A Modena entra nel vivo il processo per gli sgomberi dell’11 maggio 2016
Voci dalla città

A Modena entra nel vivo il processo per gli sgomberi dell’11 maggio 2016

Dopo un anno dalla prima udienza di smistamento entra nel vivo il processo per gli sgomberi dell’11 maggio 2016.

Nella giornata di ieri, 26 gennaio sono stati ascoltati i primi testimoni (Digos e polizia, a cominciare da quel Marco Barbieri, da poco promosso a Vice Capo di Gabinetto della Questura di Modena) nel tentativo di ricostruire ciò che avvenne sulle scalinate di piazzale Redecoccale in seguito allo sgombero delle occupazioni abitative di via Bonaccorsa e di piazza Sant’Eufemia, sgomberate e sigillate assieme all’Ex Deposito Carcerario Autogestito di via Carteria. Tutti stabili ancora vuoti a quasi cinque anni di distanza da quei fatti.

Durante l’udienza che si è svolta a porte chiuse per via del Covid, il tentativo dei testimoni ascoltati in aula è stato quello di dipingere la giornata come una sorta di “assalto preordinato e violento” agli uffici del Comune in piazzale Redecocca narrando gli sgomberi di quel giorno come una normale, tranquilla e pacifica “operazione amministrativa di ricollocazione delle famiglie in accordo col Comune”.

Ricordiamo che quel giorno vennero sgomberate più di 80 persone fra cui molti minori.

Sotto processo, oltre agli attivisti e ai solidali accorsi a sostegno delle famiglie, c’era anche il poliziotto (Forlani, assente in aula ieri) che ferì gravemente all’occhio una ragazza, all’epoca minorenne, colpendola ripetutamente al volto con un manganello impugnato al contrario.

Le prossime udienze sono state fissate per il 7 dicembre con l’ascolto dei periti e il 14 dicembre 2021 dove verranno ascoltati gli altri testimoni della difesa e dove, si spera, potranno essere visionati anche documenti e filmati differenti rispetto a quelli forniti dalla Digos.

 

Riproponiamo di seguito la ricostruzione di quella giornata e di quelle esperienze di lotta, oggi sotto processo, che SenzaQuartiere aveva proposto lo scorso anno:

In quella giornata del 2016 acccadde di tutto. Anche l’inimmaginabile. Mezzo centro di Modena completamente “sigillato” e militarizzato, bus deviati, Università chiusa la mattina stessa direttamente dalle Forze dell’ordine, poliziotti che entrarono da una finestra, pistole in pugno, per sgomberare famiglie con bambini, giornalisti allontanati dalle «operazioni» di sgombero e un’ambulanza che venne fatta attendere dai carabinieri per più di 20 minuti prima che le fosse consentito di soccorrere Francesca.

Ma cosa venne sgomberato quel giorno con così tanta violenza?

È il maggio dell’anno precedente, il 2015, quando lo sportello sociale LaRage occupa gli ex alloggi delle guardie carcerarie di via Bonaccorsa 20, un intero stabile abbandonato ormai da decenni facente parte dello stesso complesso dove è già attiva l’occupazione dell’ex Deposito Carcerario Autogestito e sul quale sorgerà a breve anche la Palestra popolare Riot. Dal comunicato di quel giorno si poteva leggere:

«Oggi sabato 30 Maggio rendiamo pubblica la presenza di un gruppo di famiglie negli appartamenti di Via Bonacorsa n° 20. Lo stabile, di proprietà pubblica, è stato lasciato vuoto e abbandonato al degrado per lunghissimo tempo nonostante i millantati progetti di riqualificazione elaborati dalle ultime amministrazioni. La presenza di appartamenti vuoti, disponibili e inutilizzati, ha richiamato un gruppo di famiglie che nei mesi scorsi hanno vissuto sulla loro pelle l’assenza di risposte dignitose al problema abitativo. Si tratta infatti di famiglie sfrattate, in condizione di morosità incolpevole, che hanno subito l’espulsione dal tessuto produttivo del territorio. Per loro le politiche sociali non prevedono nulla: secondo le leggi regionali, infatti, chi ha reddito 0 non può accedere alle graduatorie dell’Edilizia Residenziale Pubblica gestite dall’ACER. In questo territorio, anche nel caso di lavoratori con 20 anni di attività e contributi versati, la perdita della capacità di lavorare significa esclusione da ogni diritto. Alcuni degli occupanti sono infatti in difficili condizioni di salute o con invalidità dichiarata; molti sono i minori. Piuttosto che politiche di edilizia popolare, che valorizzino il patrimonio immobiliare esistente e rimettano in uso gli appartamenti sfitti, gli amministratori di questo territorio preferiscono le politiche speculative. Chi può permettersi ancora di far circolare denaro viene incluso nei vari progetti di social housing; gli altri, quelli che non possono permettersi neanche l’affitto per la casa popolare, vengono “invitati” ad abbandonare il territorio oppure diventano “utenti” di qualche cooperativa socio-assistenziale. Donne e bambini in comunità rieducative, famiglie disgregate, inserimenti lavorativi sottopagati: un giro appetitoso di appalti e convenzioni con cui le amministrazioni provano a disfarsi del problema. Sappiamo che l’emergenza abitativa è una criticità molto seria nella provincia. La mala gestione della fase successiva al sisma, l’elevata indisponibilità ad affittare da parte dei proprietari, la diminuzione dei fondi per l’assistenza sociale hanno prodotto una situazione che possiamo leggere nei numeri: 2200 sfratti esecutivi solo nel Comune di Modena nel 2014, 6000 appartamenti vuoti in tutta la Provincia. Non c’è alternativa all’occupazione delle case vuote, alla riappropriazione delle cose inutilizzate per soddisfare i bisogni indiscutibili.»

Nei mesi seguenti si susseguono le iniziative di sistemazione e messa in sicurezza dell’occupazione abitativa così come le iniziative pubbliche e di piazza a sostegno del progetto di riqualificazione dal basso e per chiedere conto alle istituzioni cittadine di un’emergenza abitativa sempre più impellente e fatta pesare su parti consistenti della popolazione. Ogni richiesta e ogni proposta di tavolo di trattative veranno però negate con la solita motivazione, con la necessità di “ripristinare la legalità”. Dopo quasi un anno, nel marzo 2016, il progetto raddoppia con l’occupazione della vicinissima Ex Caserma dei carabinieri in piazza Sant’Eufemia. Un enorme edificio anch’esso di proprietà del demanio (la solita Cassa depositi e prestiti) e inutilizzato da decenni. Vi si stabiliscono una sessantina di persone che hanno perso la casa, tra le quali ci sono: famiglie, single, donne, uomini e bambini.

L’11 maggio del 2016 (qua trovate un video di quella giornata, il giorno in cui Modena ha perso la dignità) tutti questi progetti (e anche altri, come riportato dal comunicato di quel giorno) verranno sgomberati con un intervento di polizia tale da sembrare quasi un operazione antiterrorismo su vasta scala:

«Stamattina, 11 maggio verso le sette circa, un’ingente schieramento di forze dell’ordine ha turbato la tranquillità cittadina, sgomberando gli abitanti delle due palazzine occupate di via Bonaccorsa e di San’Eufemia, insieme alle esperienze degli spazi occupati dell’Ex Deposito Carcerario e della Palestra popolare “Riot51”. Un progetto politico, costruito in tanti anni e che ha visto l’impegno dei compagni e delle compagne del collettivo Guernica e di tanti solidali. Un luogo, l’Ex Deposito Carcerario, recuperato all’abbandono, riaperto e organizzato in base a quelle che erano le esigenze di chi il quartiere lo vive quotidianamente. In due anni di “riqualificazione” del quartiere ha visto l’avviarsi e il concretizzarsi di progetti politici quali il Doposcuola popolare per i bambini e le bambine delle occupazioni abitative e non solo, il Mercatino Autogestito, il cinema e tutto ciò che lentamente ha creato un punto aggregativo e sociale molto importante in questa città. […] L’operazione in grande stile di questa mattina ha rappresentato la debolezza delle istituzioni locali. La politica cittadina, soverchiata dalla Prefettura e dalla Questura è il segno indicatore di come alle problematiche sociali la risposta sia sempre incentrata verso la gestione dell’ordine pubblico. Possono avere sgomberato degli spazi fisici, ma non hanno minimamente intaccato la determinazione di chi ha trovato in una comunità organizzata e nelle sue pratiche reali un percorso di riappropriazione e di riconquista della propria dignità.»

I mesi seguenti saranno caratterizzati invece da diversi picchetti antisfratto portati avanti dallo sportello sociale LaRage (la città nel 2017 salirà al primo posto come numero di sfratti pro capite) mentre i nuclei famigliari buttati fuori dall’occupazione si ritroveranno stipati in monolocali del sempre discusso residence di via delle Costellazioni con la promessa di una sistemazione più idonea.  All’interno del residence per mesi continuano le assemblee del comitato degli ex occupanti che richiede più volte l’istituzione di un tavolo di trattativa per l’assegnazione di alloggi a canone concordato visto anche l’altissimo costo di denaro pubblico che prevede la permanenza in una struttura residenziale di quel tipo. A più riprese viene contestato anche lo stato di sporcizia e la situazione di semiabbandono della struttura. Il tavolo con i vertici dei servizi sociali e dell’assessorato alle politiche sociali verrà ottenuto solo nel marzo del 2017, a seguito dell’occupazione degli uffici dell’assessorato e, nella primavera del 2017, verranno quindi ottenute le soluzioni abitative a canone concordato per le famiglie sgomberate ormai un anno prima.

 

Prossimi appuntamenti del processo: il 7 e il 14 dicembre 2021.

 

27 Gennaio 2021

About Author

admin