29 gennaio 2021, Sciopero nazionale SiCobas: “Non siamo tutti sulla stessa barca, una bella giornata di lotta.”
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29 gennaio 2021, Sciopero nazionale SiCobas: “Non siamo tutti sulla stessa barca, una bella giornata di lotta.”

Venerdì 29 gennaio il Sindacato Intercategoriale Cobas aveva indetto uno sciopero generale a livello nazionale.

La giornata sul territorio di Modena è stata caratterizzata da diversi appuntamenti.

Riportiamo di seguito il comunicato complessivo del sindacato:

29 GENNAIO 2021: UNA BELLA GIORNATA DI LOTTA
4 presidi e 2 conferenze stampa la mattina, una intervista nella manifestazione pomeridiana nella piazza principale di Modena sono state le caratteristiche di una giornata di lotta gioiosa, per quanto lunga e sofferta per gli argomenti portati. E’ stata molto buona la partecipazione, considerando che sono stati scelti luoghi dislocati nelle diverse parti della provincia, oltre che per i contenuti, anche per permettere la partecipazione cercando di contemperare il diritto di manifestazione con le limitazioni agli spostamenti determinati dal fare parte di una zona arancione, anche considerando che durante alcuni scioperi i lavoratori erano stati minacciati di essere multati.
Circa il 40% degli oltre mille iscritti sono stati attivi nella giornata di lotta che ha posto in evidenza le seguenti criticità:
a partire dalle 5,00 del mattino a Sassuolo, prima davanti ad Emilceramica e successivamente sotto il comune, per entrare nel merito del problema delle differenze retributive negli impianti ceramici tra dipendenti diretti e delle cooperative, oltre al mancato riconoscimento della malattia, ma anche del sindacato SICobas da parte del mondo ceramico; ci siamo poi spostati sotto il comune, assistendo all’invito del sindaco ad un confronto con il sindacato ed i lavoratori; non nascondiamo che siamo rimasti sorpresi per la maggior disponibilità dimostrata da un sindaco della Lega Nord rispetto al sindaco di Modena del PD, segno che le pregiudiziali antioperaie più dure nella nostra provincia sono portate avanti dal cosiddetto “centrosinistra”;
alle 7,00 eravamo in solidarietà contro il licenziamento politico di un delegato sindacale al Prosciuttificio San Francesco di Castelnuovo Rangone, cui si aggiunge la denuncia dei ritmi devastanti di lavoro nelle aziende del comprensorio;di nuovo alle 7,00 ci occupavamo della sicurezza sul lavoro, la difficoltà aggiuntiva delle lavoratrici donne ed i diritti sindacali disconosciuti con presidio prima davanti a Transmec e poi sotto il comune di Campogalliano, caratterizzato da un intervento sulla piattaforma nazionale.Infine un presidio a Modena sotto TNT-Fedex, in solidarietà ai licenziati di Liegi con uno striscione che richiamava una visuale europea delle lotte contro la ristrutturazione portata avanti dal colosso americano Fedex che ha acquistato TNT e la riflessione sulla sicurezza sul lavoro in relazione dell’esplosione di un impianto del gas in una fabbrica metalmeccanica conclusasi con il ferimento di un lavoratore e varie contusioni a carico di altri;
Al pomeriggio dalle 15 alle 16,45 circa 60 lavoratori, accompagnati da alcuni attivisti del Consiglio Popolare, si sono appropriati del microfono in una piazza gremita di forze dell’ordine di ogni ordine e grado, con defender della polizia e dei carabinieri per fare in modo di impedire la partecipazione dei pochi passanti, più che per scoraggiare il presidio. Per circa un’ora e mezzo si sono alternati al microfono militanti sindacali e lavoratori che hanno spiegato nel dettaglio le ragioni di un sciopero politico gestito soprattutto da immigrati che rivendicano il diritto di esprimere osservazioni di indirizzo sul modo di affrontare la crisi, su chi deve pagarla, sulle garanzie sociali che si rivendicano in merito all’utilizzo delle tasse che pagano ogni mese con scarsi benefici e ritorni.
<<Per quanto riguarda la nostra condizione siamo orgogliosi di prendere la parola, da donne e uomini privi del diritto di voto, su temi da cui ci vorrebbero esclusi; eppure siamo noi a pagare i versamenti in tasse più alti verso lo stato. Affinché si possa capire il concetto, ricordiamo come esempio di versamento record all’erario da parte di chi proviene da altri paesi che è quello del documento più caro di Italia, cioè il permesso di soggiorno che non di rado supera il costo di 200,00 euro, talvolta 250,00: nessuna donna e nessun uomo nati qui pagano cifre paragonabili per i loro documenti, solo che noi non abbiamo scelta e per esistere e lavorare dobbiamo sempre pagare.>>
SICOBAS MODENA
31 Gennaio 2021

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