6 giugno 2020, #Blacklivesmatter a Modena.
Primo piano, Voci dalla città

6 giugno 2020, #Blacklivesmatter a Modena.

Non poteva esserci luogo più indicato del parco Ferrari per tornare a respirare tutti assieme, collettivamente.

E’ questa infatti la location scelta dagli organizzatori del #blacklivesmatter di Modena dopo che la Questura ha vietato il corteo per la città.

La partecipazione è alta, giovanissimi quasi tutti, sicuramente non sono i numeri del primo Fridays For Future ma qua, dietro all’organizzazione, non ci sono i soliti fili nascosti del partitone modenese, quello che tutto controlla e tutto sopprime. Una cosa che salta subito agli occhi è che sono più le ragazze che i ragazzi e non a caso le due organizzatrici sono due ragazze nere modenesi.

Video intervista alle organizzatrici della manifestazione BLACK LIVES MATTER- L'Italia non deve rimanere impassibile.Le ragazze raccontano il momento di piazza ed espongono il percorso che le ha portate ad organizzare il presidio di ieri pomeriggio.#blm #modena #manifestazione #solidarietá #blacklivesmatter #razzismo

Pubblicato da Senza Quartiere su Domenica 7 giugno 2020

C’è cura nell’organizzazione e molta attenzione alle norme anti Covid, mascherine e distanziamento fisico perché la paura è quella che, per un pretesto, si sia costretti ad interrompere un evento molto sentito. Un presidio che sembra quasi un rito, un epifania.

Il microfono è aperto a tutti gli interventi (a differenza delle manifestazioni gestite sottotraccia dal partitone) e da quell’amplificatore si mescolano tante cose: rabbia, determinazione, citazioni di Angela Davis e Martin Luther King, parole che sono già radicali anche senza volerlo perché è il mondo che ti circonda ad essere asfissiante: c’è chi racconta la propria esperienza di discriminazione sul lavoro, sull’autobus o da parte della polizia solo per il colore della propria pelle, c’è chi dice che il 2020 è partito proprio male «il coronavirus, la crisi, la morte di Kobe…» e chi racconta che anche lui è emigrato, anche se non ha mai subito certi sguardi perché è bianco ma è scappato dalla guerra, una guerra a cui ha partecipato anche l’Italia, quella in ex Jugoslavia, si parla di ius soli e dei morti nel mediterraneo, fratelli.

Prima però c’erano stati i minuti di silenzio (otto), coi pugni chiusi levati al cielo per l’assassinio di George Floyd mentre l’impianto audio diffondeva le sue ultime parole dilatate per otto interminabili minuti.

Al termine degli interventi a microfono aperto qualcuno si commuove, lacrime di gioia, è una liberazione questa giornata e la voglia di ripeterla carica l’aria mentre qualcuno al microfono tenta di intonare le parole di We Are the World. Le corde vocali che vibrano parlano di bisogni reali e non è una rappresentazione alla Pavarotti & Friends.

La sensazione, che per una volta sembra addirittura eccedere l’augurio, è che i bisogni e l’energia portati in piazza questo sei giugno a Modena, da persone che hanno ben chiaro quanto questo sistema faccia ampio uso di violenza per sopravvivere e riprodursi, non si esauriranno rapidamente e che in un mezzo pomeriggio di fine primavera abbiano già prodotto molta più coscienza, politica e speranza sul futuro di quanta ne possa esprimere un qualsiasi consiglio comunale in un decennio.

No justice, no peace!

7 Giugno 2020

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