SICobas in stato di agitazione: Scioperi e presidi contro la repressione. Sabato corteo nazionale a Piacenza
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SICobas in stato di agitazione: Scioperi e presidi contro la repressione. Sabato corteo nazionale a Piacenza

Per tutta la giornata di venerdì i cobas di numerose aziende dei distretti della provincia modenese sono entrati in stato di agitazione dando vita a scioperi e presidi in risposta all’operazione repressiva contro il sicobas di Piacenza scattata a seguito degli scioperi dei giorni scorsi dei lavoratori del magazzino Fedex-TNT. Il sindacato ha lanciato una mobilitazione nazionale a Piacenza nella giornata di sabato, qui di seguito il comunicato del sindacato:

STATO E PADRONI UNITI CONTRO I LAVORATORI
LA REPRESSIONE NON CI FA PAURA
Alle prime luci dell’alba di stamattina la Questura di Piacenza ha dato vita a uno spettacolare blitz nelle case di decine di lavoratori del magazzino Fedex-TNT e dei principali operatori provinciali del SI Cobas, protagonisti degli imponenti scioperi nei mesi di gennaio e febbraio con i quali i lavoratori riuscirono a imporre una battuta d’arresto ai piani di ristrutturazione della multinazionale americana, al suo tentativo di rompere unilateralmente quelle relazioni sindacali che negli anni il SI Cobas era riuscito ad instaurare con la TNT e, nei fatti, avviare una controffensiva tesa a riportare indietro di dieci anni le condizioni dei lavoratori, sottraendo quei diritti e quelle tutele salariali strappate con dure lotte che hanno portato all’abolizione del caporalato semischiavistico che imperversava nella logistica attraverso il sistema delle cooperative.
L’attacco repressivo di stamattina è stato pesantissimo: 5 divieti di dimora nel comune di Piacenza, almeno 6 avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, 21 indagati con possibili misure di sorveglianza speciale, sequestro dei PC, 13.200 euro complessivi di multa per presunta violazione delle misure di contenimento dai contagi (per lo stato gli assembramenti sul posto di lavoro vanno bene, fuori ai cancelli di un magazzino sono un crimine…), e soprattutto 2 compagni, Arafat e Carlo, agli arresti domiciliari.
Quel che sta accadendo in queste ore a Piacenza rappresenta il primo vero biglietto da visita dell’”era-Draghi”: fermi, perquisizioni e arresti domiciliari per chi difende i lavoratori dai soprusi padronali, in continuità con i decreti-sicurezza dei governi precedenti; difesa manu militari verso chi sfrutta, licenzia, affama e utilizza la crisi pandemica come alibi per continuare a moltiplicare i profitti sulla pelle degli operai e della collettività e impunità verso i politici e i manager come i Verdini, i Renzi, gli Angelucci, ecc. che hanno saccheggiato gli erari pubblici e distrutto lo stato sociale!
Un’operazione di polizia di tali dimensioni non può essere il frutto di una dinamica puramente locale, ne solo la conseguenza di uno sciopero che, ci teniamo a ricordarlo, si stava svolgendo in maniera del tutto pacifica fin quando una carica unilaterale del reparto-celere con lacrimogeni sparati ad altezza-uomo contro gli scioperanti non portasse a trasformare una vertenza sindacale in un problema di ordine pubblico.
E’ evidente che ci troviamo di fronte a un tassello di un più ampio attacco repressivo, che vede nei lavoratori di Piacenza il bersaglio privilegiato per via delle importanti iniziative di lotta portate avanti in queste settimane, su tutte la grande manifestazione fuori ai cancelli di Amazon dell’8 marzo.
Lo scopo è quello di colpire la punta più avanzata del movimento che più sta dando filo da torcere ai padroni, e screditare l’unica voce fuori dal coro che si sta levando contro il clima di “unità nazionale” e di pacificazione sociale di cui il governo Draghi è espressione: lo abbiamo visto lo scorso 18 febbraio quando ai lavoratori è stata negata la piazza di Montecitorio per manifestare contro il governo del capitale e dei banchieri; lo stiamo vedendo in queste ore alla Texprint di Prato, laddove è in corso un attacco repressivo violentissimo contro il SI Cobas che è in sciopero contro la barbarie dei turni di lavoro di 14-16 ore al giorno e al maxiprocesso di Modena che vede più di 80 imputati per la vertenza -Alcar Uno.
L’attacco in corso non è solo contro il SI Cobas e i facchini di Piacenza: è un segnale chiaro ai milioni di lavoratori sui quali vogliono scaricare i costi della crisi pandemica!
Ma anche stavolta non ci lasceremo intimidire: risponderemo decisi e compatti a queste montature giudiziarie e a ogni tentativo di infangare e diffamare il nostro movimento.
Per questo facciamo appello a tutti i lavoratori, ai solidali, ai movimenti sociali e alle realtà del sindacalismo di classe e combattivo per costruire una grande manifestazione a Piacenza per il giorno SABATO 13 MARZO ALLE ORE 14,30.
LE LOTTE OPERAIE NON SI PROCESSANO!
ARAFAT E CARLO LIBERI SUBITO!!!
SI COBAS NAZIONALE

Durante le iniziative si è più volte ribadita la solidarietà ai lavoratori della Texprint di Prato che stanno proseguendo lo sciopero da oltre 50 giorni per ottenere contratti regolari di 8 ore per 5 giorni alla settimana resistendo ai numerosi tentativi di sgombero: in particolar modo nella giornata di mercoledì 10 la polizia è intervenuta con la forza provocando diversi feriti fra i lavoratori per consentire il trasporto delle merci, nella stessa era stata resa nota l’interdizione per mafia dell’azienda dagli appalti e bandi pubblici.

Qui il comunicato del cobas di Modena:

SCIOPERO OGGI – DOMANI CORTEO NAZIONALE A PIACENZA
Oggi è aperta un’agitazione nazionale in risposta dei gravissimi attacchi al Sindacato avvenuti ieri a Piacenza e Prato, chiaro messaggio lanciato dal governo Draghi alle lotte sociali del paese.
A Piacenza 2 coordinatori sono stati posti agli arresti domiciliari, 21 indagati, 6 divieti di dimora, 13.200 euro di multe e 6 avvii di procedure per la revoca del permesso di soggiorno. La colpa? Quella di aver scioperato contro il piano di ristrutturazione della multinazionale statunitense Fedex-TNT che prevedeva 300 esuberi nell’hub di Piacenza. Grazie allo sciopero il piano aziendale è stato ritirato e tutti i posti di lavoro sono stati salvati.
Durante lo sciopero il reparto Celere aveva attaccato a freddo, sparando lacrimogeni ad altezza uomo e ferendo in maniera seria diversi operai.
A Prato invece gli operai della stamperia cinese Texprint, in sciopero da mesi con lo slogan 8×5 (8 ore per 5 giorni di lavoro, contro le 12 ore x 7 giorni attuali) sono stati brutalmente caricati a più riprese mentre erano in sit in pacifico davanti ai cancelli. Paradossalmente l’attacco arriva mentre l’azienda viene colpita da un’interdittiva ANTI-MAFIA.
A Modena tutti gli impianti dove è presente il Si Cobas si sono fermati: TNT, GLS, SDA, BRT, Emilceramica, Bellentani, Suincom, Transmec e tanti altri.
Domani è prevista una grande manifestazione nazionale a Piacenza. Partenza da Modena, via Santi 20, alle ore 12:30.
Gli spostamenti per manifestazioni anche tra zone rosse sono autorizzati secondo la Circolare del 6 marzo 2021 N° 15350/117/2/1 Uff.III-Prot.Civ. (Capo III, artt. 8-32) del Ministero dell’Interno.

12 Marzo 2021

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