Modena in stato di fermo 8 operai e il coordinatore del SiCobas. A “Modena esiste un vero problema di emergenza democratica.”
Voci dalla città

Modena in stato di fermo 8 operai e il coordinatore del SiCobas. A “Modena esiste un vero problema di emergenza democratica.”

“Se stiamo ammassati in fabbrica non c’è problema, ma se usciamo sul piazzale sono botte e denunce.”

Così riportava il comunicato del SiCobas di questa mattina che annunciava lo stato d’agitazione nazionale e la situazione a Modena.

Il S.I. Cobas ha aperto lo stato di agitazione nazionale per la tutela della salute degli operai, costretti a lavorare come se nulla fosse, accalcati a centinaia nei magazzini e nelle fabbriche di tutta Italia, spesso senza alcun dispositivo di protezione.
In ogni luogo dove non siano rispettate le norme sanitarie il sindacato invita a fermarsi. È evidente che i veri untori sono i padroni e che la responsabilità dell’estendersi del contagio in questi giorni è imputabile principalmente alla fame di profitto di Confindustria.

Stamattina, dopo aver richiesto per giorni adeguate protezioni al magazzino Transmec di Campogalliano (MO) senza che venisse data alcuna seria risposta, è scattato lo sciopero. Non si lavora finché non ci sono guanti, mascherine, carta igienica e sanificazione dei locali.
La stessa situazione si ripete in tutto il paese (in allegato una panoramica delle mobilitazioni in corso in questo momento).

 

Poco dopo, era lo stesso sindacato a lanciare la notizia del fermo, davanti all’Emiliana Serbatoi di Campogalliano di un delegato e del coordinatore provinciale del SiCoabs Enrico.

Si allarga il fronte degli scioperi a Modena per la salute dei lavoratori: in tutte le aziende in sciopero interviene la Digos per identificare gli scioperanti. Se stiamo ammassati in fabbrica non c’è problema, ma se usciamo sul piazzale sono botte e denunce.
All’Emiliana Serbatoi di Campogalliano, dove era in corso uno sciopero, la polizia è intervenuta in assetto antisommossa e ha portato via il coordinatore provinciale, Enrico Semprini, ed il delegato dell’azienda. Sono attualmente in stato di fermo in Questura.

A #Modena, nella città in cui l’altra notte ha perso la vita durante il lavoro un altro operaio, in questi minuti hanno fermato e portato in Questura un nostro coordinatore sindacale, Enrico, di cui ora non sappiamo nulla.

Dopo anni di precarietà, dopo anni in cui i lavoratori sono stati tra cooperative ed agenzie interinali, con diverse forme contrattuali, a seguito della marcata internalizzazione di due nostri lavoratori nell’azienda Emiliana Serbatoi, i lavoratori hanno scioperano da questa mattina contro questa decisione.

La motivazione della riduzione degli orari sarebbe l’emergenza Covid-19.

La stessa azienda contemporaneamente, tramite agenzie interinali ha assunto altro personale continuando, inoltre, a fare uso di straordinari (altro che calo dei ritmi)

È necessario continuare a difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori ed in tutti i magazzini siamo da giorni in stato di agitazione.

In questo contesto risulta evidente che, in assenza di una decisione governativa di bloccare tutte le attività produttive e di logistica e della mancata, sta solo ai lavoratori la decisione di intraprendere un percorso di lotta che porti a salvaguardare prima di tutto la salute, per sé, per i propri compagni di lavoro, per le proprie famiglie e per tutti gli altri cittadini e chiedere urgentemente un incontro al Governo perché si adoperi quanto prima a predisporre l’utilizzo di ammortizzatori sociali laddove gli stessi lavoratori reputino che non esistano condizioni di sicurezza.

Chiediamo l’immediato rilascio del nostro coordinatore!

 

🔴Ultim'ora:Mentre in tutta la penisola si chiudono attività per tutelare dal rischio del contagio in moltissime aziende i lavoratori sono in agitazione e in sciopero per le mancate garanzie di sicurezza. In particolare all'emiliana serbatoi di Campogalliano (Mo) questa mattina la questura di Modena ha identificato e portato in questura lavoratori e coordinatori sindacali in sciopero. Ad ora si trovano ancora in questura.Di seguito il comunicato di @SiCobasLavoratoriAutorganizzatiIN QUESTURA UN NOSTRO COORDINATORE!LIBERO SUBITO! A #Modena, nella città in cui l'altra notte ha perso la vita durante il lavoro un altro operaio, in questi minuti hanno fermato e portato in Questura un nostro coordinatore sindacale, Enrico, di cui ora non sappiamo nulla. Dopo anni di precarietà, dopo anni in cui i lavoratori sono stati tra cooperative ed agenzie interinali, con diverse forme contrattuali, a seguito della marcata internalizzazione di due nostri lavoratori nell'azienda Emiliana Serbatoi, i lavoratori hanno scioperano da questa mattina contro questa decisione. La motivazione della riduzione degli orari sarebbe l'emergenza Covid-19. La stessa azienda contemporaneamente, tramite agenzie interinali ha assunto altro personale continuando, inoltre, a fare uso di straordinari (altro che calo dei ritmi) È necessario continuare a difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori ed in tutti i magazzini siamo da giorni in stato di agitazione. In questo contesto risulta evidente che, in assenza di una decisione governativa di bloccare tutte le attività produttive e di logistica e della mancata, sta solo ai lavoratori la decisione di intraprendere un percorso di lotta che porti a salvaguardare prima di tutto la salute, per sé, per i propri compagni di lavoro, per le proprie famiglie e per tutti gli altri cittadini e chiedere urgentemente un incontro al Governo perché si adoperi quanto prima a predisporre l’utilizzo di ammortizzatori sociali laddove gli stessi lavoratori reputino che non esistano condizioni di sicurezza.Chiediamo l'immediato rilascio del nostro coordinatore! Se la produzione continua, se si continua a lavorare nelle aziende allora abbiamo il diritto di scioperare!#covid19 #SiCobas

Pubblicato da Senza Quartiere su Venerdì 13 marzo 2020

 

Solo un paio di giorni fa, infatti, all’Italcarni di Carpi (Modena), l’11 marzo era morto un lavoratore, iscritto al S.I. Cobas, stritolato da un nastro trasportatore. Era talmente isolato che nessuno lo aveva visto né sentito ed è stato ritrovato solo dopo molto tempo. Per qeusto era stato indetto lo sciopero provinciale. In proposito questa mattina sulla Gazzetta di Modena si poteva leggere: “Ieri la produzione è ripartita all’Opas dove, davanti ai cancelli si sono verificate nuove contestazioni dopo lo sciopero dei sindacati di mercoledì. Un gruppo di una decina di persone è arrivato con le bandiere: le forze dell’ordine li hanno identificati facendoli sgomberare.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalle ultime notizie che ci giungono sembra che sia il coordinatore sia il delegato siano stati rilasciati. Seguiranno aggiornamenti.

RILASCIATI 8 OPERAI IN STATO DI FERMO E IL COORDINATORE PROVINCIALE
DENUNCIATI I COLLEGHI DI SAMUEL, MORTO AD OPAS – ITALCARNI

AGGIORNAMENTO: Erano 8 gli operai prelevati dalla polizia in stato di fermo per lo sciopero pacifico davanti ai cancelli di Emiliana Serbatoi, e non uno solo come erroneamente riportato nella nota precedente.
Al momento gli operai sono stati rilasciati, insieme al coordinatore provinciale. Tutti sono stati denunciati per violazione del decreto emergenziale, violenza privata e manifestazione non autorizzata.

Contemporaneamente giunge un’altra notizia di repressione anti-operaia a Modena: sono stati denunciati dalla Questura anche i partecipanti al presidio di cordoglio per la morte del nostro fratello Samuel Remuel, che si era tenuto mercoledì davanti ai cancelli di Opas-Italcarni.
Samuel, iscritto al S.I. Cobas, è stato stritolato da un nastro trasportatore mentre lavorava da solo, completamente isolato dagli altri colleghi, che lo hanno trovato solo dopo molto tempo. Non si è trattato di una tragedia. I nastri devono essere dotati di sensori auto-bloccanti, perché il nastro non si è fermato? Perché Samuel lavorava da solo sui macchinari, quando quella mansione era a rischio?
Conosciamo la risposta: perché i padroni non guardano in faccia a nessuno, quando si tratta del loro profitto. Non importa la sicurezza, bisogna fare in fretta, produrre di più, far correre i nastri più velocemente possibile, anche a costo di rimetterci una mano, o la salute. Samuel ha pagato con la vita, e lo stesso rischiano di fare tutti gli operai costretti a recarsi ogni giorno in fabbrica o nei magazzini nei giorni del contagio.

La denuncia per violazione del decreto d’emergenza contro i colleghi di Samuel e i lavoratori solidali, i fermi di operai e la strage al carcere di Sant’Anna rimarcano come a Modena esista un vero problema di emergenza democratica. Non possiamo restare indifferenti, anche in questi momenti difficili dobbiamo continuare a lottare, altrimenti lo stato di eccezione continuerà anche quando l’epidemia sarà finita.

13 Marzo 2020

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