Modena, secondo giorno consecutivo di sciopero alla Gls.
Voci dalla città

Modena, secondo giorno consecutivo di sciopero alla Gls.

Lo sciopero, indetto dal S.i.Cobas, era iniziato ieri dopo il licenziamento di uno degli operai.

L’azienda, con il pretesto di un diverbio avvenuto settimane fa, ha licenziato uno degli operai più attivi sindacalmente.
Dopo le provocazioni ai delegati, i cambi appalto a sorpresa, le misteriose visite della Digos agli uffici del direttore, arriviamo ai licenziamenti di operai scomodi. L’impressione è che si tratti di un attacco preordinato contro il Sindacato, sull’esempio di quel che avviene a livello nazionale presso TNT, altro colosso USA della logistica dove è presente in massa il S.I. Cobas.

Così recitava la nota di ieri del sindacato mentre oggi si replica:

Da questa notte prosegue lo sciopero per il licenziamento illegittimo di un operaio attivo nelle lotte sindacali.
L’azienda non ha intenzione di aprire un confronto col Sindacato, confidando nell’aiuto della Questura (che anche ieri ha attivato il servizio antisciopero con camionette e Digos per sgomberare il presidio).
A Modena abbiamo un grave problema di agibilità sindacale: vogliamo parlarne?

Lo stabilimento Gls in questione, in via Massarenti, era sorto due anni fa fra le polemiche.

La sua costruzione aveva generato profonde critiche e anche una manifestazione del comitato #mobastacemento nel novembre del 2017 alla quale il sindaco di Modena aveva replicato con queste parole: “Lavoro e impresa non sono interessi privati e politici di corto respiro. Sono le basi del nostro benessere e della storia contemporanea di Modena” – il trasferimento di Gls consente – “un aumento di occupati di almeno un terzo rispetto agli attuali: il lavoro nel nostro territorio aumenta anche grazie ad aziende come questa che investono in qualità, innovazione tecnologica e modernità. Prima di sparare slogan sarebbe bene conoscere davvero la città. L’area dove si trasferisce Gls è un terreno in zona urbanizzata e non era classificato a verde. L’intervento, inoltre, prevede la realizzazione di una barriera verde a fronte tangenziale con una cessione importante di area piantumata, oltre a un’altra dotazione verde privata che complessivamente è di oltre 8 mila metri quadrati”.

Peccato che già nel luglio di due anni fa, a pochi mesi dall’inaugurazione, erano cominciati i primi scioperi nello stabilimento causati da buste paga incongruenti e minacce di licenziamento alla scadenza del contratto.

Sicuramente Muzzarelli non si riferiva a ciò quando evocava “le basi del nostro benessere” o “aziende che investono in qualità, innovazione tecnologica e modernità”.

2 Luglio 2020

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