed aggiornare, al limite ed al meglio delle nostre possibilità,  sull’accaduto.

Aggiornamento delle 12.30.

Il numero dei detenuti morti confermati è salito a sei.

Tre detenuti sono morti all’interno della struttura modenese, mentre altri tre detenuti sono morti dopo essere arrivati a Parma, Alessandria, Verona. Quattro detenuti in gravissime condizioni sono in prognosi riservata e si troverebbero ricoverati nelle Terapie Intensive, del Policlinico, di Baggiovara e di Carpi.

Pare che hai familiari non sia ancora stato detto nulla.

Aggiornamento delle 19.30

Salito a sette il numero dei morti. L’ultimo, in ordine temporale, sarebbe morto dopo essere stato trasferito nel carcere di Ascoli.

Ai familiari non viene ancora comunicato nulla. Non sanno ancora se il loro parente o il loro caro sia morto durante la rivolta né in quale carcere sia stato trasferirto.

Un paio d’ora fa anche il sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli ha commentato la vicenda esprimendo solidarietà alle Forze dell’ordine e mettendo in guardia che Chi fa polemiche non dimostra senso dello Stato”.

Per quanto riguarda la rivolta scoppiata al carcere cittadino di S. Anna desidero innanzitutto esprimere la mia solidarietà e quella di tutta la città agli agenti di Polizia Penitenziaria, a tutti gli operatori della struttura e al personale sanitario, agli operatori delle forze dell’ordine, tra i quali quelli della Polizia Locale Modena, tra i primi a giungere sul posto domenica. Chiedo venga fatta chiarezza sulle cause e sulle responsabilità, ma senza speculazioni politiche che, però, purtroppo stanno già avvenendo.
Chi fa polemiche non dimostra senso dello Stato.
Ho seguito le fasi più drammatiche della vicenda in stretto contatto con la Prefettura e recandomi anche sul posto, nella serata di domenica, insieme alla comandante della Polizia locale.
Le violenze a cui abbiamo assistito sono inaccettabili, ma deve essere fatta estrema chiarezza su come si sia arrivati a questo punto e su quali siano le responsabilità. Esprimo cordoglio per le vittime e le condoglianze alle loro famiglie: in carcere la dignità dei detenuti deve sempre essere rispettata, e al contempo è necessario che il comportamento dei reclusi sia corretto, le nuove norme in carcere per il Corona-virus sono state pensate per la salute di tutti.

 

In calce pubblichiamo l’ultima nota fatta uscire dall’Associazione Antigone su quanto sta avvenendo nelle carceri di tutta Italia.

 

+++ Poco fa abbiamo appreso della morte di un detenuto avvenuta oggi nel carcere di Modena durante le proteste. Non sappiamo cosa sia accaduto ma chiediamo che vi sia una inchiesta rapida. Temevamo che la tensione stesse crescendo negli istituti di pena e temevamo che ciò potesse portare a delle tragedie. Non sappiamo come sia avvenuta la morte ma ogni episodio di questo tipo è sempre una tragedia. Ribadiamo che di fronte a una situazione eccezionale come quella che sta vivendo tutto il paese va spiegato con calma ai detenuti cosa sta accadendo in riferimento alle limitazioni assunte per rispondere all’emergenza coronavirus. Ribadiamo con ancora più urgenza e determinazione che bisogna assicurare loro – in assenza di colloqui visivo – il diritto a comunicare anche giornalmente, telefonando ai propri cari, anche tramite l’utilizzo di skype, nonché la possibilità di uscire in detenzione domiciliare.
Vanno assunti tutti i provvedimenti necessari a ridurre la tensione e, nel frattempo, ci appelliamo a tutti i detenuti perché si interrompa ogni violenza. +++

9 Marzo 2020

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