Coronavirus: cosa succede nel polo logistico Ups di Carpi? Interviste dalla logistica #2.
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Coronavirus: cosa succede nel polo logistico Ups di Carpi? Interviste dalla logistica #2.

Abbiamo ricevuto questa testimonianza dal polo Ups di Carpi. La pubblichiamo integralmente.

Da quando è iniziato il cosiddetto “lockdown” nel polo di Ups di Carpi il lavoro non è diminuito per nulla, anzi, i volumi di merce sono sensibilmente aumentati per questo periodo dell’anno.

In questi giorni i volumi delle merci che trasportiamo e stocchiamo sono gli stessi che solitamente abbiamo nei periodi di lavoro più intensi durante le festività e anche le tipologie sono sempre le medesime, la retorica sui “beni di prima necessita” che si sentiva ripetere all’inizio di questo periodo non si è mai vista. Anzi non si è provveduto in alcun modo a diminuire i volumi di merce nella filiera.

Nel complesso siamo in totale circa 180 a lavorare in queste settimane per non avere rallentamenti dovuti all’aumento della mole di lavoro a cui vanno aggiunti i numerosi lavoratori in malattia. Per questo è stata assunta nuova manodopera interinale, per diversi giorni si sono contate fra le dieci e le venti assunzioni giornaliere tramite agenzia. Una situazione questa assolutamente sindacabile, a maggior ragione visto il periodo di emergenza ed il rischio di contagi. Il problema è che questi fanno sostanzialmente quel cazzo che gli pare.

Le svolte più recenti iniziano venerdì 17 aprile; quando notiamo un mezzo dell’azienda sanitaria all’interno dello stabilimento che sta effettuando tamponi sui dipendenti diretti di Ups (poco più di una decina di persone in tutto il complesso). La cosa ci sorprende dato che, nonostante le promesse sbandierare sui media in queste settimane, di controlli nei posti di lavoro, se non in situazioni ormai limite, non se ne sono ancora visti. Mi paiono molto  comuni le situazioni come la nostra dove si viene a conoscenza di molti colleghi a casa in malattia  senza mai nessuna informazione chiara su quale sia effettivamente la situazione e il rischio effettivo di contagio. Veniamo infatti a sapere dagli stessi colleghi sottoposti al test che ci sono accertati più casi positivi fra lavoratori di tutto il magazzino. Successivamente abbiamo notizia che un nostro compagno si trova ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

Ad ora vengono eseguiti test solo da un’azienda esterna e da diverse testimonianze di colleghi chi presenta sintomi viene giustamente mandato a casa ma agli altri lavoratori viene semplicemente riferito che non ci sono casi.

Lunedì 20 i delegati del S.i.Cobas di Modena inviano una comunicazione ad azienda (Ups di Carpi), sindaco di Modena, prefettura e AUSL nella quale si segnalano le problematiche relative alle misure di sicurezza, l’aumento dei volumi di merce e ammanchi in busta paga. Nella giornata di martedì uno dei delegati viene sospeso per dieci giorni lavorativi perché giorni prima non avrebbe indossato correttamente i dispositivi di sicurezza mentre si trovava da solo in un ambiente isolato.

Mentre scriviamo apprendiamo che l’uomo citato nella testimonianza che venerdì si trovava ricoverato in gravi condizioni  è purtroppo deceduto nella sera di mercoledì 22 aprile. Si chiama Henry e aveva circa 44 anni.

Di seguito il comunicato sindacale di lunedì 20 aprile:
Oggetto: richiesta di informazioni sull’intervento di prevenzione straordinaria sul cantiere UPS di Carpi.
La scrivente Organizzazione Sindacale Sindacato Intercategoriale Cobas
PREMESSA
 Dopo sottovalutazione generale nell’applicazione delle norme di sicurezza nel mese di marzo, relativa a DPI e continuazione di attività di ristrutturazione all’interno con l’apporto di ditte esterne, segue la situazione vigente e successiva alla conferma di alcuni (almeno più di uno) casi di covid all’interno dell’hub di carpi.
-temperatura corporea misurata all’ingresso da addetti alla sicurezza del magazzino, a partire dalla data del 17/04; in precedenza di tale data, un controllo svolto a giorni alterni e mai dall’inizio dell’attività lavorativa;
-distanza di sicurezza rispettata (per quanto possibile) durante l’attività lavorativa che presenta, però, evidenti falle per quello che concerne lo svolgimento delle pause che vengono svolte nello stesso momento da tutti i lavoratori, operativi e non, in quanto nelle suddette pause vi è anche un importante ricambio de lavoratori. Fatto che inevitabilmente crea degli assembramenti evidenti tra lavoratori che in quei frangenti si ritrovano ad usufruire degli stessi luoghi nello stesso periodo quali bagno, mensa , spazio esterno ecc. per un numero totale di circa 130 lavoratori. Situazione che si ripete per almeno due volte nella giornata. -Dispostivi DPI i guanti utilizzati durante l’attività lavorativa e non, sono esclusivamente quelli da lavoro; le mascherine fornite, dopo mancanze iniziali relative al mese di marzo, coprono semplicemente le vie aeree (Ffp1) e prima della data del 17/04 non sono mai state distribuite giorno per giorno. La sanificazione dell’ambiente lavorativo risale alla metà del mese di marzo ed è riscontrabile esclusivamente dalla presenza di alcuni adesivi affissi sulle porte; trattasi di una sanificazione “lampo” in quanto non precluse nemmeno per un giorno lo svolgimento dell’attività produttiva. – Prima e durante la data del 17/04 vi è stato un numero rilevante di assunzioni di lavoratori, perlopiù interinali, per sopperire alla mancanza di personale e sostenere l’aumento della produttività che ha generato una progressiva dilatazione degli orari di lavoro. – Gli autisti di linea che arrivano dall’esterno non ricevono nessun tipo di controllo della temperatura corporea e possono recarsi negli spazi comuni dell’hub quali bagno, mensa ecc. in quanto non dispongono di spazi riservati.
Ciò che ci è stato segnalato, invece, è stato un furgone attrezzato della protezione civile o della ASL per fare una serie di tamponi a parte delle maestranze.
Visto che non siamo a conoscenza di pratiche simili in nessun altro magazzino in cui si è registrata la presenza di lavoratori affetti da Covid19, riteniamo di poter ragionevolmente dedurre che la situazione che si è verificata nel magazzino UPS di Carpi sia di particolare gravità.
La motivazione per cui escludiamo si stia provvedendo al più volte annunciato sui giornali, ma mai praticato, screening di massa sulla popolazione, è perché in questo caso il tampone sarebbe stato sperimentato su tutti i lavoratori dell’impianto e non solo su alcuni.
Come ormai sapete, stiamo chiedendo sorveglianza rinforzata per i lavoratori operanti negli impianti di distribuzione delle merci, ma continuiamo a capire che non esistono.
Quindi queste mancanze di azioni preventive di protezione delle maestranze con controlli a tappeto, stanno generando una vera e propria paura tra i lavoratori dell’impianto., poiché sono stati da noi informati della “straordinarietà” del Vostro intervento.
Allo stato attuale delle cose la nostra unica possibilità per proteggere i nostri iscritti è quella di dare indicazione di astensione cautelativa dal lavoro ogniqualvolta sappiano che ci sono malati in un impianto, ma vi sembra sensato?
Andiamo a dettagliare:
CONSIDERAZIONI DI MERITO
I nostri iscritti sono stati più volte avvisati della assenza di tutte quelle misure volte a comprendere quando viene posto in quarantena un lavoratore: da quanto ne sappiamo solo a malattia conclamata, ma comunque a discrezione del medico.
Vorremmo sapere: cosa si verifica rispetto “all’intorno” della persona contagiata?
Entriamo nel merito cercando di immaginare il problema relativamente ad uno o più eventuali contagi:
– le verifiche che avete fatto erano concentrate nella individuazione di quali altri colleghi l’eventuale malato si è relazionato in modo privilegiato, perché opera sullo stesso nastro, utilizzando armadietti attigui nello spogliatoio, magari recandosi al lavoro in autoveicoli in cui si sale a gruppi di persone;
– con quali altri colleghi che lavorano sullo stesso impianto quel lavoratore ha frequentazioni abituali extra lavorative, per motivi di amicizia, di parentela o di qualsivoglia affinità, determinata anche dalla vicinanza abitativa che rende conveniente effettuare la spesa in modo collaborativo?
– quali lavoratori hanno malati in casa?
Le domande che Vi abbiamo rivolto sono relative ad informazioni che né Ups, né le altre aziende sono in dovere di conoscere e cioè se esiste la mappatura degli infettati tra i lavoratori che operano nella azienda Ups; se sono in vertiginosa crescita, come temiamo, oppure se la situazione è sotto controllo delle istituzioni sanitarie, se i parenti, gli amici, i famigliari sono sotto controllo medico oppure no; se tutte le persone che operano con i contagiati, sono o no state poste in quarantena.
Ecco perché sempre ci troviamo in condizione di scrivere che attualmente non siamo in condizione di dare ai lavoratori indicazioni rassicuranti,
PERTANTO
chiediamo la applicazione a tutte e tutti dei tamponi di rilevamento del Covid19 e la sospensione della attività dell’Impianto di UPS per quattordici giorni al fine di evitare lo scoppio di una situazione incontrollabile ed anzi a garanzia strategica della funzionalità dell’impianto.
Per quanto riguarda l’attività sindacale in assenza di risposte siamo molto vicini a dover dare indicazione rispetto alla ripresa della attività solo al termine della applicazione di tutte le misure di accertamento e di prevenzione necessarie, asseverate dai responsabili delle istituzioni sanitarie competenti, chiedendo il pagamento delle maestranze in astensione cautelativa in sintonia con la responsabilità di protezione sociale sollecitata dalle autorità nazionali.
Muoviamo queste osservazioni anche alle aziende citate, in quanto sono obbligate a salvaguardare l’integrità fisica e morale dei lavoratori (art. 2087 c.c.) e in obbligo a valutare tutti i rischi particolari, attraverso la prevenzione, cioè quel complesso di disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno (art. 2 lettera n) del D.Lgs 81/08) , senza dover subire pregiudizio e alcuna conseguenza dannosa.
Inoltre chiediamo: se siano da considerare servizi essenziali alla vita quegli impianti dove vengono smistate merci di ogni tipo, come nel caso di questo impianto; o se non sarebbe più opportuno limitare le lavorazioni solo di quanto effettivamente necessario, in modo da preservare le maestranze da conseguenze irreversibili che pongono l’impianto a rischi a lungo termine.
Infatti se il rischio di infezione è  determinato dalla vicinanza e non esistono protezioni in grado di dare garanzia assoluta, più si riescono a tenere i lavoratori a casa, più gli stesso vengono garantiti.
Sappiamo ormai molto bene che non risponderete neppure a questa sollecitazione, anche se crediamo sarebbe buona norma almeno informare che le operazioni essenziali alla sicurezza dell’impianto sono state tutte approntate.
PRECISA
Saremo ben lieti di poter avere le informazioni necessarie per poter indicare ai nostri iscritti che “tutto quanto era umanamente possibile per poter lavorare in sicurezza è stato fatto” e per poter ottenere queste informazioni, Vi inviamo i nostri recapiti.
24 Aprile 2020

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