“Perchè sono tornato a lavorare per Deliveroo in periodo di emergenza da CoronaVirus?”
Cronache virali, Inchieste

“Perchè sono tornato a lavorare per Deliveroo in periodo di emergenza da CoronaVirus?”

Pubblichiamo la prima testimonianza che ci è arrivata per la nostra rubrica “Le nostre vite ai tempi del coronavirus”.

Si tratta del racconto  di un rider che spiega perché è tornato a lavorare nel pieno dell’emergenza coronavirus.

“Sono un giovane operaio, ho sempre lavorato nel settore della metalmeccanica e tra un contratto di stage o tirocinio, un contratto a scadenza o di apprendistato, sfruttavo il vuoto tra un’esperienza e l’altra facendo consegne a domicilio attraverso le piattaforme di delivery più famose presenti nella città di Modena.Un lavoro umile, flessibile si ma senza garanzie. Nella mia “carriera” ho avuto due incidenti, fortunatamente senza ripercussioni gravi. Solo due bici buttate in discarica. Quel poco che guadagnavo doveva continuamente essere investito in manutenzione della bicicletta e strumentazione per la sicurezza, ricariche di Giga per la rete del telefonino poiché l’azienda non dava a disposizione nulla se non lo zaino adatto per fare le consegne.

Quando sono riuscito finalmente a stabilizzarmi all’interno di una azienda disponibile a farmi fare un percorso lavorativo di lungo periodo, abbandonai in garage tutta l’attrezzatura e mi promisi che mai più avrei lavorato per una paga da elemosina… Non avrei mai immaginato che un anno dopo sarei ritrovato nuovamente sopra quella sella.

L’emergenza CoronaVirus ci ha travolto fin dal suo inizio. È scoppiato un caso interno che ha messo in condizione l’azienda di chiudere e di attivare la cassa di integrazione Covid-19, che copre solo al 70% il salario. Giusto tenere chiuso, la salute mia e dei miei colleghi viene prima di qualsiasi forma produttiva ma a che condizioni?
Con una soglia calcolata dallo stato per gli apprendisti di appena poco sopra i 1000€ la cassa me ne sta pagando solo 700. Peccato che io ogni mese debba pagare affitto, bollette e rata della macchina.
Da qui la necessità di ricominciare a correre per portare a casa quei due/tre cento euro in più che possono darmi la possibilità di non avere l’ansia del debito che conclusa questa emergenza rischierei di non riuscire più a ripagare.
Tutti i giorni per strada a contatto con personale dei ristoranti, colleghi di consegne e clienti tra i quali non posso sapere chi ha contratto il virus.
La gente dalle finestre guarda, giudica e qualcuno insulta urlandomi di ritornare a casa. Se potessi lo farei subito ma io ho bisogno di questa misera paga. Lo stato non sta sostenendo a pieno i lavoratori, non ci pagano adeguatamente, non sospendono gli affitti e non garantiscono tutta la strumentazione necessaria per garantire la nostra salute.”

La situazione di emergenza sanitaria di queste settimane sta mettendo in discussione tanti aspetti della nostra vita quotidiana: dalle situazioni lavorative, agli affetti, alla sicurezza, spesso accentuando problemi e difficoltà o mostrando sotto una luce diversa le priorità delle città in cui viviamo.
Lavori nol mondo della scuola, sei uno studente o una studentessa? Questo virus ha cambiato radicalmente le tue abitudini di vita, le tue relazioni e le tue speranze in un futuro “normale” per te e la tua famiglia?
Raccontacelo con una lettera o con una videointevista.
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23 Marzo 2020

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