Da NonUnaDiMeno Modena la testimonianza di una compagna che lavora nella Gdo.
Cronache virali, Inchieste

Da NonUnaDiMeno Modena la testimonianza di una compagna che lavora nella Gdo.

In questo momento siamo in una situazione instabile.

Chi più chi meno si trova a dover rivoluzionare piccole o grandi cose della propria vita ,dall’ andare a fare la spesa al portare a spasso il cane. Ci viene detto continuamente, per il bene della collettività, di stare a casa e di proteggersi ma, nonostante la situazione non sembri migliorare, ci sono categorie che non possono stare a casa anche se, sicuramente, lo desiderano. Oltre agli operatori sanitari (che ogni giorno si ammalano e perdono la vita )c’è chi lavora nella maggior parte delle fabbriche, nei supermercati, nei magazzini, chi fa l’autista o il corriere e tante altre categorie , che vengono usate come semplici strumenti per continuare a far girare questa ruota della tortura che è il capitalismo.
Tutto ciò a scapito della loro salute e della loro sicurezza.

Tra le migliaia di lavoratori e lavoratrici che continuano a muoversi in questo momento, vorrei spendere due parole su chi lavora nella grande distribuzione organizzata. Lavorare in un supermercato(grande o piccolo che sia) è di base un’esperienza stressante, fatta di ritmi veloci, orari irregolari, settimane di 12 giorni, richiesta di attenzione sempre molto alta e a questo, ovviamente, si uniscono le interazioni continue con la clientela. L’interazione è una parte spesso difficile, perché oltre a tante persone cortesi e tranquille, si trova anche chi non aspetta altro che potersi imporre (dall’insulto, alla battuta squallida e tanto tanto altro..) per il semplice fatto che pagano la spesa.

La commessa e il commesso non vengono più visti come esseri umani, ma come qualcosa che deve rispetto ed obbedienza. Con l’avvento del codiv-19 la situazione non poteva che peggiorare: centinaia di persone hanno cominciato a riversarsi all’interno dei supermercati (già prima era infernale) fregandosene altamente delle norme di sicurezza e soprattutto sfogando tutta la frustrazione e l’insicurezza del periodo, su chi si trova a dover lavorare in una situazione di emergenza. Ora, dopo un po’ di tempo dall’inizio della pandemia, fortunatamente, una parte delle persone ha preso coscienza della cosa e si impegna, nei limiti del possibile a rispettare chi lavora.

Ma i problemi non sono solo “pratici”…lavorando nella GDO mi sono resa conto che i problemi maggiori nei quali si incappa sono quelli psicologici. Noi lavoratrici e lavoratori stiamo molto male, l’insonnia e gli attacchi d’ansia sono costanti (prima si alternavano con un po’ di pace, almeno su certi aspetti), la stanchezza sembra insormontabile e anche la paura. La paura di ammalarsi, di portare qualcosa a casa infettando la propria famiglia. Numerosi colleghi e colleghe si sono isolati/e dai loro parenti , per non rischiare di fargli del male, così dopo ore di lavoro estenuante, si ritrovano a casa in solitudine, con tanti pensieri che non fanno dormire e il corpo indolenzito, senza poter avere il sostegno della propria famiglia, l’abbraccio dei propri figli o dei genitori. La tristezza e l’agitazione che aleggiano sul posto di lavoro sono palpabili, perché nonostante i dpi non si riesce a proteggersi come si desidererebbe.

Non solo chi lavora sta male però…nella moltitudine di gente prepotente ed aggressiva, c’è anche chi cerca conforto e supporto, mentre, con grande affanno, imbusta la spesa. Molte persone hanno veri e propri attacchi di panico, fanno cadere la spesa, si dimenticano di pesare i prodotti, quando magari l’avevano sempre fatto. Con lo smarrimento negli occhi ti dicono “non riesco a respirare! Non so cosa fare!” E tu non puoi fare altro che tenere duro anche se vorresti scoppiare a piangere , fare un respiro e cercare di tranquillizzare chi hai davanti. È molto difficile tranquillizzare qualcuno quando stai per implodere, ma lo si fa e basta, sperando serva a qualcosa. Poi arriva il momento di chiudere e finalmente tirare un respiro di sollievo, ma questo sollievo non c’è perché stiamo per tornare a casa ad infettare le nostre famiglie e il giorno dopo sarà di nuovo uguale. In tutto ciò, c’è anche la desolazione di non sentire il supporto dell’azienda, per la quale il profitto conta sempre di più della salute di chi lavora.

Questo momento lascerà sicuramente dei segni su tutte e tutti noi ma ciò che mi auguro è che si possa trarne un insegnamento per il futuro : nei periodi più gravi, l’aiuto e il supporto lo potremo trovare solo da chi si trova nella nostra situazione. La solidarietà, il mutuo appoggio e la lotta contro le oppressioni devono continuare a crescere soprattutto in questi tempi bui, perché, come è ampiamente dimostrato, affidarsi allo stato e all’imprenditore, non apporta benefici alla comunità ma solo a loro stessi.”

9 Aprile 2020

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