NonUnaDiMeno Modena avverte: al Policlinico hanno sospeso l’attività di parto-analgesia per l’emergenza coronavirus.
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NonUnaDiMeno Modena avverte: al Policlinico hanno sospeso l’attività di parto-analgesia per l’emergenza coronavirus.

“Sospensione attività di parto-analgesia per l’impegno degli anestesisti nella gestione dell’emergenza covid19”, queste le scarne parole scelte dal Policlinico di Modena per comunicare la serrata del reparto parto-analgesia.

In merito pubblichiamo la nota di NonUnaDiMeno Modena:

Qualche giorno fa sul sito del policlinico di Modena è apparsa questa notizia: sospeso il parto analgesia. Il motivo è molto semplice: a causa dei numerosi ricoveri per Covid-19, tutti gli anestesisti sono impegnati in terapia intensiva. Non siamo certo qua a dire che non dovrebbero assistere i malati di quel reparto per starsene tutti in ostetricia-ginecologia ma piuttosto a sottolineare che, grazie ai numerosi tagli alla sanità degli ultimi anni, ora chi è più vulnerabile (come una donna che partorisce) ne paga le conseguenze. Il parto dolce è un diritto conquistato con anni di lotta dura e tenace, come anche l’aborto, ed ora questi diritti vengono meno oppure ostacolati grazie a chi non ha saputo gestire al meglio le risorse ma anzi negli anni ha solo cercato di tagliare il più possibile. Prima di questa emergenza sanitaria la situazione su aborto e parto analgesia era già critica poiché sono servizi di difficile accesso. Molte, troppe sono le storie di donne che non hanno potuto accedervi per un motivo o per l’altro e se guardiamo nello specifico del parto dolce ci aggiungiamo anche la retorica che la donna “deve partorire con dolore”, che partorire “DEVE” fare male. Questo non è accettabile! In ogni momento di crisi i diritti delle donne e delle persone più vulnerabili viene messo in discussione, se non azzerato, ed è per questo che ancora oggi esistono movimenti/ associazioni/ collettivi che cercano di difendere i diritti conquistati con tanta fatica:che si parli di operai mandati a contagiarsi a vicenda per il dio denaro, o di garantire alle donne il diritto di scegliere sul proprio corpo, oppure di garantire a tutti i diritti umani fondamentali, noi siamo ancora qua e non ci stancheremo.
Una domanda sorge spontanea: i cesarei d’urgenza come verranno gestiti? Se prima dell’emergenza sanitaria si aveva difficoltà a reperire un medico anestesista in un tempo accettabile (vedi le molte donne e bambini morti per complicanze ) ora che saranno tutti impegnati a sopperire alla mancanza di personale in terapia intensiva,come pensano di gestirla? Mettiamo anche il caso che si riesca a trovare un* anestesista per un cesareo in tempo record, verrebbe mandato dalla partoriente dopo aver assistito malati di Covid-19. Sappiamo tutti e tutte ormai in che condizioni medici/infermieri e gran parte del personale viene mandato al macello senza protezioni adeguate, come possiamo garantire la salute della partoriente e del nascituro?
Un’altra questione desta infine preoccupazioni: in questa situazione di emergenza, in cui la direttiva è quella di portare al minimo il contatto tra persone, è consentito alla partoriente avere il supporto di una persona cara in sala parto? Le notizie non sono chiare, ma sembra che in alcuni ospedali (ad esempio Perugia e Terni) si stia già vietando alle donne di essere accompagnate in sala parto. Ciò è a dir poco pericoloso, e non per via del Coronavirus, ma perché la donna che partorisce, oltre a beneficiare del supporto di una persona di fiducia, necessita della presenza in sala parto di una persona vigile, non in preda al dolore, che controlli che il parto avvenga nel rispetto dei diritti e della sicurezza della partoriente. Purtroppo con la violenza ostetrica NON SI SCHERZA!
Data la situazione complicata e confusa, nella quale ogni ospedale decide quali misure adottare e quali no, chiediamo a voi, a chi ci legge, se avete testimonianze in merito o informazioni da fonte diretta da condividere, così da supportarci a vicenda! FACCIAMO RETE!

24 Marzo 2020

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