Emergenza pandemia: interviste dalla logistica #1
Cronache virali, Inchieste

Emergenza pandemia: interviste dalla logistica #1

Iniziamo a pubblicare alcune interviste fatte in diversi magazzini della logistica modenese, dove, come in moltissime aziende di tutti i settori nel nord Italia, in queste settimane i lavoratori hanno cominciato a mobilitarsi per restare a casa per tutelare e tutelarsi dal rischio contagio. Al contempo, in assenza di garanzie di redditto, si aggrava il ricatto lavorativo su chi a casa non può rimanerci.

L. (magazzino ups)
All’inizio dell’emergenza si è fatta sentire l’impreparazione dell’azienda rispetto a misure di tutela di chi si trovava al lavoro. Quando abbiamo iniziato a comprendere la gravità del problema e vedendo che in molti posti di lavoro nel nostro settore come in altri ci si mobilitava per rimanere a casa, abbiamo cercato di organizzarci: non siamo riusciti ad astenerci in blocco ma abbiamo tentato di limitare i rischi richiedendo ferie o astenendoci direttamente in alcuni casi.
Tuttora in magazzino la situazione non rispecchia quello che viene raccontato. Si parla molto di “beni essenziali e beni non essenziali” ma la merce trattata nel magazzino è quella di sempre. I beni primari che vengono trattati dal mondo della logistica sono una percentuale minima, certo, i volumi di merce sono diminuiti negli ultimi giorni ma le tipologie rimangono le stesse, in questi giorni potrei dire che di tutto quello che movimentiamo si possa definire di prima necessità sia solo un 10% del totale.

Dentro il magazzino alcune precauzioni sono attive ma vedo una generale sottovalutazione del problema, le mascherine ad esempio sono fornite ma si sa che potrebbero finire da un giorno all’altro, non vengono quindi consegnate ai dipendenti ogni giorno: Se vuoi fare le cose per bene devi farle autonomamente e non può funzionare così.
Non si può incolpare il singolo lavoratore che magari non indossa la mascherina, deriva tutto da chi e da come è stata gestita la situazione finora. Un esempio del paradosso, nei giorni scorsi siamo andati agli uffici della direzione per delle richieste ed erano vuoti, c’eravamo solo noi nel magazzino, loro giustamente si preoccupano e stanno a casa, noi per decreto dobbiamo andare avanti.

Per ora nel nostro magazzino non ci sono stati grossi tagli o gente lasciata senza stipendio, abbiamo notato però, come accaduto già più volte in passato, alcune incongruenze nelle ultime buste paga. In un’altra situazione per questo avremmo scioperato ma in questa situazione la riscattabilità si fa sentire di più.

  1. Speriamo che da questa situazione vengano fuori scintille positive.

M. (Driver in sda)
Come driver di sda mi occupo principalmente delle consegne nella zona industriale di Carpi che in queste settimane sembra essere stata uno dei fulcri maggiori dell’infezione nella provincia, ad esempio so che in almeno 3 aziende del mio giro gli stessi titolari sono stati ricoverati per infezione da Covid 19 così come diversi fra magazzinieri e loro famigliari.
A casa mia da 2 settimane sono l’unico che esce, ho ripreso a lavorare da questa settimana dopo aver utilizzato tutte le ferie che avevo a disposizione, dovendo sostenere le spese di tutto il nucleo famigliare ho dovuto assumermi il rischio di tornare al lavoro, non potevo più permettermi di restare a casa.
Non si lavora bene in questo periodo, chi si sta astenendo sta facendo la cosa più giusta.
Finche continuano a lavorare oltre 10 milioni di persone credo che la situazione rimanga grave.
Come vedo le prossime settimane per quanto riguarda stipendi e garanzie per i dipendenti?
La vedo malissimo, dovrebbero prendere in considerazione seriamente il discorso di cassa integrazione straordinaria o altri tipi di tutela. In questi ultimi giorni abbiamo un po’ lavorato ma le ripercussioni le vedo lunghe anche nei prossimi mesi. Si sta preparando una crisi globale e con la gestione che sta avendo il governo non potremo che trovarci in ginocchio.
Sicuramente cercheranno di far pagare tutto a noi con licenziamenti, peggiori condizioni contrattuali eccetera come tentano del resto da sempre. Già adesso nel nostro magazzino si vocifera di cassaintegrazioni a non più di ottocento euro, e ad ora siamo in 110 fra chi continua a lavorare e chi è a casa.

30 Marzo 2020

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