Primo maggio di sciopero per i/le rider: a Modena si fermano i lavoratori di Deliveroo
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Primo maggio di sciopero per i/le rider: a Modena si fermano i lavoratori di Deliveroo

Nella giornata del primo maggio in diverse città della penisola i e le riders delle diverse piattaforme hanno scioperato denunciando una situazione le pessime condizioni lavorative all’interno di un settore in crescita, che, grazie alla pandemia sta avendo ulteriori sviluppi. Nella città di Modena diversi lavoratori e lavoratrici di Deliveroo hanno rifiutato gli ordini dell’applicazione.

Riportiamo qui un sunto delle interviste fatte alla delegazione di scioperanti durante il presidio che hanno animato un presidio in Largo Garibaldi.

“Quello che chiediamo è un tavolo di trattativa con l’azienda, da quando è iniziata l’emergenza dobbiamo attrezzarci autonomamente per la nostra sicurezza, non ci vengono fornite mascherine né prodotti per disinfettare, inoltre con il lockdown il lavoro di consegna è aumentato e la piattaforma Deliveroo ha deciso di diminuire ulteriormente la paga a consegna. In una giornata come questa abbiamo deciso di attuare il rifiuto degli ordini provenienti dalla piattaforma per richiedere più sicurezza e più soldi, vogliamo anche chiarezza su quanto guadagna l’azienda sulla nostra manodopera. Chi fa il rider viene descritto solitamente come qualcuno che si diverte in bici arrotondando qualche euro o, ultimamente come un individuo eroico che distribuisce beni di prima necessità, non siamo però nulla di tutto questo: di fatto siamo lavoratori a cottimo senza alcuna tutela nell’affrontare un lavoro rischioso, oggi ancora di più per via del rischio di contagiarsi e diventare vettori (del contagio).
Fra di noi, come ovunque del resto, c’è chi lavora otto ore al giorno a tempo pieno, chi è studente e può sostenere così le spese necessarie per mantenersi agli studi, chi con qualche ora di lavoro può sostenere una parte delle spese famigliari o anche chi, con contratto a tempo determinato altrove si è ritrovato senza reddito in queste settimane.
Il lockdown ha solo aumentato diversi problemi già in atto: il centro si è allargato, o meglio le consegne avvengono anche da e per zone più periferiche, spesso ci si deve recare anche oltre il cerchio della tangenziale, questo comporta un aumento dei rischi e in proporzione una diminuzione drastica del nostro salario, questo viene oltretutto aggravato dalla scelta paradossale di diminuire l’incentivo fisso.

Volantino distribuito dai Riders

Anche la contrattazione e la trattativa risultano complesse, quelli che mediano fra noi e l’azienda sono in realtà altri lavoratori ora in smart working dei quali oltretutto non conosciamo le condizioni lavorative e salariali, l’azienda in questi anni si è sempre nascosta dietro questo meccanismo e non ha mai dimostrato interesse nel sentire rivendicazioni da chi di fatto ne è dipendente. Questa non è l’unica tecnica di “furbizia padronale” utilizzata dall’azienda: lavorandoci figuriamo a tutti gli effetti come lavoratori autonomi e fino a un guadagno di 5000 euro annuali siamo esenti da detrazioni fiscali, superata tale somma 2/3 dei contributi fiscali sarebbero appannaggio dell’azienda. A tal punto l’azienda impone di smettere di porre fine alla “collaborazione” o di aprire una partita Iva così che i costi vengano riversati sul lavoratore. Questo garantisce molti più guadagni alla piattaforma.
Le piattaforme di food delivery continuano, così come tanti altri, a muoversi completamente al di sopra di qualsiasi legge: le promesse di Di Maio nella scorsa estate non hanno comportato alcun miglioramento e, se il tribunale di Bologna ha riconosciuto recentemente che anche le piattaforme devono garantire ai lavoratori subordinati almeno le protezioni per l’emergenza covid-19, in città questo non viene ancora rispettato, risultiamo di fatto sacrificabili.

Le piattaforme sono in continua crescita, Deliveroo ad esempio si è ultimamente attivata anche in centri abitati sotto i 30000 abitanti e, con l’avvento della pandemia, nuovi clienti (esercizi di ristorazione e fruitori) hanno conosciuto il servizio, si va certamente verso uno sviluppo e una trasformazione dei meccanismi di ristorazione che sicuramente sarà da analizzare in maniera più approfondita.

È certo che pezzi di imprenditoria e piattaforme premono per far percorrere a ristoratori e imprenditori la strada di una ristorazione in cui i mezzi di distribuzione hanno un peso molto maggiore: dalla cucina direttamente alla casa per intenderci. Nell’immediato viene da chiedersi, per quanto riguarda la forza lavoro, le aziende vorranno continuare in questa ipotesi di crescita tenendoci in queste condizioni (è un lavoretto quindi facciamo un contrattino)? Oppure vorranno integrare maggiormente nel meccanismo chi ci lavora riconoscendo maggiori tutele?”

2 Maggio 2020

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