#moltopiùdiZan: si accende il dibattito sul ddl contro l’omotransfobia in città
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#moltopiùdiZan: si accende il dibattito sul ddl contro l’omotransfobia in città

Ieri è stata una giornata particolare per Modena. Tra caldo afoso e bombe d’acqua non si può mai star tranquilli. Infatti nel pomeriggio si sono mobilitati molte realtà che hanno portato le loro posizioni in piazza rispetto al ddl Zan sulla omotransfobia.
Il dibattito pubblico si divide sulla necessità di questo disegno di legge, che secondo alcuni andrebbe a ledere le libertà di una parte di popolazione.

Nella sostanza, questo ddl mette sullo stesso piano la discriminazione per orientamento sessuale a quella razziale, andando a riconoscere l’identità di genere e l’orientamento sessuale nell’ordinamento giuridico. Sicuramente non dissuaderà i vari reazionari cattolici di sorta nel continuare a promulgare concetti inventati come il “gender che cancella la figura della donna” o ” nelle scuole dei nostri figli verrà imposta un ideologia sessuale perversa “, oppure “non potrò più decidere per mio figlio”, insomma la paura di un possibile attacco ad un determinato modello imposto fin dalla nascita e che viene riprodotto tramite la famiglia “tradizionale” con le sue contraddizioni e quello che ne comporta. Adolescenti suicidi, scappati di casa, vittime di violenze domestiche o scolastiche . La loro colpa è di non rientrare nel modello e come i nativi americani “vanno convertiti” per portarli sulla retta via. Se questo comporta epiloghi tragici non importa, una giustificazione la si trova sempre.

Restando sul discorso, questo ddl inserisce forme di tutele economiche (gratuito patrocinio, spese legali a carico dello stato) se parte lesa di reato di omotransfobia. Inoltre si paventa l’istituzione di un programma per la realizzazione sul territorio nazionale di “centri contro la discriminazione”. Questi centri dovrebbero garantire la sicurezza fisica, assistenza sanitaria, psicologica e un tetto sopra la testa per i soggetti più vulnerabili nei casi legati al contesto sociale e familiare.
Gli stessi che proteggono il modello famigliare “classico”, praticano e legittimano comportamenti che questa legge tenta di marginalizzare o comunque meramente tutelare chi ne è vittima. Se si difende la vita perché opprimere la libertà di un espressione altra della vita stessa? Qui che i nodi vengono al pettine, smascherando chi opprime per poter riprodurre se stesso, evitando così di cadere nelle sue contraddizioni.
Tant’è che il presidio (in Piazza Grande) modenese, è stato un disastro totale. Complice il volere divino che oltre ad aver costretto i pro vita a fare quadrato sotto i portici dell’Unicredit protetti da un dispendioso esercito, composto da polizia e carabinieri.

Non tutti hanno deciso di restare in silenzio mobilitandosi nelle vicinanze di Piazza Grande. ArciGay ha lanciato un flashmob per “dire no all’odio e alle discriminazioni, per dire si ad una società inclusiva.”
Invece le attiviste di NUDM hanno percorso le strade del centro storico, tappezzandolo di messaggi, sotto l’hashtag #moltopiùdizan ed intervenendo così nel dibattito pubblico. Dalla fine del lockdown è la seconda presenza nelle vie cittadine. Lo scorso 26 giugno, infatti, il movimento transnazionale di Non Una Di Meno ha lanciato una manifestazione in tutta la penisola, per riportare le tematiche dell’8 Marzo portando un analisi completa sul periodo che sta caratterizzando il nostro quotidiano.

 

Qui lasciamo una breve intervista sulla mobilitazione di ieri e il loro comunicato sulla giornata del 26 Giugno.

pubblichiamo l'intervista fatta a tre attiviste di @nonunadimeno.modena che nella giornata di ieri si è mobilitata…

Pubblicato da Senza Quartiere su Sabato 11 luglio 2020

 

Il comunicato:

Venerdì 26 Giugno, dopo i duri mesi di lockdown, il movimento di #NonUnaDiMeno è sceso in tutte le piazze del Paese, tingendo di fuxia le strade.
Anche a #Modena abbiamo organizzato un presidio, caratterizzato tanto da momenti di attacco e denuncia verso questo sistema capitalista e patriarcale e tanto da momenti di festa, canti e balli che hanno costruito quella socialità di cui da mesi eravamo private.
Abbiamo cercato di coinvolgere le persone presenti tramite attività come quella in cui si è chiesto di lasciare un pensiero, una testimonianza, una frase o raccontarci la propria personale esperienza rispetto alle tematiche che come NUDM avevamo deciso di portare in piazza quel giorno. Non sono mancati i canti femministi delle Cence e un flash-mob, rivisto per rispettare le misure anti-covid che comunque non ci hanno impedito di comunicare il forte messaggio che ha sempre avuto: se cade un* rispondiamo come coro collettivo.
Gli interventi sono poi stati aperti da quello della Presidente dell’Associazione “Casa delle donne contro la violenza” che a Modena gestisce il Cav. Ha raccontato di come il periodo di lockdown abbia inciso in maniera notevole sugli afflussi e le richieste di aiuto. Anche solo riuscire a trovare 5 minuti per fare una telefonata e ricevere supporto, per le donne che subiscono violenza domestica pareva esser diventato pressoché impossibile. E no, l’assenza di telefonate nella prima parte del mese di Marzo non ha significato che le violenze fossero cessate, come tanto hanno cercato di insinuare le questure: era anzi il momento in cui c’era più bisogno di interventi concreti.
Abbiamo anche ricordato a quella piazza, il perché siamo femministe e transfemministe. Lo siamo perché noi non dimentichiamo nulla, a partire dai gravissimi episodi marcatamente violenti e sessisti,partendo da ciò che a inizio anno scriveva “Il Giornale” di Nilde Iotti (” era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno essere le donne emiliane. Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede ad una donna “), passando dagli attacchi alla Murgia, alle offese a Silvia Aisha Romano,alle denigrazioni di Morelli,alla negazione sociale delle atrocità compiute da Indro Montanelli, fino alla decisione della giunta Tesei in Umbria sull’ivg. Tutto questo fa parte e alimenta una cultura sessista che separa maschi e femmine secondo norme di comportamento precise. Tutto questo è cultura dello stupro. Da questo modo di pensare nasce la violenza che viene perpetrata ai danni di tutte le donne che osano sfidare il modello che la società impone loro, a tutte le donne che osano alzare la testa.
Abbiamo sottolineato che,durante il lockdown, “non eravamo tutte sulla stessa barca. Sullo stesso mare in tempesta sì, forse, ma c’è chi almeno ha potuto salire sulla misera scialuppa di salvataggio del “io resto a casa”, e c’è chi invece si è trovata a dover scegliere fra la salute e il reddito per campare, nuotando e arrancando fra i flutti.” Nel nord Italia le industrie hanno continuato a produrre, non si sono fermate e ciò ha notevolmente inciso sull’andamento dei contagi. Il lavoro riproduttivo e di cura è gravato tutto sulle donne e persone femminilizzate , che si sono trovate a dover coniugare famiglia-smart working al poco tempo che già prima avevano per la cura di se stesse.
Abbiamo ricordato Anna, lavoratrice e attivista sindacale di Villa Margherita, che proprio lì si è ammalata di coronavirus, che l’ha portata via troppo presto. Per questo abbiamo voluto che il nostro primo momento di piazza dopo il lockdown fosse dedicato a lei che, come nelle parole delle sue colleghe e amiche, era una donna forte, capace di trasmettere questa forza a chi aveva intorno tanto nell’ambito privato tanto in quello di lotta.
Nonostante la potenza della giornata, abbiamo deciso di spendere due parole riguardo la “partecipazione” del collettivo Donne Incuranti, non per dare loro attenzioni ma piuttosto per chiarire le nostre posizioni. Lo ribadiamo una volta per tutte: i nostri spazi, le nostre piazze e i nostri percorsi vogliono essere inclusivi e attenti alle necessità di tutt. Ma ciò non significa che possiamo affiancarci tranquillamente a chi porta posizioni reazionarie contro l’autodeterminazione dei corpi non solo delle donne ma soprattutto di tutte le persone LGBTQIA+.
Nello specifico, l’atteggiamento passivo-aggressivo di insultare NUDM, e in particolare il nostro nodo, da mesi per poi presentarsi in piazza pretendendo di poter aprire uno striscione e distribuire del materiale, tacciandoci poi di non essere inclusive perché ci siamo rifiutate di farci boicottare e parassitare, non trova spazio di rivendicazione con noi. È un atteggiamento ridicolo; essere inclusiv per noi non significa accettare chiunque, tanto meno un gruppo che appena qualche giorno prima aveva scritto di voler venire in piazza perché noi occupiamo già troppo spazio.
Questa è la politica che non vogliamo, questo è il femminismo che non ci interessa. Facciamo reti a partire dal FARE messo in comune, la politica dell’odio non si allinea al nostro modo d’agire, che è operativo e costruttivo e non distruttivo, a differenza di tale gruppo. Partire da un concetto di astio nei confronti di altri non è il modo in cui noi operiamo. Non abbiamo avuto richieste di dialogo precedenti da parte loro, ma solo offese e attacchi politici, di scarso contenuto, se non una mera contestazione fine a se stessa.
12 Luglio 2020

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