Nessun responsabile per le morti all’interno delle RSA modenesi nella prima fase pandemica.
Voci dalla città

Nessun responsabile per le morti all’interno delle RSA modenesi nella prima fase pandemica.

Dopo mesi di indagini non risulta alcun responsabile per i decessi all’interno delle case di cura. La decisione della Procura di chiedere l’archiviazione per gli esposti fatti dalle famiglie delle vittime, con l’intento di accertare i responsabili delle morti all’interno di Villa Margherita (Modena) e Opera Pia Castiglione (Formigine) genera rabbia e scompiglio.
Di seguito condividiamo il comunicato di NUDM Modena che ricorda Anna Caracciolo, OSS che si impegnò nella vertenza contro l’applicazione del contratto Anaste. La lavoratrice è morta a causa del covid, come molte altre persone: difficile non dare la colpa alle negligenze dei vertici aziendali (che hanno portato a sottovalutare la gravità della situazione), eppure la responsabilità delle morti viene ricondotta alle disattenzioni proprie di chi lavora. Questa similitudine la riscontriamo nel settore della logistica, dove la gestione delle misure di sicurezza ha fallito e continua a fallire, con l’ aumento del numero di contagi tra i lavoratori che viene ricondotto alle proprie abitudini personali.
Durante gli ultimi mesi del 2019 abbiamo seguito, con grande interesse e coinvolgimento, la vertenza di Villa Margherita, struttura per anziani che già prima dell’avvento del Covid presentava notevoli difficoltà sul piano lavorativo: operatrici ed operatori infatti, si erano schierati contro l’attivazione di una nuova forma contrattuale (chiamata Anas te, dichiarata “pirata” dal sindacato che aveva lanciato gli scioperi) che prevedeva un netto peggioramento delle garanzie di chi lavorava, in particolare sul tema dei permessi per motivi di salute. Ad oggi tutto ciò assume un tono di scherno non indifferente, soprattutto dal momento in cui è cosa nota e certa che, durante la prima ondata epidemiologica, all’interno della RSA non erano presenti sufficienti ed adeguati dispositivi di protezione, assolutamente necessari per non contrarre il virus. Immaginatevi di lavorare a stretto contatto fisico nonchè emotivo con persone anziane, spesso già indebolite da altre patologie. Non possiamo di certo parlare al posto di chi in quei giorni era nella condizione di mettere a repentaglio la propria vita, quella delle persone assistite e quella dei familiari. Ma una cosa la possiamo dire in maniera forte e decisa: Anna Caracciolo, OSS che dall’inizio della vertenza fino al maledetto momento in cui ha contratto il virus è sempre stata iper attiva per tutelare chi lavorava con lei, non è morta soltanto il 7 aprile 2020.
E’ morta di nuovo 2 giorni dopo con le dichiarazioni della dirigenza della struttura per anziani in cui lavorava, che all’inizio aveva sconsigliato l’uso delle mascherine perché “avrebbe spaventato gli anziani” e successivamente aveva addossato la responsabilità dello scoppio del focolaio nella struttura a chi aveva contatti con l’esterno (ovvero, a chi lavorava).
E’ morta una terza volta il 19 dicembre 2020, con il mancato riconoscimento delle responsabilità della dirigenza di Villa Margherita.
Non Una Di Meno ora più che mai vuole ricordare Anna e tutte le persone che come lei non ci sono più, ma che continuano a vivere nella nostra memoria e soprattutto in quella delle persone che hanno lavorato al suo fianco, assistendo a tutto questo.
23 Dicembre 2020

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