Privatizzazione Nidi modenesi: le educatrici scendono in piazza.
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Privatizzazione Nidi modenesi: le educatrici scendono in piazza.

Ieri pomeriggio, le educatrici dei nidi modenesi si sono trovate in Piazza Grande per protestare contro l’esternalizzazione di due scuole dell’infanzia.

Dopo le mobilitazioni in diversi magazzini e lo sciopero del primo maggio dei riders del delivery, anche le educatrici esprimono il loro dissenso, organizzandosi per portare la loro rabbia nelle strade.
La manifestazione si è svolta sotto l’occhio vigile della DIGOS che ha impedito la formazione di assembramenti e che si potessero mostrare i vistosi cartelli preparati dalle educatrici.
Nonostante gli impedimenti della Polizia di Stato le educatrici sono state determinate nella partecipazione di piazza. Infatti i dispositivi polizieschi sono stati arginati in maniera eccelsa dalle capacità organizzative delle maestre. Durante tutta la manifestazione c’è stata un notevole afflusso di persone ed educatrici , dai giovani ai pensionati (da questo si capisce quanto sia sentita questa decisione della giunta), in modo alternato cosicché da registrare il maggior numero di nidi in piazza.
Anche se dalla piazza non traspariva in modo efficace la rabbia delle maestre, parlando personalmente con ognuna di esse è subito emerso come la decisione presa a porte chiuse e senza un minimo confronto con le lavoratrici è stata presa come una pugnalata alle spalle. Questo aggravato dalla presa di conoscenza della situazione dai giornali, anche da parte del sindacato che, pur essendo presente in piazza, come lamentano alcune lavoratrici “ha fatto di tutto per provare ad affievolire qualsiasi manovra autonoma di organizzazione come da mettere un cappello alla lotta”.

Comunque quello che emerge da tutte le interviste (nessuna si è voluta far riprendere per tutelare il proprio posto di lavoro) è la rivendicazione di un contratto con le giuste tutele e la sicurezza del posto di lavoro, perché  nonostante le esternalizzazioni due nidi dovrebbero chiudere in maniera definitiva . Ma cosa viene criticato a queste esternalizzazioni? Prima bisognerebbe capire il ruolo di queste fondazioni che sono finanziate con soldi pubblici. Il comune non resta completamente fuori dai giochi, infatti quest’ultimo si occupa della formazione del personale e funge da controllore rispetto agli standard minimi di qualità: rapporto adulto/bambini, rispetto della normativa nazionale sui nidi. Mentre i privati si occupano dei servizi: servizio mensa, servizio pulizie, gestione dei contratti, ecc…

Le lavoratrici dei nidi vedono la decisione a porte chiuse del comune come la totale negazione di tutti i principi democratici di cui tanto la città i riempie la bocca. Inoltre, i contratti di assunzione fatti dalla fondazione mai saranno al pari rispetto i contratti comunali (il gioco al ribasso dei privati).
Alla fine dei conti ci domandiamo come tutto questo possa pesare sulla credibilità del governo cittadino che continua ad asfaltare ed a ledere i diritti delle persone.

14 Maggio 2020

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