La legge è uguale per tutti, ma non per Gls. Voci dal presidio di via Massarenti.
Voci dalla città

La legge è uguale per tutti, ma non per Gls. Voci dal presidio di via Massarenti.

Nella serata di venerdi 30 ottobre, i lavoratori SiCobas di Gls sono tornati in presidio davanti all’hub della compagnia olandese nel quartiere Sacca.

Sono ormai diverse settimane che chi lavora nell’hub è a conoscenza di diversi casi di positività al covid-19. Una situazione che va avanti dal  9 ottobre, con le prime segnalazioni al sindaco, al Servizio Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di lavoro ed all’Ausl di alcuni casi casi di positività all’interno del magazzino. Dieci giorni dopo, il 19 ottobre, è solo grazie ad un presidio davanti agli uffici dell’Ausl, promosso degli stessi lavoratori, i quali chiedono a gran voce “sicurezza negli ambienti di lavoro”, che si cominciano a fare i tamponi all’interno dell’hub di via Massarenti.

Quella che denunciano i lavoratori è la completa mancanza di tutele per la salute sul posto di lavoro, la quale viene delegata unicamente ai comportamenti individuali: sono diversi gli orari della giornata in cui non è possibile mantenere un distanziamento nel magazzino così come sui furgoni della flotta che vengono utilizzati di giorno in giorno da diversi corrieri. «Come lavoratori autorganizzati, dopo i primi casi di colleghi positivi, abbiamo deciso di astenerci dal lavoro in modo da tutelare noi stessi e chiunque possa avere contatti con noi. L’azienda ha da subito fatto sapere che non avrebbe pagato chi si asteneva e oltretutto ha assunto temporaneamente nuova forza lavoro su cui non è stato effettuato alcun controllo per cui ora, come ora, non c’è alcuna garanzia che il magazzino sia un luogo sicuro. Oltretutto non è possibile proseguire con l’astensione non retribuita per settimane, paghiamo tutti un affitto, sosteniamo tutti delle spese. Ad oggi ci troviamo a lavorare e ad alimentare un focolaio attivo in cui si stanno accertando nuovi casi di giorno in giorno e se qualcuno si sente male o risulta positivo, lo veniamo a sapere solo per conoscenza diretta, mentre l’azienda continua a lavorare come se nulla fosse.»

Durante il presidio, al quale partecipano anche attivist* del Consiglio Popolare, interviene in forma anonima uno dei ristoratori scesi in piazza negli scorsi giorni : «Sono appena passate le 18 quindi ho chiuso e sono arrivato qui per diversi motivi, in primo luogo penso che la tutela della salute sia una questione primaria: lavorare non dovrebbe mettere a rischio la nostra salute, se non ci sono garanzie in questo senso penso che qualsiasi azienda debba chiudere. In secondo luogo senza pretendere di rappresentare l’intera categoria mi sento di parlare da ristoratore facente comunque parte di quegli esercizi che insieme al mondo della cultura, dei teatri ecc.. stanno pagando i colpi del nuovo dpcm. Non sono a conoscenza di alcun focolaio importante conclamato in questo tipo di esercizi e noi siamo stati costretti al taglio degli orari (la chiusura alle diciotto per noi vuol dire di fatto una chiusura quasi totale delle entrate), il ché comporta una grande difficoltà per noi titolari ma si traduce anche nell’impossibilità di pagare i dipendenti, gli eventuali affitti, i fornitori e quindi tutta la filiera di cui noi siamo spesso l’ultimo passaggio. Ci troviamo a questo punto a non avere alcuna garanzia per il prossimo anno, senza dimenticare che ormai già un anno è trascorso senza alcun intervento serio. In questa situazione, al contrario, nel polo di un colosso aziendale dove c’è un focolaio conclamato i lavoratori sono costretti a lavorare comunque, mi sembra che la priorità sia quella di tutelare unicamente le aziende esponenzialmente più grandi, e di maggior peso sul territorio in barba a salute e dignità di tutti.»

31 Ottobre 2020

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