Dal Consiglio Popolare una lettera aperta al sindaco di Modena.
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Dal Consiglio Popolare una lettera aperta al sindaco di Modena.

Ieri è stata consegnata e protocollata la lettera aperta al sindaco di Modena, che è stata letta in piazza durante il Consiglio Popolare di giovedì scorso. La lettare si chiude con la richiesta di un incontro urgente su tre questioni in particolare che interrogano direttamente la natura della democrazia in città.

Ne riportiamo il testo completo:

 

LETTERA APERTA AL SINDACO DI MODENA

I partecipanti all’assemblea popolare del 16 luglio, riuniti in piazza Grande, denunciano con sdegno e preoccupazione, il deterioramento del clima democratico e il restringimento delle agibilità sindacali e della praticabilità del conflitto sociale in questi territori.
In una città evocata spesso come esempio di virtù civiche, si verificano ormai con regolarità episodi inquietanti e pericolosi: nel giro di pochi anni diverse centinaia di lavoratori/ici, i sindacalisti/e e di attivisti/e sono stati denunciate/i nel corso di vertenze sociali o di lavoro; il Tribunale di Modena è intasato dai fascicoli istruiti contro madri e padri di famiglia accusati solo di esercitare il diritto di sciopero, alle porte di stabilimenti modenesi notoriamente epicentri di illegalità di ogni tipo, come denunciato da decine di inchieste giornalistiche.

Di recente una sede sindacale cittadina è stata violata da un blitz poliziesco , a cui è seguito il fermo e la grave provocazione ai danni di un sindacalista. Molte vertenze industriali, ormai di prassi, sono presidiate da ingenti schieramenti di polizia e spesso sfociano nell’uso indiscriminato di manganelli, lacrimogeni, fermi e provvedimenti amministrativi odiosi – inclusi i fogli di via, gli “avvisi orali”, le minacce sui rinnovi dei permessi di soggiorno, le vergognose multe comminate ai dipendenti per elusioni fiscali e contributive commesse ai loro danni. Le scene emblematiche davanti ai cancelli dell’Italpizza, durante i mesi della dura vertenza che ha contrapposto i lavoratori alla direzione aziendale , hanno avuto ampia diffusione su tutto il territorio nazionale.
Centinaia di celerini vengono impiegati per garantire a imprenditori senza scrupoli, soprattutto nei settori logistica e agroalimentare, la possibilità di aggirare i contratti, eludere il confronto sindacale e in alcuni casi ignorare persino le prescrizioni prefettizie. Uno spreco di risorse enorme e immotivato, nel dispiegare uomini e mezzi in contesti di lavoro che assumono il profilo di scenari di guerra. Chi in questi anni ha denunciato le illegalità delle mafie degli appalti e delle cooperative spurie, sta pagando prezzi altissimi nelle aule di giustizia. Così come sono stati denunciati i lavoratori di diverse aziende multinazionali che pretendono oggi di avere le mani libere sul territorio – come se Modena fosse diventata una specie di colonia manifatturiera -, rilevando marchi e chiudendo aziende a proprio piacimento.

Anche durante il cosiddetto lockdown, si è assistito spesso ad un uso arbitrario ed esagerato dell’iniziativa poliziesca ai danni di cittadini i cui casi eclatanti sono finiti sulle prime pagine della cronaca locale: come se l’emergenza avesse sciolto ancora di più i freni inibitori delle forze dell’ordine, allargando a dismisura i limiti fisiologici dell’esercizio della forza pubblica e facendo temere che da queste forzature non si tornerà indietro.

Resta, infine, una macchia nerissima nella coscienza democratica di Modena, l’esito sanguinoso della rivolta nelle carceri di Sant’Anna , l’8 marzo 2020: 9 morti, in una dinamica ancora inspiegabile e su cui, ci sembra , si stia cercando di calare una cortina di silenzio, trasformando una strage in un “incidente” di percorso o un suicidio di massa.

Ci chiediamo – e, senza retorica, chiediamo a lei, signor sindaco: ma è questa la Modena città Medaglia D’oro della Resistenza? Cosa sta diventando questa città? Cosa sta diventando questa comunità? E’ solo nostra la percezione secondo cui alcuni apparati dello Stato – Procure, Questure, Prefetture – stiano allargando abusivamente il loro perimetro di competenze, approfittando del vuoto politico nel paese? Nella vacuità della politica i corpi dello Stato si arrogano un compito di supplenza pericolosissimo, che rompe gli equilibri garantiti per decenni dalla Costituzione e individua nel sindacalismo conflittuale, nei movimenti e in ogni protagonismo sociale, un nemico giurato da abbattere, al servizio dello status quo e dell’interesse d’impresa.

CHIEDIAMO AL SINDACO DI MODENA UN PRONUNCIAMENTO SU QUESTE QUESTIONI, IN PARTICOLARE:

1) IL RIPUDIO DELL’USO DELLA POLIZIA NEI CONFLITTI DI LAVORO, PERCHE’ LE VERTENZE SINDACALI NON POSSONO ESSERE DELEGATE AI QUESTORI. MODENA HA GIA’ CONOSCIUTO IL SANGUE VERSATO AI CANCELLI DEGLI STABILIMENTI E NON DOBBIAMO TORNARE A QUEGLI ANNI BUI .

2) LA NECESSITA’ DI LIBERARE CENTINAIA DI CITTADINI/E MODENESI DAL CAPPIO DEI PROCEDIMENTI PENDENTI PER REATI “SOCIALI “ PRESSO IL TRIBUNALE DI MODENA, CON UN PRONUNCIAMENTO PUBBLICO DEL CONSIGLIO COMUNALE SUL TEMA.

3) LA NECESSITA’ CHE IN AUTUNNO, QUANDO INEVITABILMENTE SI INASPRIRANNO LE CONTRADDiZIONI, IN QUESTO TERRITORIO SARANNO GARANTITI AL CONFLITTO DEMOCRATICO, TUTTI GLI SPAZI CHE LA COSTITUZIONE E IL SACRIFICIO DEI NOSTRI PADRI HANNO ASSICURATO PER SEMPRE.

Sarebbe grave passare dalle retoriche sdolcinate sugli “eroi” che hanno prestato la loro opera durante la pandemia – vedi i lavoratori della sanità, della logistica, dei settori essenziali –, alle retoriche di criminalizzazione che colpiscono quegli stessi soggetti che smettono di essere “eroici” allorchè reclamano stabilizzazione lavorativa, salario, servizi per tutti.

L’assemblea popolare del 16 luglio 2020 e tutte le organizzazioni che l’hanno fatta vivere, chiedono un incontro urgente su queste tematiche al Sindaco di Modena.

 

21 Luglio 2020

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